Chakra: l’equilibrio del sé in 7 cerchi

chakra

Nuovi occhi con cui guardare, nuove prospettive a cui dedicarsi

Affascinante come il numero 7 compaia in culture tanto lontane fra loro e sempre con un grande potere ad esso relato. Potremmo quasi definirlo una costante nella storia dell’uomo. Che dire dunque dell’antonomastico 7 della cultura Orientale, quello dei chakra? Per rispondere ci spingeremo sino in Asia, penetrando una fra le più ricche culture di tutta l’umanità.

Per noi Occidentali può risultare difficile recepire quel che l’India ha da comunicarci in materia spirituale; questione di prospettive differenti e soprattutto di slanci differenti verso la realtà.

Ebbene, noi di beautyportale scegliamo di introdurci alla filosofia indiana partendo da quello che è forse uno dei suoi più noti aspetti. Il chakra, o meglio, i chakra; le sette porte che secondo la tradizione equivalgono a veri e propri centri energetici in cui scorre quel che dà sostanza e presenza al corpo.

I 7 chakrachakra

Chakra è una parola in lingua sanscrita (चक्र) che rimanda al concetto di “ruota”. Meglio ancora, di “cerchio”. In altri termini, un simbolo che riguarda da vicino il rapporto con il fluire e che pertanto implica la ciclicità. Chakra è dunque il flusso energetico che pervade il nostro corpo. Sicché, per spiegarlo ad un occidentale, dovremmo descrivere il chakra come una sorta di impalpabile e fantasmatico sistema circolatorio-linfatico.

Nutre e sostiene ogni essere vivente. Consente di esprimere facoltà, talenti, predisposizioni. In altri termini, infonde la forza emotiva, la voglia di vivere. In una parola, promuove l’equilibrio suddiviso in 7 livelli o portali, ciascuno collocato lungo l’asse della colonna vertebrale. I chakra più bassi sono connessi alla terra e pertanto posti in relazione con gli elementi più concreti e pratici del quotidiano. Quelli posti più in alto, giocoforza, relati alla mente e dunque agli aspetti spirituali dell’individuo, al legame con il divino.

Mantenere l’equilibriochakra

Cosa significa avere i chakra in equilibrio? In una parola, far sì che l’intera catena energetica non abbia sbilanciamenti. Se infatti questo dovesse accadere il soggetto sarebbe meno sereno, più contratto, meno vitale, collerico o all’opposto insicuro, violento o remissivo.

I chakra – attingendo alla simbologia del fiore di Loto – sono pertinenza non già del corpo fisico ma del “corpo di vajra” (vajrakõya). E se non siete a totale digiuno in quest’ambito, probabilmente avrete già sentito l’espressione “aprire”, “schiudere” o “sprigionarne” uno.

Molto banalmente espandere un chakra allude alla possibilità di risvegliare un certo centro assopito, sia tramite il colore ad esso associato, oppure determinate vibrazioni sonore o ancora attraverso yoga e meditazione. Imparando a dominare i nostri impulsi ci impratichiamo nella regolazione dell’energia e del chakra.

Chiudiamo dunque la nostra carrellata sul chakra trattando uno per uno i 7 centri energetici.

(Root) Chakra della radice: Muladharachakra

Votato alla sopravvivenza materiale del corpo, il chakra in esame si situa alla base della colonna vertebrale. I colori che lo descrivono sono invece notoriamente il nero e il rosso. A questo centro energetico corrisponde la regione inferiore del corpo, dai piedi al bacino. Muladhara è dunque relato a vescica, apparato genitale e intestino crasso; così come all’apparato osseo, muscolare e al sistema nervoso autonomo. Risulta associato alla Terra, e poiché radice è sinonimo di stabilità, Muladhara è in relazione con la determinazione, la sicurezza di sé e l’autostima.

Se in eccesso porta alla ricerca ossessiva del prestigio personale con conseguente temperamento aggressivo, geloso e violento, facile alla collera; se in difetto, conduce alla debolezza, all’atteggiamento rinunciatario, ansioso e insicuro. Per riequilibrare il primo chakra, si ricorre alla cromoterapia, allo yoga ed ai massaggi ayurvedici. In linea generale, il modo migliore è quello di coltivare la passione per la lettura e per la ricerca. 

(Navel) Chakra sacrale: Svadhishtanachakra

Associato all’acqua ed espressione del gusto, il secondo chakra è altresì rivelato dal colore arancione. Esso esprime l’energia del desiderio, del piacere e perciò della sessualità. Idealmente posto al di sopra del pube, viene giocoforza associato agli organi riproduttivi ed al sistema immunitario. Svadhishtana sovrintende all’alchimia relazionale del dare e dell’avere, dello scambio, dell’unione e dell’empatia con l’altro da sé.

Un suo funzionamento disarmonico conduce all’incapacità di interagire con sicurezza e rilassatezza nell’intimità; gestire una relazione amicale o amorosa sincera diventa complicato. Concediamoci allora la possibilità di sbagliare, ma non rinunciamo mai alla serena possibilità di donarci per paura di essere feriti.

