Omeopatia, un linguaggio sconosciuto?

omeopatia

Per una visione olistica dell’uomo e della medicina

Omeopatia, sapere antico e moderno, conosciuto e apprezzato da un nutritissimo gruppo di persone, eppure… oggetto di feroci critiche quando non spunto per supponenti e maldestre stoccate. Spesso e volentieri, per di più, l’omeopatia viene screditata proprio dalla medicina (cosiddetta) “ufficiale” con cui invece vorrebbe e potrebbe efficacemente collaborare.

Facciamo chiarezza

Equiparati i farmaci omeopatici a meri “placebo”, quest’arte millenaria scade così al rango della superstizione magica o della più bassa credenza popolare.

Chiediamoci: tutto questo scetticismo, tutte queste critiche, sono giustificate?

Noi di beautyportale intendiamo fare un po’ di chiarezza; e quale modo migliore se non procedere attingendo direttamente alle preziose conferenze della S.I.S.D.O.H.Scuola Italiana per lo Studio e la Divulgazione dell’Omeopatia Hahnemanniana?

Quanto segue, a ragione, esprime una sintesi ispirata dai preziosi contributi pubblici forniti dall’omonimo centro di formazione e ricerca.

La S.I.S.D.O.H. nasce a Torino nel 2007 lungo il tracciato del Dottor Antonio Negro, padre dell’ omeopatia italiana a sua volta seguace dell’omeopatia tradizionale secondo Samuel Hahnemann.

Medicina “ufficiale” e Medicina “alternativa”

Sempre più pazienti, insoddisfatti dalle risposte fornite dalla medicina moderna, si rivolgono a quelle che in gergo siamo soliti definire protocolli “alternativi”. Le principali ragioni, non appena si sceglie di guardare oltre le etichette, sono del tutto evidenti: il paradigma scientifico non fornisce risposte efficaci nel 100% dei casi, e comunque – in linea generale – si dimostra incapace di guardare all’uomo nella sua totalità e nella sua individualità.

La salute, all’opposto, non è solo una questione puramente fisica, una condizione in cui malattie e infermità sono assenti. Salute implica anzitutto una questione di benessere generale, dunque mentale, emozionale e sociale.

In questa direzione la medicina ufficiale o allopatica palesa grandi limiti. Con ogni evidenza, essa ricerca il ripristino di un equilibrio perduto avvalendosi di un principio attivo chimicamente rilevabile; interpreta cioè l’uomo come una macchina da aggiustare. In breve, si occupa delle singole parti, isola porzioni di materia vivente sotto micro-giurisdizioni di iper-specialisti.

Ne deduciamo, in sintesi, che quanto rientra nella definizione Medicina “ufficiale” corrisponde a tutta prima ad un paradigma mentale condiviso, ad un metodo d’azione e non già ad una verità assoluta, ad un sapere totale e compiuto.

Medicina… oggi

Rispondere alla domanda sul “che cosa” riferito alla medicina moderna, ovviamente non è facile. Probabilmente, sarebbe più agevole dire che cosa essa “non è” o quantomeno cosa “non dovrebbe essere”.

Ecco, in primo luogo essa non deve, o perlomeno non dovrebbe essere l’espressione di un’ideologia, un’impostazione mentale difesa sempre e comunque a dispetto di certi palesi limiti.

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Samuel Hahnemann – padre dell’omeopatia

In sintesi, prima di liquidare un sistema di terapia, il ricercatore, il soggetto conoscitore, l’interprete della scienza medica, dovrebbe sempre porre al centro la salute dell’uomo e non già il consolidamento dei propri interessi. Di più, egli dovrebbe essere disposto a rivedere i propri saperi, interrogarli, porli alla prova della falsificazione, come spiegava Popper, affinché la conoscenza possa proseguire nel suo lento, infinito cammino. Ogni progresso scientifico, d’altra parte, ribadisce il dottor Roberto Carone nel corso di un incontro S.I.S.D.O.H., deriva sempre dal riconoscimento di un limite nella conoscenza, nonché dal coraggio di accettare teorie che possono contraddire – se confermate dall’esperienza – il sistema dominante.

Prima di giudicare e sentenziare sull’omeopatia – in definitiva – bisognerebbe dapprima conoscerla. “Passare ad un livello differente”, spiega il coordinatore della S.I.S.D.O.H., Paolo Greco.

