Massaggio Connettivale, contro il dolore cronico

massaggio connettivale

La nostra esperienza di benessere ritrovato

Premessa al massaggio connettivale con un episodio significativo:

Ora di punta. Otto di mattina. In coda al traffico. S’intende, al traffico di cui anche io sono responsabile e parte integrante.

Si avanza nell’ingorgo strappando preziosi centimetri; chi già al telefono, chi ascoltando della musica, chi apostrofando a colpi di clacson: una maledizione scagliata senza remore. Nella distrazione mista a insofferenza si sfidano i semafori, muti e inclementi ciclopici… e si prova a passare il limite dell’arancione.

Mi guardo attorno, chiuso nell’abitacolo. Fretta, isteria, una rabbia informe e un’urgenza di manovre che preoccupa e insieme fa sorridere. Dove andiamo tanto di corsa? O meglio, dove ci stiamo spedendo, dietro a un parabrezza?

Allora, mi tornano in mente le parole dello scrittore Mauro Corona, consegnateci in una recente intervista: non è che l’uomo non possa essere felice; le occasioni per esserlo gli capitano tutti i giorni. Semplicemente, non è capace. Il sorriso dovrebbe nascere spontaneo la mattina, quando apriamo gli occhi e palpandoci scopriamo di non avere malanni. Siamo vivi, qui, ora. Un corpo da usare e due euro in tasca per un caffé. Cosa si può volere di più? E invece niente. Siamo sempre lamentosi.

Ed è allora che…

Manco farlo apposta – colto alla sprovvista nel bel mezzo delle mie considerazioni – vengo “premurosamente incoraggiato” a pigiare sull’acceleratore. Mi riscuoto, ingrano la marcia. L’auto esita a partire. Finalmente mi muovo. Un motociclo, però, già mi taglia la strada. Per scansarlo sterzo bruscamente. Evito così ogni conseguenza spiacevole, sia per lui che per il sottoscritto. Tuttavia… tac: un leggero pizzicore fra collo e spalla, quello che nei giorni successivi già lo so, si trasformerà in una sorta di stato tensivo, una spiacevole rigidità. Trattasi di un doloretto cronico che mi porto dietro da anni e che ogni tanto, se maldestramente trascuro certe accortezze, si ripresenta con insistenza a reclamare importanza.

Massaggio connettivale

Ora, comunque sia, non vi annoierò oltre con la cronaca di una mattina “d’ordinaria follia”; ma di fatto, perdonerete l’attacco del pezzo, il preambolo era fondamentale per introdurre il tema di oggi. Se non fosse stato per quell’ennesimo riacuirsi di uno stato di infiammazione, infatti, non avrei mai calcolato una seduta di massaggio connettivale. In sostanza, una metodologia terapeutica particolarmente valida mediante la quale lo specialista applica una pressione profonda su muscoli e tessuto connettivo, al fine di lenire i dolori cronici, le contratture e rigidità di sorta, specie su collo, schiena e gambe.

Sta di fatto che nel mio caso – il massaggio connettivale – si è rivelato un prezioso alleato.

La seduta

Preso appuntamento presso un centro dedicato ed avendo premura di arrivare con qualche minuto d’anticipo al fine di meglio illustrare la mia situazione, sono quindi stato fatto accomodare, e in poco tempo tramite una stimolazione diretta e profonda, il terapeuta è riuscito a lenire il disagio della contrattura.

A margine della seduta, poi, ho potuto soffermi brevemente con il personale ed incuriosito dalla metodica ne ho approfittato per chiedere qualche ulteriore informazione. Mi interessavano le indicazioni terapeutiche generali e così lo specialista mi ha spiegato che i benefici della terapia spaziano dagli stati di dolore cronico, lui citava quello lombare e quello sciatico per poi soffermarsi sui casi di “gomito del tennista” ed i traumi alle ginocchia, sulle situazioni reumatiche o post-traumatiche (colpo di frusta), senza trascurare gli stati di mobilità limitata delle articolazioni dovuta a osteartosi (previa consultazione con il medico di fiducia).

