Ecoterapia, la natura vissuta con i più piccoli

ecoterapia

10 lezioni di vita dal mondo verde, perché la natura resta una maestra impareggiabile. Spunti “eco” per nonni e genitori…

Complice la console i nostri ragazzi si sentono maggiormente propensi a ricercare piazze in cui la connessione non subisca strappi e interferenze; figuriamoci a scomodare il regno dell’ ecoterapia. I tempi sono cambiati e con loro i modelli mediatici, o più semplicemente la tecnologia ci ha addomesticati?

Noi adulti in primis – che a dispetto dei nativi digitali avremmo potuto e dovuto risvegliare certi anticorpi adatti a resistervi con intelligenza – ci siamo abbandonati all’uso massiccio dell’hi-tech. Anziché educare a usare con criterio tablet e smartphone, ci siamo convinti che la loro presenza sia ineludibile. Connessione veloce è un must, vieppiù durante il tempo libero. E dove “non c’è rete”, l’uomo raramente si spinge.

La povertà si è modernizzata, lasciandoci smarriti in assenza di smartphone e con tanti dubbi sulle modalità migliori di renderlo accessibile ai bambini.

Su questa linea (non per nulla) un recente aforisma ci invitava a riflettere con cinica ironia: se gli alberi ci regalassero hi-fi piuttosto che ossigeno probabilmente sarebbero tenuti in maggiore considerazione… Assurdo? Per niente. Il cosmo virtuale è oggi più frequentato del corrispettivo naturale.

Che fare?ecoterapia

Il mondo verde è poco frequentato, e non è ricercato se non per effettuare un po’ di jogging lontano dal traffico.

La natura selvaggia, non istituzionalizzata, non viene tenuta in sufficiente conto.

Insomma, se non è vero che non amiamo particolarmente il bosco, quantomeno però è vero che ci piace pensarlo come un’oasi di pellegrinaggio facile da raggiungere in auto. In pochi, specie fra i giovani, si azzarderebbero ad andare ad abitarci o di rimanervi per un tempo superiore alla vacanza-avventura.

La domanda allora diventa (con un velo di retorica): perché non si insegna loro ad amare il sentiero selvaggio?

Facciamo un passo indietro: chi è quel “si” generalizzato? Siamo noi nonni e genitori, a tutta prima.

Spetta infatti a chi ha qualche anno in più sulle spalle l’atto di agevolare il vitale percorso di “iniziazione al verde”. Non ci sono scuse. Se la questione “smartphone” non sappiamo da che parte prenderla, perlomeno qui abbiamo voce in capitolo.

Stare nella natura, praticare l’ ecoterapia, dopotutto comunica davvero molto in termini di crescita personale. La natura è maestra di vita e trasmette con grande limpidezza cosa significhino convivenza, contentezza, armonia, pace nonché piena espressione di sé.

Noi di beautyportale abbiamo provato a riassumere in poche righe i principali insegnamenti trasmessi dal mondo verde.

I. Inziativa, curiosità, coraggioecoterapia

Passeggiare nel bosco, scendere sul tracciato dell’ ecoterapia, regala la consapevolezza che non esiste sentiero. O se c’è, che nulla vieta di prendere una pista alternativa. Non solo. Osservando bene si scopre che vi sono molti sentieri, più o meno netti, solchi differenti quanto a estensione e ampiezza. Il sentiero muta insieme alle stagioni, e può non portare a guadagnare un panorama degno di nota, ad osservare quel che noi vorremmo vedere. Bisogna dunque avere il coraggio di scegliere una veduta e di conseguenza accettare di abbandonare il sentiero che non ci si confà. L’atto di andare alla ricerca è il vero piacere da coltivare. Che senso avrebbe limitarsi a seguire i passi di altri sperando che portino lontano anche noi?

II. Il valore del tempo

Stare nel verde allena il corpo alla percezione. Il mondo vegetale insegna che le migliori visioni sono dischiuse dall’atto di attendere, con pazienza. Chi ha fretta di salire in vetta (per quanto quel “picco” sia in verità una collina dal dislivello irrisorio) sacrifica al processo il significato fondamentale: l’esperienza – non la meta – è quel che conta. Essenzialmente, per poter godere di un’esperienza, di una bellezza autentica, bisogna concedere fiducia a quel che circonda.

Talvolta si deve addirittura aspettare il tramonto affinché un particolare possa emergere, risaltare, acquisire spessore. Non precludiamoci l’accesso alla bellezza; raggiunto un certo luogo, domandiamoci: perché ho fretta di tornare? Se davvero fossimo là dove desideriamo essere, siederemmo e sosteremmo. Non sciameremmo.

