Pioggia, benefici per lo spirito e per la mente

pioggia

La pioggia è un’esperienza unica: dimenticate l’ombrello, preoccupatevi di bagnarvi.

Osserva come un uomo si comporta in una giornata di pioggia, e molto potrai dire della sua tempra. 

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.

(La pioggia nel pineto)

Osserva la lunghezza dei suoi passi, l’ampiezza della falcata. Indugia sui suoi gesti. Ha con sé l’ombrello? Si affretta, zigzagando rasente ai cornicioni?

E poi, cerca di cogliere dove quelli volge lo sguardo: la sua attenzione è tutta per le pozzanghere, peraltro maldestramente schivate? Tiene gli occhi affondati sui piedi, viaggia rasoterra, fra schizzi e rimbalzi? E le sue labbra, come sono? Immagina, sforzati di coglierne la foggia: trovano riposo in un tacito, quieto sorriso, o piuttosto sono intente a maledire il temporale, le raffiche diagonali che nonostante l’impegno fanno naufragare ogni tentativo di restare all’asciutto?

In una giornata di temporale, osserva anche le assenze. Osserva lo spazio lasciato da chi ha scelto di non venire. Ascolta il rombo dei motori sotto i cui tetti e dietro i cui vetri appannati altri sono corsi ai ripari, disertando le solite strade…

La filosofia della pioggiapioggia

La pioggia, questo il pensiero comune: mette fretta. E per di più, di cattivo umore.

Ebbene, forse ci sfugge – citando John Ruskin – che “non esiste cattivo tempo, solo diversi tipi di bel tempo”.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
[…] piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

(La pioggia nel pineto)

In altre parole, l’unica nuvola plumbea è negli occhi di chi guarda, di chi non riesce a cogliere l’opportunità o la bellezza quando magari è un pochino meno bella; una condizione tipica dell’occhio distratto, che non ha più il tempo (e forse le competenze) per soffermarsi, per perdere un attimo (e guadagnare tempo).

Questo direbbe un saggio orientale. Questo direbbe un vero passeggiatore della pioggia, l’uomo che osa dimenticare l’ombrello, che non affretta il passo sotto le stille, colui il quale sa che accettando di bagnarsi non per questo si bagnerà di più degli altri. Quell’uomo che esce nonostante l’acquazzone e che in una giornata di pioggia trova molto buffi i discorsi di quanti inveiscono contro l’inevitabile o che ride e annuisce parimenti nel rammentare l’acuta, profondissima massima di Susan Ertz:

Sono milioni quelli che desiderano l’immortalità,

e poi non sanno che fare la domenica pomeriggio se piove.

Pioggia e modernità

Naturalmente, non sorprende se ai maestri orientali riesce facile ciò che per l’occidentale medio ormai risulta impossibile, e cioè attraversare il temporale senza farsi prendere dal panico.

Noi “moderni”, epigoni di una civiltà “matura”, giudichiamo impraticabile e impensabile camminare mani nelle tasche sotto alla pioggia. Dalle nostre parti, in una tradizionale giornata lavorativa, farlo sarebbe pura follia. Al sol pensiero di trascorrere otto ore di lavoro zuppi, chiunque prima di uscire piglia mantella e ombrello. Ma che cosa ricaviamo da tutto ciò? Tutto sommato assistiamo alle comiche di una società fragile, imbrigliata per troppo tempo là dove non vorrebbe essere, che non sa più andare d’accordo con i fenomeni naturali, e che non ci riesce perché si è complicata la vita a tal punto da non saper più distinguere fra urgenza e necessità… perché ha più paura – rispetto a un tempo – di quanto abbatte ogni muro di difesa, restituendola senza dissimulazioni a sé stessa.

L’ombrellopioggia

L’ombrello: oggetto buffissimo. Nell’iconografia giapponese ombra gentile, scudo al sole. Nell’immaginario moderno, oggetto di difesa personale contro la pioggia. Da fragile e meraviglioso complemento per donne di nobile famiglia, a grossolano utensile, imprescindibile strumento, bene passabile di furti spietati se incautamente incustodito sulla soglia grondante di un negozio in città, talismano per anonime giornate uggiose, amuleto per tenere a bada l’incontrollabile.

L’ombrello, oggi, anche se non lo diremmo o non osiamo ammetterlo, nasconde la realtà. Ci nasconde alla realtà. L’ombrello ripara dalla pioggia che inclemente e incurante scioglie il trucco e appiattisce persino la chioma del re, del divo, riservandogli il medesimo trattamento del miserabile. La pioggia lava via le finzioni e le apparenze, l’importanza fasulla, restituisce ruga per ruga, il peso degli anni. La pioggia è la voce della verità e perciò tanto temuta, perciò vissuta come un attentato alla routine, al corso delle cose.

Smascherati dalla pioggia

Non è la pioggia che rallenta la vita, siamo noi che ingolfiamo il nostro motore in una frenesia inconcludente, che creiamo lunghe code strombazzanti pur di non lasciarci tastare dalle gocce.

Vogliamo sole, giornate in cui il traffico e i pensieri fluiscano in velocità, senza intoppi. Vogliamo capelli in ordine. Volti cerati. Maschere. Rassicurazioni.

Peccato che la pioggia invece odi le maschere. La pioggia: smaschera.

E allora, siccome non è mai troppo tardi: impariamo ad osservare ed osservarci in un giorno di temporale. Sapremo su gli altri e su noi stessi molto di più di quanto rivelato, detto e pontificato altrimenti.

Yamamoto Tsunetomo (noto samurai), nel suo Hagakure, aforismatico libricino pubblicato nel 1716, aveva ben compreso non soltanto l’inutilità del fuggire dalla pioggia, ma addirittura la pericolosità, la deriva morale che il gesto sottilmente rivela o cui indirettamente conduce. Fuggi? Ti bagnerai in ogni caso. Tradotto: sii consapevole della caducità e accettala… altrimenti rischierai di sottrarti ai “veri” doveri pur di conservare l’aura di nobiltà che non possiedi e che comunque alla prima stilla si disferà come carta.

“Un acquazzone impartisce i suoi insegnamenti. Se la pioggia vi sorprende a metà strada, e camminate più in fretta per trovare un riparo, nel passare sotto alle grondaie o nei punti scoperti vi bagnerete ugualmente. Se invece ammettete sin dall’inizio la possibilità di bagnarvi, non vi darete pena, pur bagnandovi lo stesso. La stessa disposizione d’animo, per analogia, vale in altre occasioni.” (Hagakure, Yamamoto Tsunetomo)

I benefici della pioggiapioggia

Con ogni evidenza, specie oggigiorno, i benefici della pioggia purtroppo non sono più chimici. In breve, alla luce dei livelli di inquinamento atmosferico raggiunti, crogiolarsi sotto l’acqua potrebbe non pagare per la vostra pelle. Tutto il veleno che sale, poi ritorna.

Senz’altro, però, i benefici emotivi restano. Il temporale serba ancora un grande potere catartico. Ed un popolo che non sa o non può (a causa degli inquinanti, dell’acidità) sostare sotto alla pioggia, è un popolo di ruggine.

Accettiamoci, bagniamoci, riveliamoci. Sosteniamo lo sguardo della realtà e non guardiamo solo quel che ci fa comodo vedere.

Laviamo via obblighi assurdi e condotte insipienti. Miglioriamoci. Poi, altresì la pelle (ne siam sicuri) potrà trarne grandi benefici.

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