Il valore dell’esperienza in omeopatia

Ebbene, detto ciò: come giustificare il campanilismo di un certo ambiente scientifico che pretende di negare il valore dell’esperienza omeopatica?

Se a 200 anni dalla scoperta dell’ omeopatia (Samuel Hahnemann), la metodica si rivela più che mai osteggiata, il motivo va ricercato nel metodo di preparazione dei medicinali dedicati, ossia nella progressiva diluizione e dinamizzazione (in acqua) della sostanza di partenza (vegetale, minerale o animale). Durante il processo la parte materiale del preparato si riduce progressivamente e dunque – stando al paradigma scientifico dominante – non resta alcun principio attivo misurabile, quantificabile chimicamente.

Una domanda fondamentale si spalanca però a questo punto: l’assenza di molecole chimicamente misurabili in un preparato è condizione sufficiente per liquidare l’omeopatia nell’angolo del “placebo” e perciò della suggestione? La risposta è no. No, perché il rimedio omeopatico agisce indipendentemente dalla consapevolezza del paziente sulla cura; funziona insomma anche se il soggetto non ci crede.

In una sentenza: che ad oggi non si riesca ancora a dimostrare scientificamente il funzionamento omeopatico, è evidente, ma ciò non conduce direttamente al poter sostenere che l’omeopatia non funziona.

Omeopatia

Trattasi in sostanza di un metodo terapeutico messo a punto da un noto medico vissuto a cavallo dell’ottocento, Samuel Hahnemann, il quale scoprì il principio di similitudine, legge cardine attorno al quale ruota l’intera scienza, come spiega il dottor Carlo Casu.

L’omeopata è – per apportare un ulteriore e decisivo tassello alla definizione – un medico professionista che sceglie di allargare la propria cassetta degli attrezzi. È perciò un uomo che supera l’approccio riduzionista: non rifiuta la complessità cercando di schematizzare e categorizzare, supera la visione dell’uomo come meccanismo che si rompe e che dev’essere aggiustato.

L’ omeopatia integra ai mezzi normalmente disponibili, nuovi mezzi. L’approccio è perciò più completo, cerca di osservare il paziente ad un livello generale, nella sua globalità che trascende l’aspetto meramente organico.

L’uomo, questo il mantra omeopatico, non è solo apparato e cellula; è anche emozionalità e spiritualità. Il medico omeopata cerca di ottimizzare la risposta riequilibrante del paziente come totalità.

L’ omeopatia, tirando le fila, è un’arte. Non un protocollo. L’omeopatia è tutto fuorché una medicina conchiusa in sé stessa e data una volta per tutte; è un cammino.

Spunti dalla fisica quantistica…

È chiaro ormai: il primo passo per comprendere l’ omeopatia consiste nel liberarsi dei pregiudizi.

La fisica quantistica, in proposito, ci fornisce preziosi strumenti. Per aiutarci nell’operazione, ad esempio, ci dice che la realtà è costituita da materia (aspetto bio-chimico) e non-materia (spettro di frequenze che una molecola è in grado di emettere). Prima di Einstein si pensava che i due piani di realtà (materiale e immateriale) non avessero contatti, relazione; a partire dalla teoria della relatività si scopre invece che essi sono in reciproco e continuo inter-scambio.

L’uomo come specie vivente emette e riceve frequenze: invia e riceve messaggi che esulano dal piano bio-chimico.

Ora, alla luce di quanto detto, il farmaco allopatico – il principio attivo – evidentemente lavora sull’aspetto appena definito di materia, quindi si esprime in termini di molecole, di chimica e di biochimica. All’opposto, l’omeopatico lavora sulle frequenze, non rende ragione di una reazione chimica, ma introduce nell’acqua (il suo veicolo) quell’insieme di frequenze elettromagnetiche che portano poi l’informazione corretta alle molecole e alle cellule dell’organismo affinché si abbia in esse la reazione ricercata.

L’acqua… veicolo privilegiato

Il nostro corpo è concepito al 70% da acqua, ma la percentuale sale addirittura al 99% se pensiamo alle cellule che ne contengono le molecole, illustra la dottoressa Luciana Angiolillo (e qui di seguito – a riguardo – poniamo un intervento del noto fisico Emilio Del Giudice).

L’acqua è il fluido indispensabile per la vita, e fin qui niente di nuovo; un miracolo ordinario. Quanti però sono a conoscenza dello straordinario potere del fluido, ossia della sua capacità di cambiare struttura in base alle molecole con cui entra in contatto? L’acqua sa aggregarsi con le molecole assumendo configurazioni (cluster) specifici. Riceve informazioni e le trasmette. Funge da messaggero. Non solo: trasmette la voce delle molecole con cui è venuta in contatto anche a distanza di tempo.

