SUP: stand up paddling, in piedi sulla tavola

SUP

Lo sport dell’estate… che giunge dritto dal passato

Si racconta che il SUP abbia origini antiche quanto i diari di James Cook, il noto esploratore inglese che giunse alle Hawaii. O meglio, non vi sono dubbi sul fatto che questa disciplina affondi letteralmente nelle acque del tempo sino a restituire un metodo primitivo alquanto efficace di rompere le onde e attraversare limpide lingue salate.

Antiche origini del SUP

Quello che oggi è uno sport in voga, un’attività che prende in considerazione i materiali più innovativi e contempla istruttori e corsi pressoché su ogni specchio salmastro qualificandosi perciò come passatempo, nacque in verità come mezzo di trasporto spartano per i pescatori nativi delle coste.

Lavoriamo dunque di immaginazione, puntiamo a quel giovane laggiù, sulla cresta delle onde, la cui nera sagoma ci è restituita in controluce sull’ultimo vibrante ponte di luce che si stende sul mare. In piedi, eretto sulla tavola che scorre liquida lungo pianure ondeggianti, due braccia lavorano di remo. Nello sciacquio, fra gli spruzzi, in silenzio, una sagoma scura rimembra i nativi hawaiani.

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Ecco, ciò che James Cook deve aver visto quando arrivò sull’isola. Uomini, probabilmente pescatori, su grosse tavole.

Nella suggestione, come non scattare in acqua a nostra volta, brandendo il remo, trascinati nella mimesi?

Se qualcuno di voi ancora non conoscesse questo sport noto come Stand Up Paddling, allora seguiteci sulla cresta dell’onda…

Appassionati delle attività acquatiche, sportivi di ogni risma, questo è un appello per tutti voi! Veniate dalla canoa, dal surf o dal nuoto, non fa differenza. Abbiamo in serbo poche semplici dritte per farvi godere di uno sport decisamente divertente e come se non bastasse di sicuro impatto rassodante per l’intero corpo. Adatto ai più dinamici ma sicuramente anche a tutti coloro che volessero provare emozioni nuove: il SUP  non vi deluderà.

Punto primo

Il remo. Uno strumento alquanto semplice da utilizzare, direte. Siamo con voi: la pala affonda nell’acqua e voi fate forza sull’asta. Sin qui tutto bene. Quello che forse non sapete è che la stragrande maggioranza di questi ausili è regolabile.A ciascuno il giusto rapporto di vogata.

Perciò, quello di cui dovete preoccuparvi è trovare l’altezza ideale a cui afferrare (e con cui gestire) il remo. Ponetevi in stazione eretta accanto al medesimo, togliete il fermo e regolate l’altezza massima di modo che stendendo un braccio verso l’altro, la vostra mano possa afferrare, o meglio avvolgere, il pomello superiore senza obbligarvi a sollevarvi sulle ponte dei piedi o iper-estendere l’articolazione.

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Punto secondo

Fate pratica con la tavola sulla terra ferma. Familiarizzate con lei. In altre parole, imparate la tecnica con cui levarvi in piedi  e fatene tesoro per il momento in cui sarete su una superficie decisamente meno incline alle confidenze rispetto alla sabbia. All’inizio non sarà facile riuscire a mantenere l’equilibrio nel rullio delle onde, ma tenete duro, ne vale la pena. Ponetevi a carponi sulla tavola e posizionate quindi il remo di traverso sulla stessa, impugnandolo di modo che, a contatto con

la superficie, sporga in egual misura da entrambi i lati. Questa banale accortezza servirà a stabilizzare quanto più possibile la tavola.

Avete presente i funamboli sospesi nel vuoto e le loro lunghe aste? Grossomodo il principio è il medesimo. Se non volete perdere l’equilibrio e rovesciarvi in acqua, curatevi di stabilizzare il piano.

 A quel punto, avanzate un passo, ovvero mimate un affondo con il busto ripiegato in avanti. Indi, sollevate il bacino verso l’alto e unite i piedi. Completate l’ascesa distendendo le gambe e staccando le braccia (e dunque l’asta) dalla tavola, molto lentamente. Una volta in posizione eretta, inizia il divertimento…

Punto terzo

Siamo così al battesimo del remo. Eretti grossomodo al centro della vostra tavola, impugnate l’asta con una mano, all’incirca all’altezza del bacino e ponete l’altra estremità sul pomello in cima. Nell’affondare il remo ricordate (sarà un’ovvietà?) che la pala deve contrastare l’onda, perciò tagliare l’acqua in via perpendicolare alla tavola.  

Alternate 5-7 vogate per lato e qualora voleste cambiare direzione, muovete un passo all’indetro, spostando il peso sulla tavola per ingenerare un lieve innalzamento della prua. Supponendo che vogliate svoltare alla vostra sinistra, date un colpo inverso di pagaia a sinistra (muovendo l’acqua dalla poppa alla prua) e uno in avanzata sulla destra (da prua verso poppa).

Adesso avete i rudimenti base… non vi resta che cimentarvi in acqua e via col SUP! Otterrete un’intensa stimolazione del complesso scapolare nella sua interezza (deltoide laterale, anteriore e posteriore) nonché dei muscoli della schiena (trapezio, gran dorsale, romboide) e nei fatti anche del petto. Per non parlare chiaramente del lavoro di stabilizzazione richiesto ai muscoli addominali, obliqui e lombari, così come del ruolo ombra ma tutt’altro che marginale richiesto alle gambe… le quali giocoforza devono assecondare al meglio il movimento di vogata.

Fonte immagini:

Fig.6: 02:58. https://youtu.be/8RNPewqloNw.

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