App in spiaggia e abbronzatura da smartphone

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… come e perché l’hi-tech in spiaggia (non) vi salverà la vita

Smarphone nella tasca destra, infarcito di debite app. Ciabatte, sacco-mare e occhiali da sole: mi precipito fuori. E’ una splendida giornata, il Mediterraneo è una linea cobalto che sagoma l’orizzonte. Pungola e occhieggia fra le chiome della macchia al limitare del lido.

Lui, il sole e lo smartphone

Sopra la mia testa lo scroscio delle cicale. Una brezza gentile spettina e insieme diffonde il profumo di salmastro. Respiro a pieni polmoni. Sono in ferie!

Mi incammino verso la spiaggia, disertando volontariamente il trenino express ed i suoi vangoncini straripanti di mamme e papà che – proprio come me, evidentemente al loro primo giorno – spuntano coi loro figli al di sotto di canotti e materassini. Strane sagome tatuate di crema solare.

Già la lozione solare. Me ne sono ricordato? Frugo nel borsone. Eccola.

Abbronzatura in tutta sicurezza, oggi. Ovvero, tintarella bronzea senza paure grazie al connubio di crema e (sfilo lo smartphone dalla tasca) app.

Questione di App…

Ora, cosa c’entra la app e cosa c’entra lo smartphone, vi chiederete. Domanda che pure io inizialmente mi ero posto, e parimenti quesito trascurabile, dacché a ragione dovremmo chiederci semmai dove non c’entrino le app e gli smartphone…

In realtà, vi confido, oggi ho deciso di provare la nuova app di Lancaster. “Sun Timer”, si chiama. Nella sostanza, un conto alla rovescia che mi dirà quanto stare al sole onde evitare spiacevoli scottature. Okay, d’accordo, simili applicativi non sono certo una novità, ma più per gioco che per interesse mi sono prestato. D’altra parte la app è gratuita.

L’ultima generazione…

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Colmo gli ultimi metri sino all’ombrellone. Tutt’intorno, riflessi pungenti di lastre hi-tech fra le dita di gente che solo ieri impugnava il cartaceo spiegazzato delle parole crociate e dei sudoku, mordicchiando il tappo della bic. I cellulari d’ultima generazione, l’evidenza è schiacciante, sono ormai a tutti gli effetti i nostri compagni onnipresenti.

Ricordo che quand’ero piccolo, spiaggia e vacanza erano sinonimo di provvidenziale congedo dal televisore. Una o due settimane “detox”, preludio al ritorno con un misto di repulsione per il ritrovato tubo catodico e insieme di sottile curiosità verso i nuovi spot che frattanto avevano scalzato quelli coi quali eravamo partiti.

Io e le mie app

Oggi, il distacco quasi non lo si percepisce. Casa nostra – quella virtuale, si intende -, parte con noi. Non ci molla in astinenza!

Dunque, alla domanda “perché una app da spiaggia”, “perché scomodare anche qui lo smartphone”, la risposta appare ormai scontata: lo smartphone c’entra sempre.

Ed è così che la caricaturale profusione di app, la stessa che di fatto, molto comicamente, viene spacciata per indispensabile ed emancipante, come d’altra parte – lo ricorderemo – si è rivelato il navigatore per il senso dell’orientamento, non ha risparmiato nemmeno il sunbathing…

Abbronzarsi in tutta sicurezza

Mi crogiolo sullo sdraio. Sfodero la fantomatica app. Il mio esperimento è questo: mi stuferò prima io, qui a cuocere al sole, o mi suggerirà prima “lei” di ritirarmi all’ombra? Quanto sarà obsoleto il mio buon senso? Sarò ancora capace di prestare ascolto al mio corpo?

Pigio il tasto. Il count-down è iniziato. Eccolo, il nuovo intermediario, l’algoritmo magico e semplice (per me, per chi come me lo usa senza sapere alcunché di come opera, non certo per chi l’ha progettato) fra il sole e la pelle.

Guarda come lavora bene, e tutto scorre in direzione della mia sicurezza. Per il mio bene. E qui però rabbrividisco, a dispetto dei 30 gradi.

Perché una app non vi salverà la vita…

Paradossalmente, infatti, è proprio a questo modo che si finisce col deresponsabilizzare la persona, suggerendole la propria fallibilità persino nelle situazioni più gestibili e marginali.

Ora, per farvela breve, devo proprio essermi addormentato perché dopo qualche tempo sono stato destato dal pop-up dell’applicazione, dal suo accorato e premuroso consiglio ad interrompere la pennichella o – in alternativa – a rinnovare l’applicazione di crema.

Ecco… ha davvero funzionato bene, pondero. La app ha tenuto conto dell’orario di esposizione, del tipo di lozione utilizzata… e, aspetta un momento!

Una spiacevole tensione vibra a fior di pelle: ecco cos’ho dimenticato!

Afferro la borsa. E la lozione è lì, beffardamente intonsa.

A quel punto, ogni tentativo di porre rimedio naufraga maldestramente. Il danno è fatto.

Conclusioni

  • Il buon senso è decisamente obsoleto;
  • la app funziona benissimo.

Noi, però, ci sentiamo di ricordarvi la crema… casomai la app malauguratamente lo dia per scontato!