Spesa sostenibile, primo passo per cambiare vita

spesa sostenibile

Slow Food ci aiuta a comprendere l’importanza della spesa sostenibile, perché se etica e salute oggi procedono di pari passo, l’atto di un consumo critico diventa anche l’atto politico necessario per un mondo più sano, pulito e giusto.

Vogliamo la crescita totale, nel totale disinteresse delle vittime che quella crescita produce, altro che spesa sostenibile. E chi è contro, chi vi si oppone, nella migliore delle ipotesi viene deriso. Potremmo riassumere così il pensiero di un uomo del calibro di Carlo Petrini, gastronomo e fondatore della realtà no-profit Slow Food.spesa sostenibile

Ci sentiamo di condividerle e sottoscriverle pienamente.

Petrini è un lucido intellettuale e insieme un partigiano vecchio stampo. Si batte da sempre contro gli OGM e la logica del fast, sia quando questa si ritrova connessa al food che più in generale ad un’economia delle diseguaglianze e delle ingiustizie.

Concretamente, Petrini dà corpo alle sue battaglie attraverso i progetti Slow Food e Terra Madre, realtà di cui è padre.

Slow Food, per una spesa sostenibile

Slow Food è un movimento culturale internazionale no-profit che va a promuovere la cura per la Terra, la tradizione agricola, la difesa per la biodiversità e i diritti umani in tutto il mondo. L’idea è che le rivoluzioni di oggi e di domani non possono che principiare dal cibo, dai semi, dall’essere contadini e al pari… palati attenti.spesa sostenibile

Il progetto, fondato nel 1989, è ormai riconosciuto e sostenuto da un nutritissimo numero di persone. Mira a restituire ai popoli sfruttati la sovranità alimentare di cui hanno bisogno; parallelamente – nei paesi progrediti – cerca di veicolare l’attenzione alla contingente storia culinaria. Il tutto, affinché la memoria e le tradizioni non vadano perdute nell’omologazione industriale.

Il “cibo” non è una merce, ribadisce Petrini, ma uno strumento politico, un bene culturale, un’espressione di umanità, veicolo di condivisione, di conoscenza… ovviamente di piacere.

La chiocciola di Slow Food invita a rallentare, ad assaporare lentamente non solo dal punto di vista palatale ma esistenziale. Petrini è convinto che la responsabilità verso l’ambiente passi in primis per l’amore della terra. Per apprezzarla e tutelarla davvero bisogna però conoscerla. E per conoscerla è necessario un atto agricolo: coltivare e assaporare. “Sapore senza attenzione e senso del limite è crapula”, ci ricorda il fondatore di Slow Food, “ma ecologia senza gusto… è tristezza”. L’atto politico della spesa sostenibile, parte da qui.

Terra Madre, per una spesa consapevole

Terra Madrespesa sostenibile incarna invece il più grande progetto lanciato da Slow food. Consta in una rete di agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi e trasformatori di cibo che in 150 paesi del mondo intendono far passare un messaggio chiave: il pasto dev’essere un diritto di ciascuno. Al consumatore occidentale spetta perciò l’attenzione ponderata verso le realtà locali; a ciascuno, l’intelligenza di non andare alla ricerca di prodotti che crescono dall’altra parte del mondo riducendo alla miseria interi popoli. Una questione delicata, che la moderna concezione del progresso rende volutamente materia sconosciuta affinché le persone mangino senza porsi quesiti etici.

Non dimentichiamoci, sostiene Petrini, che oggi nel mondo impazza non già la guerra dei poveri contro i ricchi, ma al contrario dei ricchi contro i poveri. Un miliardo di persone ha paura di 6 miliardi di poveri.

A gran voce la realtà umana ed ecologica ci chiama ad assumerci direttamente piccole, grandi responsabilità. Ognuno deve fare la sua parte, allenando l’intelligenza dei sentimenti

Una parola abusata

Spesa sostenibile. Già, ma che cosa significa sostenibile? Di questi tempi, anziché tradurre consapevolezza pare corrispondere ad una moda radical chic.

Petrini definisce la “sostenibilità” mediante l’etimo musicale: sustain è infatti il meccanismo del pianoforte, strumento indispensabile per prolungare le note. Molto semplicemente, allora, sostenibile significa dar corpo ad azioni che possano mantenersi a lungo, senza depauperare l’ambiente, conservando per le generazioni future quanto di più caro abbiamo.