Benefici a 360 gradi

Domandavo poi se il massaggio connettivale può essere indicato anche agli sportivi, magari per sciogliere i muscoli dopo intensi allenamenti. Lui annuiva. Tuttavia, puntualizzava, esiste un massaggio specifico denominato sportivo, di fatto ancor più puntuale. Ad ogni modo, la metodica connettivale – concludeva – trova applicazione anche in campo riabilitativo.

A quel punto, prima di congedarmi definitivamente, sceglievo di torgliermi un ultimo dubbio. Ogni tipologia di paziente può trarre beneficio dal massaggio o devono essere adottate determinate precauzioni?

Precauzioni

Lo specialista mi spiegava che è buona norma che il paziente eviti di sottoporsi al massaggio connettivale qualora rechi ernie o fratture o presenti infiammazioni o ferite sul derma, dacché chiaramente la frizione e l’uso di olii non farebbero che provocare ulteriori disagi in sede. Parimenti, il massaggio non è indicato per tutti in casi di osteoporosi e dev’essere ritardato, procrastinato – salvo diverso parere medico –, rispetto all’immediato post-operatorio o post chemio (radio-) terapia. Da non dimenticare poi le persone affette da patologie cardiache. Il trattamento, ci tiene a precisare, potrebbe andare a smuovere piccoli trombi. Per non sbagliare, conclude, è sempre meglio richiedere un parere al proprio medico.

Costi

Una stretta di mano e sono fuori. Il costo del trattamento è stato di 50 euro per quasi un’ora di massaggio. Siamo nella media visto e considerato che – leggevo prima di risolvermi a sostenere la seduta – i prezzi in media si aggirano fra i 40 ed i 70.

Ultime considerazioni

Decisamente sollevato sebbene ancora la regione massaggiata manifesti un piacevole tepore, sinonimo della circolazione sanguigna attivata e favorita, mi incammino verso casa. Proprio così, mi incammino. La macchina è a casa.

No, il dolore cronico al collo c’entra poco stavolta. Piuttosto, ci lamentiamo sempre che della macchina non possiamo fare a meno e che “se solo potessimo” ci sposteremmo a piedi. Un ragionamento di cui ho scoperto la fallacia sulla mia pelle, dal momento che fino a qualche anno fa mi ritrovavo a scomodare la macchina pure – e soprattutto – nei week end.

Non saprei, ma credo che se davvero vogliamo fare un passo in avanti – è il proprio il caso di dirlo – dovremmo riprendere confidenza con le gambe, oggetto quasi sconosciuto al di là dello sport e più che mai considerato un mezzo di trasporto sotto-sviluppato. Altro che retorico precetto moralista o salutista, camminare oggi sta diventando sempre più una necessità in chiave di sostenibilità. In proposito vi consiglio un breve ma profondo libricino: Il mondo a piedi, dell’antropologo David Le Breton, intervistato in merito anche su Vanity Fair. O, sempre in chiave di auto-propulsione, l’asciutto e pungente Elogio della bicicletta, di Ivan Illich.

Uno spunto inaspettato?

Svolto l’angolo. Taglio per i campi. L’ultimo sole indora i filari delle vigne. Gli ulivi ondeggiano. Fruscii nell’erba. Mi immergo nel paesaggio, mi lascio indietro gli incroci strombazzanti.

Camminare vuol dire riprendere il controllo del proprio corpo, del proprio tempo, della propria personale modalità di avanzare. E soprattutto, considero, evitare che nel nome della “sete di strade”, anche questi posti un domani non rechino solamente l’impronta del cemento, dell’asfalto ed il miasma dei tubi di scappamento.

Sarà… ma questo massaggio connettivale deve proprio avermi ossigenato il cervello, perché mi chiedo: possibile che questi piccoli piaceri, così accessibili su due gambe e insieme così salutari, mi fossero sfuggiti sino ad oggi?

 

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