(Solar plexus) Chakra solare: Manipurachakra

Giallo è il colore del terzo cerchio di energia, espressione del potere, della volontà e dell’affermazione. È collocato all’altezza del plesso solare, ovvero fra ombelico e sterno. Ad esso la filosofia asiatica associa fegato, pancreas, stomaco, milza e intestino tenue, così come unghie e denti.

Se sbilanciato in positivo accresce la sete di potere, rende il soggetto eccessivamente critico e più in generale prepotente, incurante, autoritario. Qualora invece la fiamma di Manipura sia debole, il soggetto si dimostrerà incapace di superare gli ostacoli, dimostrandosi esageratamente timoroso e in generale tendente alla depressione.

Per riequilibrare il terzo chakra, esercitatevi al silenzio. Coltivate l’umiltà, unica rampa verso la grandezza.

(Heart) Chakra del cuore: Anahatachakra

Il quarto chakra riposa e fluisce sulle lunghezze d’onda del rosa e del verde, collocandosi virtualmente all’altezza dello sterno. Anahata è il tatto ed è cuore, polmoni, mani. Anahata è perciò la ruota dell’amore, della compassione verso ogni creatura. È pazienza e l’arte del saper cogliere i frutti al momento giusto. Non solo. Il quarto chakra è l’energia che porta a contemplare la bellezza e al pari la rilancia. 

Stiamo parlando di un chakra fondamentale ovviamente, in primis dacché – posto al crocevia – pone in contatto i chakra inferiori con quelli superiori.

Il modo migliore per riequilibrare Anahata consiste nell’allenarsi al lasciar andare, senza a tutti i costi voler trattenere. Impariamo che senza notte non ci sarebbe giorno. Nasciamo senza portare niente, moriamo senza portare nulla. Nel mezzo, avrebbe poco senso battersi per un mero accumulo.

Pensate che India esiste ancora una preziosa istituzione, quella dei Sannyasin. All’età della pensione, quindi grossomodo raggiunti i 60 anni, anziché riposare sulla gloria effimera di una vita trascorsa a farsi “un nome”, affastellando beni materiali, questi uomini rinunciano ai loro averi ed al loro nome. Prendono i voti, trattengono niente più che un mantello e un bastone, ed iniziano la loro vita mendicante e randagia, dormendo negli ashram. Non possono chiedere cibo più di tre volte in un giorno; se non ne ricevono, non mangeranno. Un’eventualità difficile perché in verità i Sannyasin, questi asceti, sono venerati e la gente fa a gara per portare loro del cibo.

(Throat) Chakra della gola: Vishuddachakra

Azzurro e situato all’altezza della gola, i suoi organi corrispondenti spaziano dal naso, alle corde vocali, alle orecchie… e non a caso il senso che vi corrisponde è l’udito. Questo è vishudda, quinto chakra, quello della creatività e insieme della comunicazione, della sincerità

Chi ha questo chakra in equilibrio dimostra pertanto una tempra serena, disposta al compromesso. Il suo tono di voce è pacato, la sua mente lucida e insieme i suoi modi dolci, affatto frenetici. Il segreto dell’armonia è molto semplice: ascoltare senza per forza giudicare.

(Third eye) Chakra del terzo occhio: Ajnachakra

Il famoso terzo occhio che costella la fronte dello yogi per eccellenza, e cioè Shiva, allude propriamente al sesto senso, Ajna. I suoi colori sono l’indaco e il viola, ed ovviamente questo centro energetico si colloca fra le sopracciglia. Ajna è relato al vedere, ma non nel senso di guardare esteriormente quanto dell’osservare con la mente. Con il sesto chakra introcuiamo dunque la sfera dell’intuizione e dell’immaginazione, ma anche della lucidità, della chiarezza, della sintonizzazione dell’individuo con la propria spiritualità e perciò il Sé superiore.

Con Ajna “aperto” il conoscente supera l’attaccamento, diventa pienamente padrone di sé e non teme le affezioni contingenti della carne. Il modo migliore di sviluppare questo chakra è quello della pratica meditativa. L’arte del guardare senza osservare, e del rispettare anche quel che non si capisce pienamente. 

(Crown) Chakra della corona: Sahasrarachakra

E chiudiamo con il chakra della corona, loto dai mille petali bianchi, da cui peraltro il nome “sahasrara”: moltiplicato per mille. Simbolo di massima consapevolezza e posizionato sul vertice del cranio, è simbolo della perfezione raggiunta e del pieno contatto il divino. Un chakra che corrisponde peraltro alla ghiandola pineale, regolatrice dei bioritmi e in ultima analisi elevazione vibrante del cervello verso una comprensione vasta e senza confini. Non sorprenderà forse che questo ultimo “portale” sia nei fatti rappresentato alla stessa maniera di un’aureola, cerchio che in Occidente – come sappiamo – è pertinenza del capo su cui è disceso lo spirito santo.  

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