Protesi mammarie interne: storia e marchi

protesi mammarie interne

A quando risalgono le protesi mammarie e quali sono le più vendute?

Tutti ne parlano, molti le contestano, altri le adorano. Ma quanto ne sappiamo realmente di protesi mammarie interne?

Cenni storici

Il primo tentativo di creare una protesi interna è da attribuirsi al chirurgo Vincenz Czerny. Nel 1865 circa, egli utilizzò il grasso proveniente da un tumore benigno per ricostruire il seno della stessa paziente. In seguito vennero sperimentati diversi materiali a questo scopo: paraffina (con risultati disastrosi), globi di vetro, avorio, e persino iniezioni di silicone libero che provocarono nelle pazienti gravissime complicanze.

Si deve attendere circa un secolo per sviluppare le protesi mammarie interne (approssimativamente) come le intendiamo oggi: un involucro di silicone con un contenuto in silicone più o meno denso. Nel 1961 vennero sperimentati a Houston i primi impianti in silicone pre-riempiti dai chirurghi Cronin e Gerow. È degli anni ‘70 invece il primo tentativo di utilizzare il poliuretano come rivestimento, ma ancora con esiti negativi.

All’inizio degli anni ‘90 scoppiano le contestazioni sulla sicurezza degli impianti protesici; la FDA statunitense vieta l’utilizzo delle protesi in silicone finché non vengano effettuati degli studi sufficientemente approfonditi. Si stimola così la ricerca nel settore e lo sviluppo di nuovi materiali: nel 1994 vengono prodotte le prime protesi anatomiche in gel coesivo. Nel 1999, all’alba del nuovo Millennio, la FDA dichiara che non esiste alcuna correlazione tra protesi mammarie interne e cancro al seno o malattie autoimmuni.

protesi mammarie interne
Fig.1

Aziende produttrici

Le case produttrici di protesi mammarie interne sono aumentate esponenzialmente con l’aumentare della richiesta. Sembra superfluo notare che a protesi troppo economiche potrebbe corrispondere una scarsa qualità ed è pertanto meglio informarsi bene prima di prendere una decisione. Anche la garanzia è un aspetto da non trascurare ed esistono in commercio dei modelli garantiti a vita.

L’interesse nei confronti dei marchi è salito anche in seguito allo scandalo che ha colpito la PIP (Poly Implant Prothese), azienda che utilizzava il silicone industriale al posto di quello medico. Gli impianti sono stati ritirati nel 2010 ma in Italia ne erano già stati venduti più di 4000 (più di 300.000 nel mondo).

Gli impianti più diffusi in Italia

In Italia la protesi deve necessariamente essere marchiata CE mentre in America è necessaria l’approvazione dell’FDA.

  • Allergan: azienda americana che detiene una buona fetta del mercato italiano. I suoi prodotti comprendono anche Botox® e Juvederm®.
  • Mentor: anch’essa americana (sussidiaria della Johnson&Johnson), rappresenta uno dei marchi più venduti. I suoi prodotti sono realizzati con un rivestimento di silicone e contengono il cosiddetto Memory Gel, un gel di silicone disponibile in due varianti di coesività.
  • Polytech: casa produttrice tedesca che crea i propri impianti rigorosamente a mano. Realizza svariati modelli di protesi in gel medico di silicone altamente coesivo, tra cui un modello con rivestimento in silicone e poliuretano. Questo materiale, vietato in America, pare essere ormai stato assolto dall’accusa di provocare il cancro e presenta un’incidenza di contrattura capsulare assai inferiore degli altri.
  • Eurosilicone: azienda francese che propone una grande variante di protesi mammarie. Sono indubbiamente le meno care tra quelle finora citate e sono diffuse in tutta Europa, ma non hanno l’approvazione dell’FDA. Producono protesi rotonde e anatomiche, di superficie liscia o testurizzata, in gel tradizionale, coesivo o ad alta coesività.
  • Silimed: impianti mammari costituiti da un unico rivestimento esterno in silicone e contenenti gel di silicone medico. La superficie può essere scelta tra liscia, testurizzata o rivestita in poliuretano.

Immagini:

Fig.1: https://youtu.be/tyAyzA71YD8 (18:01)

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