Chirurgia genitale Maschile

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Simbologia e luoghi del pensiero

La chirurgia plastica genitale è un panorama che – a dispetto di ogni semplicistica affermazione -, coinvolge l’individuo a 360 gradi, mente e corpo.

Si tratta di uno spettro di interventi in cui primeggia l’assenza di un’utilità meccanica, questo è vero, ma non possiamo nemmeno pretendere di riassumerne i tratti in questo, ovvero rinunciare a metterne a fuoco la realtà, spacciandone magari le trame per “una semplice questione di moda” o “di capriccio narcisistico”.

Sebbene sia probabilmente vero che la stragrande maggioranza degli interventi disponibili vengano dettati da motivi affatto funzionali – e infatti è anzitutto la psiche del soggetto ad essere scomodata, ed il bisogno di accettazione a fungere da leva – è vero anche che vi sono interventi imprescindibili per poter attingere anche solo ad una vita sessuale “nella norma”. Pensiamo, ad esempio, alla corporoplastica di raddrizzamento o alla circoncisione.

Il pezzo in esame si propone dunque sia di agevolare una riflessione sui luoghi del pensiero che sovrintendono alla chirurgia intima, sia di proporre una lista coi principali interventi consultabili separatamente.

Genitale MASCHILE, un archetipo al tramonto?

In principio era il fallo, questa la sentenza pronunciata dalle culture androcentriche, ossia dalle società che orbitano attorno alla cosmogonia (dunque al complesso di miti d’origine) figlia dell’organo sessuale maschile. Una fra le affermazioni più radicate nel mondo, specie nella cultura occidentale, e parimenti mai tanto incauta, rivelatrice.

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Priapo

Per quanto infatti il fallo sia oggetto di tabù, nonché simbolo di fertilità da millenni, ormai la scienza ne sbugiarda l’impostura, ne conferma l’assenza all’atto fondativo del cosmo, perciò palesa il mancato potere deflagrante dell’orgasmo maschile alle origini della civiltà umana. Una ricerca dell’Università di Stanford, ovvero uno studio di genetica applicata alla paleontologia, testimonia che, analizzando i due principali marcatori della sessualità, cioè il cromosoma Y (uomo) e il DNA mitocondriale (donna), quest’ultimo sarebbe la vera pietra angolare dell’ominazione. In altri termini, il marcatore più antico, impostosi oltre 140 mila anni fa, è quello della donna. Più recente, l’omonimo maschile. Se vogliamo, in ritardo di oltre 80 mila anni!

Senza dubbio, i cromosomi sessuali maschili e femminili si sono evoluti in tempi differenti. E la donna, contrariamente a quanto espresso nelle narrazioni quotidiane – senza scomodare i racconti biblici -, è antecedente alla costola da cui originerebbe. L’ennesimo scacco per un mondo maschile che dapprima ha eretto (termine certo non privo di sfumature autocelebrative) la propria superiorità, e poi gradualmente si è visto fatalmente sbattuto a cospetto dei propri complessi d’inferiorità da una donna che non aveva affatto bisogno di essere protetta, dacché da sempre – a dispetto della costituzione, questo è innegabile – avvezza a sopravvivere ai più lancinanti dolori (si pensi al parto) o lottare contro gli abusi.

Crisi e fantasma d’erezione

genitaleMai come in questi tempi il maschile si trova in crisi. In preda al panico. La donna, dopo secoli di marginalizzazione, emerge. Conquista i terreni da cui a lungo e ingiustamente è stata emarginata. Il materialismo marxista direbbe: la realtà storica femminile si compie. Il freudo-marxismo: le strette maglie del pensiero borghese si lacerano, il sesso si libera dalle costruzioni ideologico-capitalistiche. Molto più semplicemente, i tempi dell’esorcismo della piccolezza incarnati nell’ossessione per gli slanci verticali, gli stessi che hanno popolato tanto insistentemente l’immaginario antropomorfo sin dalle proprie origini, conosce la sua fine, volge al termine.

Il fantasma dell’ultima erezione pare dissolversi persino là dove si credeva avrebbe resistito meglio agli assalti del tempo, “aere perennius” ai crolli della statuaria; insomma laddove quest’erezione si era fatta astratta al punto che niente – si credeva – potesse tirarla giù: i grafici economici di crescita. E invece anche lì, dopo aver smentito Freud o quantomeno averne relativizzato le pretese di universalità escatologica quanto all’invidia femminile del pene, il terrore impronunciabile per l’impotenza è diventato un fatto concreto.

Il peso dei centimetri

L’uomo è rimasto solo coi suoi centimetri. Gli stessi che se nella Roma antica di certo potevano agevolargli la carriera militare, oggi semmai rimangono consolanti solo fra compagni di spogliatoio.

Al monolite oggi subentrano le gare fra grattacieli, ma l’inconscio collettivo fallocratico pare rimasto alla sua pietra, alla sua fantasia primordiale, all’archetipo iniziatico del patriarcato.

Tolto il fallo, all’uomo cosa resta?

Come spiegare altrimenti il recente boom di interventi di falloplastica o i numeri restituiti dai principali motori di ricerca attraverso le locuzioni come “tecniche di allungamento pene” “o esercizi di ingrossamento fallo”? le stesse che, spulciando in rete, sbugiardano da sole qualcosa di più una semplice questione estetica?

Alla radice di una efficace strategia di business si radica un immaginario che embrica l’appeal sessuale e l’abilità erotica attraverso il dominio della lunghezza.

L’età media del soggetto che intraprende un intervento di allungamento o di ingrossamento del pene, infatti, varia dai 25 ai 40 anni, con un aumento sostanziale degli interessati a “metà” del cammino, ossia raggiunti i cinquanta.

In media, si ottiene un incremento in lunghezza pari a 2-4 centimetri, ma il legamento sospensore vanta un ruolo decisivo in termini di consistenza: perciò molto dipende anche dalla predisposizione del soggetto, e non solo dall’abilità o dalle prospettive chirurgiche.

Quanto ad ingrossamento, si parla di circa un 30-35% di implemento diametrale.

Interventi disponibili

Naturalmente, non tutti gli interventi che coinvolgono la regione si possono dire imperniati sulla volontà ossessiva di guadagnare “virilità”.

Molto più semplicemente esistono condizioni che possono pregiudicare ed ostacolare la vita sessuale del soggetto maschile. Incurvamenti, fimosi, epispadia ed ipospadia. Ai fini di un ritrovato benessere, siamo perciò a rimandare ai singoli pezzi per accedere alle informazioni specifiche.

 

 

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