Pet therapy: benessere a contatto con gli animali

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Terapie contro ansia e depressione, attività di supporto per la disabilità

Potremmo introdurre la nostra riflessione sulla Pet Therapy scomodando un’espressione peculiare: L’uomo si ammala, l’animale no. Ebbene, una frase romanticamente ingenua ed errata? Solo se presa alla lettera. Proviamo ad analizzarla sotto un piano differente.

A dispetto di quanto potremmo credere in un primo momento non è soltanto il corpo ad ammalarsi, ma anche la mente. Capita infatti che le circostanze e gli eventi ci mettano a dura prova e qualche volta ci annientino. Insomma, l’uomo ha dunque uno spirito ben più cagionevole rispetto al cugino animale?

Il lupo e il filosofo

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Mark Rowlands, nel suo romanzo autobiografico “Il lupo e il filosofo”, riporta su carta il frutto di una lucente relazione con Brenin, il suo lupo.

Ebbene, da lucido pensatore, Rowlands trae una prima lezione sul rapporto dell’animale con il tempo. Per l’animale non esiste passato e tantomeno futuro. L’animale è nelle condizioni di radicarsi pienamente in ogni singolo istante di vita, senza proiezioni. Per Brenin, scrive Rowlands, non esisteva la noia della ripetizione, dacché era una creatura dell’istante.

L’uomo, agli antipodi, è invece una creatura prigioniera del tempo che essa stessa ha inventato. Una creatura tutto sommato infelice, o più semplicemente meno felice di quanto in realtà potrebbe essere. E quando il tempo è pensato come una freccia, d’altronde, si rischia di non agire per il momento in sé.

L’animale, Essere del momento

L’uomo è il pianificatore per il quale il presente ha scarsa rilevanza. Guarda al futuro, lo progetta senza intuire che l’unico tempo operabile gli passa fra le mani. Poi, un bel giorno, all’ipotesi che il binario possa interrompersi, quell’uomo si sente defraudato. Avrebbe bisogno di altro tempo per recuperare quel che non ha vissuto. E questo vale specialmente per noi occidentali, come recita la famosa massima del Dalai Lama, che viviamo come non dovessimo mai morire e moriamo come non avessimo mai vissuto.

Sicché, constata Rowlands durante la malattia terminale che un brutto giorno coglie Brenin, la totale libertà dal tempo di cui l’animale gode fa sì che questi non percepisca su di sé l’angoscia. Un uomo malato di cancro si sente annientato a tutta prima sotto il profilo psicologico. Brenin il lupo, invece, si sentiva vivo. E sino alla fine non si lasciò annientare, scrive il filosofo. Certo, v’erano giorni in cui a stento riusciva a reggersi in piedi e nei quali perciò era mogio e dolorante. Ma se il giorno successivo aveva recuperato le forze, presto tornava pimpante e felice. E c’è da crederci.

Impariamo dagli animali

pet therapyPerciò, se lo spirito dell’uomo si ammala, scegliamo di stare accanto ad un animale e impariamo a coltivare con consapevolezza ciò che per lui è la relazione più immediata e naturale. In questo modo riusciremo a far fronte ad ansia, depressione e allo stress più in generale. Riusciremo ad andare d’accordo con il tempo che ci è dato e con quel che ci è dato.

Ma se alcuni disturbi ci avessero già colpiti, come rimediare? Semplice, qualora non avessimo un amico a 4 zampe o non potessimo prendercene cura, allo scopo subentra perentoriamente la pet therapy: una risposta di qualità non soltanto nell’ambito d’intervento comprendente le persone affette d’autismo e disturbi relazional-comportamentali.

Vediamola più nel dettaglio.

Cos’è la pet therapy?

La pet therapy o zooterapia può essere descritta come un processo. Il fine è la maturazione ed il benessere psicologico e relazionale del soggetto; pertanto si configura come una pratica riconosciuta sia sotto il profilo sociale che sanitario. L’individuo coinvolto è chiamato a instaurare un contatto empatico con un animale, spesso e volentieri un cane (ma, come vedremo, non solo). Assistiamo così a quella che in gergo tecnico si definisce relazione interspecifica, vale a dire fra specie. L’animale diventa un facilitatore. Facilitatore in quale senso? Nei casi più gravi di ansia e depressione in termini di riappacificazione con sé stessi, oppure di riconoscimento dell’alterità – dell’altro da sé – (come nell’autismo), oppure ancora in termini di sviluppo di una competenza operativa nell’ambiente fisico per il paziente disabile.