Sostenibilità, è ora palese, stride assai se accostata ai grandi marchi, alle multinazionali. Per questo Terra Madre ha lanciato il noto progetto dei 10.000 orti in Africa.

Ogni popolo dovrebbe avere il diritto di seminare e coltivare cibo che in quell’ecosistema e in quella storia locale da sempre trova spazio, sino a diventare un cibo identitario, un veicolo di conoscenza culturale. La sussistenza, antica come l’agricoltura e vincente per decine di migliaia di anni (ma derisa da solo 300 nel nome dell’industria), diviene perciò indispensabile a garantire l’autosufficienza.

La sfida del nostro tempo

La sfida del nostro tempo è perciò né più né meno quella di pensare ad una agricoltura che sia sostenibile nel lungo periodo.

In un mondo finito la risposta più saggia è darsi un limite. Da subito. Il tempo utile per rinsavire, a sua volta, non sarà certo infinito.

Bisogna riabilitare il cibo, far sì che non resti una merce. Petrini seguita a ricordarlo indefessamente: ridate valore al cibo. Rispettate chi lavora (perché la coltivazione è un atto d’amore). Non guardate solo al prezzo. Mangiate cibo locale, di prossimità, rispettando la stagionalità.

Ricordiamoci che passa una gran differenza tra valore e il prezzo… il prezzo non tiene conto dei danni alla salute e agli ecosistemi.

La spesa sostenibile

  1. A tutta prima, leggete le etichette. Ricordate che l’olio di palma non è sostenibile, così come quello di cocco. Più in generale però, premiate quelle aziende che utilizzano ingredienti semplici e privi di additivi. Il rischio altrimenti è quello di mangiare sempre più merci alimentari ma sempre meno cibi.
  2. La sola spesa autenticamente sostenibile è quella che pone nel carrello il necessario, a tutta prima con il minor numero di imballaggi possibile. Scegliete frutta e verdura non imbustate o impacchettate. Per quanto concerne l’acqua minerale, prendete in considerazione l’idea di avvalervi di quella del rubinetto…
  3. Punto terzo, per una spesa sostenibile, prestate attenzione alla qualità; fate incetta di frutta e verdura, documentandovi sull’area di provenienza e su quanto l’orto al momento può restituire. Il segreto è premiare le realtà locali e il chilometro zero per ridurre il trasporto su ruote.
  4. Punto quarto, dopo la qualità veniamo alla quantità: evitiamo gli sprechi. Il segreto è fare acquisti intelligenti: frutta e verdura quanto serve, evitando che poi si guasti in frigorifero.  
  5. Calorie “buone”: anziché mettere mano agli snack, prediligete la frutta secca. In pochi pezzi avrete grassi nobili e calorie di qualità che non solo non attenteranno alla linea, ma risparmieranno pacchetti e confezioni ai circuiti di smaltimento.
  6. Riducete il consumo di carne in quanto l’allevamento intensivo mette eccessiva pressione ai sistemi naturali, ovvero chiede una produzione agricola esagerata solo per nutrire gli animali che poi noi mangeremo.
  7. Educhiamoci ed educhiamo chi ci circonda all’approccio sano al cibo. Chi ha più mezzi e voce in capitolo, proponga seminari e sdogani l’orto a scuola (momento educativo fondamentale per trasmettere attaccamento e rispetto per il territorio). Tutti gli altri, seguitino ad informarsi, coinvolgano amici, parenti e familiari.

Spunti di cambiamento

Per attuare il cambiamento, ricorda Petrini, dobbiamo:

  • Essere coraggiosi, non avere paura di remare “controcorrente”: con rispetto, facendo sempre valere le proprie idee;
  • Conciliare visionarietà con pragmatismo: valori alti ma risposte concrete;
  • Vantare una disposizione costante all’apprendimento (essere curiosi, studiare, non perdere interesse);
  • Essere partigiani della bellezza e della solidarietà con gli ultimi;
  • Serbare umiltà nell’errore. Ammettere i propri sbagli, sapersi mettere in gioco ad ogni età.

 

Fonti:

.http://www.terramadre.info/

.http://www.slowfood.it/chi-siamo/che-cose-slow-food/

 

 

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