La dottoressa Angiolillo, nel corso di un suo intervento per la S.I.S.D.O.H., utilizza una splendida espressione che ci sentiamo di riproporre: “l’acqua funge da direttore d’orchestra per scambi fra molecole”.

Ergo, con Martin Chaplin, uno fra i più grandi conoscitori dell’acqua, possiamo concludere:

chi critica l’omeopatia e la liquida come illusione, significa che non è al passo con la ricerca scientifica moderna e per di più che non conosce l’acqua.

Già, ma che significa “chimicamente rilevabile”? Si rende ora necessaria la debita distinzione fra linguaggio analitico e analogico.

Linguaggio analitico e linguaggio analogico

omeopatiaDa quanto emerso è chiaro che nella realtà immateriale, dominio omeopatico, non possiamo usare il linguaggio analitico come metro di valutazione e validazione. Molto banalmente: impiegandolo, l’omeopatia risulterebbe inesplicabile.

S’intende, il medico – per poter essere tale, e dunque un professionista – deve preliminarmente conoscere il linguaggio analitico. Il passo successivo per potersi annoverare fra gli uomini di scienza, tuttavia, consiste nel sapersene liberare, nel rivolgersi all’omeopatia senza pretendere di restare fermi alla logica deduttiva.

Il metodo analitico, per intenderci, restituisce conoscenza scomponendo la realtà nei suoi elementi fondamentali. Abbiamo a che fare con il metodo tradizionale della scienza propriamente moderna, insomma.

Adottare questo metodo d’indagine per quanto concerne l’uomo significa scomporre l’organismo nelle sue componenti essenziali, procedendo dal grande verso il piccolo, la cellula, il DNA.

 

 

Il “tutto” non è l’insieme delle parti

Lo ribadiamo ancora una volta: con il metodo analitico si sono compiute e stiamo compiendo scoperte importanti. E tuttavia, l’insieme non corrisponde mai alla semplice somma delle sue parti. Un cellulare nasce senz’altro dalla somma di singoli elementi; ma l’uomo? L’uomo nasce per addizione? No. Non siamo macchine, non nasciamo come un orologio. Siamo organismi viventi, dinamici. È riduttivo pensare all’uomo in puri termini meccanicistici.

Il metodo analitico è dunque perfetto per aggiustare un osso rotto. Ma se ho una dermatite cronica? Se ho una cefalea persistente pur in presenza di esiti neurologici nella norma?

Serve allora una prospettiva analogica e cioè omeopatica per comprendere pienamente la realtà dell’uomo. In parole diverse, dobbiamo impiegare un metodo sintetico. Non esiste alcuna cellula del nostro organismo che basti a sé stessa, l’organismo vivente non è fatto di pezzi dissociabili, che lavorano per conto proprio. La vita vivente funziona come un sistema integrato: ogni pezzo acquista senso, significazione in rapporto agli altri.

La scelta dell’ omeopatia procede in questa direzione, e con ciò incarna il paradigma della conoscenza scientifica per antonomasia dacché affatto ideologica.

L’omeopatia ci restituisce un codice col quale provare a intendere pagine e pagine di segni altrimenti indecifrabili. E, come abbiamo visto, quel codice si esprime in termini olistici.

Linguaggi diversi

Dovessimo condensare in un’espressione emblematica: ogni situazione patologica ha un preciso aspetto di frequenza, ed il medicinale omeopatico intende operarvi grazie all’acqua, alla memoria elettromagnetica che essa possiede.

È del tutto evidente però, che se – per usare le parole del dottor Greco – restiamo nella stanza del chimicamente rilevabile, “dell’esiste solo ciò che posso osservare, pesare e misurare”, ebbene allora ci precludiamo ogni possibilità di afferrare correttamente il metodo terapeutico omeopatico.

Se il metodo scientifico ci è servito sin qui, permettendoci l’accesso a molte scoperte, dobbiamo ora muoverci oltre e procedere con differenti linguaggi. La conoscenza non è mai solo orizzontale, ma verticale. Possiamo espandere quanto vogliamo il terreno del metodo scientifico, ma se poi non si sale di grado e non si cambia linguaggio non potremo mai incontrare e decifrare l’omeopatia.

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