Un complice fidato

Quando invece il soggetto è un anziano o un bambino più in generale si parla di una facilitazione nella gestione dei propri stati d’animo: il soggetto è libero di approcciare l’altro con un gesto d’amicizia, ricevendo un feedback immediato (uno scodinzolio, per esempio) che mette di buon umore e incoraggia una presa di contatto empatica. L’animale diventa infatti molto di più che un mero partner comunicativo. Con l’animale sia il linguaggio che ogni difficoltà relativa alla comunicazione, ogni chiusura o blocco, possono essere messe da parte. L’animale diventa un alleato, complice prezioso che partecipa attivamente al gioco, al momento presente, e non è mai un semplice strumento.

Con dolcezza e affetto si può dunque porre rimedio ai disturbi comportamentali, educando a dominare l’agitazione, l’aggressività, l’ansia, l’apatia e la depressione.

Integrazione e supporto

Stimolando importanti funzioni cognitive si aprono porte emotive destinate altrimenti a restare chiuse.

L’animale è spontaneo, non giudica. Si comporta. Concede fiducia, elargisce risposte non equivocabili o ambigue: funge da cassa di risonanza emotiva sotto la supervisione dello psicoterapeuta che guida la relazione a distanza, sullo sfondo.

Si intende, la pet therapy non riassume mai in sé stessa l’unico momento di terapia; al contrario, trattasi semmai di un prezioso momento di integrazione, di affiancamento e supporto all’approccio medico e riabilitativo “standard”.

Punti di forza

pet therapySebbene abbia una storia relativamente molto recente, e parliamo degli anni ’60 del Novecento (grazie allo psichiatra infantile Boris Levinson, che la sperimentò con successo a titolo di pioniere), unitamente al fatto che solo negli ultimi anni ha potuto reperire un terreno fertile in termini di pieno riconoscimento accademico, ebbene la zooterapia è una risposta di qualità perché:

  • Stimola naturalmente l’emotività e l’equilibrio psicologico;
  • Intercetta la possibilità di instaurare e coltivare un legame spontaneo e incondizionato;
  • Chiama il paziente a partecipare attivamente alla terapia;
  • Restituisce un’occasione di qualità in cui ritrovare serenità e pacatezza;
  • Introduce in un contesto gioioso, incentivando il paziente ad aprirsi, ad esporsi senza paura di essere rifiutato o incompreso;
  • Agevola lo svolgimento delle più comuni attività del quotidiano (per il soggetto fisicamente non facilitato);
  • Consente allo psicoterapeuta di raccogliere dettagli importanti sul paziente e così pianificare il miglior percorso terapeutico possibile.

Tipologie

pet therapyAd oggi abbiamo tre grandi macro-aree che descrivono lo spettro d’azione e l’estensione terapeutica del lavoro con gli animali o IAA. Per l’esattezza, l’educazione assisitita (EAA) e la AAA (Animal Assisted Activity), che si propongono di impattare positivamente sulla qualità della vita dei pazienti con handicap, disabilità o disturbi mentali mediante la presenza degli animali. Un esempio classico è costituito dall’impiego del cane addestrato stimolare l’apprendimento di determinati movimenti per il soggetto fisicamente non facilitato o per secondare il cieco nella vita di tutti i giorni.
Le TAA costituiscono invece il secondo gruppo di terapie, acronimo di Animal Assisted Therapies. A tutti gli effetti si parla qui di terapia e non già di affiancamento. Nel dettaglio, avremo quindi attività mirate ai bambini, agli adulti e agli anziani. Lo scopo è, come scrivevamo poco sopra, di co-adiuvare le terapie principali introducendo un momento di gioco, di distrazione, di stacco della routine tipica di un ospedale o di un ricovero. L’animale infonde sicurezza, dispensa buon umore. I pazienti ritrovano serenità, fiducia e traggono benefici in termini di riduzione degli stati ipertensivi e depressivi.

Concludendo

In breve, non abbiamo un unico quadro di Pet Therapy, quanto specifici e calibrati piani di intervento per l’ambito psichiatrico, neurologico, geriatrico e più in generale di handicap fisico o per forme di disagio temporaneo.

Avremo in ogni caso un professionista del campo sanitario che coordinerà l’azione congiunta di un operatore (psicoterapeuta, psicologo, insegnante…) e di un veterinario finalizzata alla messa a punto di ogni dettaglio igienico e comportamentale dell’animale poi protagonista della relazione con il paziente.

Quali animali sono coinvolti?

I più noti sono i cani, è evidente. In quanto specie sociale ben si presta ad assecondare le intenzioni del soggetto, affiancandole se non in alcuni casi dirigendole con grande intelligenza e pazienza. Rientrano però nei progetti anche i conigli, i gatti e gli uccelli. A seconda del quadro di terapia o di assistenza avremo poi la presenza di cavalli (ippoterapia), di asini (onoterapia), di delfini o di rapaci.

Per saperne di più vi rimandiamo al sito attento alla tematica della disabilità ove potrete trovare numerosi link utili suddivisi per area geografica.

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