III. Vitalità ai 5 sensiecoterapia

Stare immersi nella natura, praticare l’ ecoterapia, acuisce i sensi. Alle volte si scopre che meglio ancora di un paio d’occhiali nuovi servono occhi nuovi, desiderosi di mettere a fuoco cose nuove.

L’olfatto si affina con odori e profumi, aspri e dolci. E ancora, il tatto si sviluppa abbracciando cortecce. Persino il gusto, se si ha fortuna, viene debitamente stimolato… una fragola di bosco che occhieggia sotto ad un pergolato di fronde, ad esempio, avrà note diecimila volte più intense rispetto all’omonimo frutto brevettato GDO. In una parola, si allenano tutti e 5 i sensi.

Nella natura, senza ombra di dubbio, si giunge altresì a far tesoro del silenzio. E chiaramente questa è una questione fondamentale: familiarizzare con il silenzio, una parola profonda e mai banale. Se nella vita di tutti i giorni non lo conosciamo e non lo apprezziamo, un buon modo per ritrovarlo è penetrare nel folto. Insegniamo ai nostri figli non solo ad esprimersi correttamente ma a tacere. Tacere e ascoltare sono immensamente più importanti della chiacchiera rubata e rivenduta. Ogni tanto dovremmo ricordarcene…

IV. La grandezza si radica nella piccolezzaecoterapia

Il verde testimonia una grande verità: non è detto che stare in alto o essere più forti ci renda più importanti. Certo, possiamo schiacciare una mosca e spezzare a piacimento una gran quantità di virgulti, ma questo allude forse alla nostra centralità come specie? Spesso e volentieri è vero l’opposto: l’infinitesimale che corre ai nostri piedi costituisce la condizione tale per cui noi stessi di siamo qui.

E allora sdraiamoci a terra per respirare l’odore della terra e dell’erba, per contemplare l’infinitamente piccolo, dacché ogni singola forma di vita, dal bruco alla farfalla, ha un suo perché. L’uomo deve rendersi conto che può eccellere sulle altre forme di vita non già se riesce ad addomesticarle o a sfruttarle, ma se riesce a prendersene cura e rispettarle gratuitamente.

V. Ogni fine è un inizio

Il bosco è fatto anche di legni scoppiati, di giganti franati sotto il peso degli anni o prematuramente bruciati da un tempo inclemente. Ciascuno di loro, tuttavia, era e resta parte di un vasto e composito equilibrio.

Noi moderni ci siamo arrogati il diritto di gestire il corpo come se si trattasse di un oggetto posto sotto la nostra esclusiva giurisdizione. Al contrario, è sufficiente ragionare un momento per comprendere che ogni nostra azione implica ricadute sulle vite di altri. Non solo, quello stesso corpo di cui ora disponiamo è sia il frutto di quel che abbiamo scelto di fare, sia di quel che i nostri avi hanno fatto. In maniera del tutto evidente, la selezione genetica ha lungamente operato e continuerà ad operare, perciò chiediamoci: che eredità lasceremo ai nostri figli? Che ripercussioni avrà il nostro stile di vita (regime alimentare incluso) su chi nascerà domani?

Scegliamo di vivere in armonia con tutti gli elementi, affinché quando cadremo a nostra volta si possa dire d’aver contribuito al benessere della “foresta”. 

VI. Per raddrizzare serve dolcezza, insegna l’ ecoterapia

Mauro Corona, scrittore e poeta della selvatichezza, è solito rifarsi ad una riuscita metafora in materia di relazioni intergenerazionali: per crescere rettamente i propri figli, spiega, bisogna in primo luogo raddrizzare le storture con tatto. Ora, è evidente che anche all’albero cui sia concessa la più grande radura e perciò le più agevoli condizioni per alzarsi e germogliare, può capitare di crescere storto. Al buon giardiniere tuttavia spetta l’arte di riportarlo a svettare, a guadagnarsi le altezze che più gli spettano. Utilizzare il fil di ferro potrebbe comportare ferite inguaribili e persino la morte dell’albero medesimo. All’opposto, con saggezza e lungimiranza, impiegando una garza e fasciandolo si possono fare miracoli.

La parola chiave è gentilezza.  Raddrizzare con la garza, non con il fil di ferro.

Questo d’altro canto significa forse peccare in indulgenza? Soprassedere? Affatto. È sicuro però che il tatto, la compassione e l’amorevolezza riescono dove tutto il resto fallisce.

VII. Il silenzio è un amicoecoterapia

Ebbene in ecoterapia, il silenzio può essere molte cose. Un compagno oppure una presenza incombente. Di rado, tuttavia, chi ha imparato ad andare d’accordo con sé stesso lo percepirà come una minaccia. Silenzio, per il camminatore nel verde, è la natura che si esprime e crea la pace, la quiete. Senza il silenzio sacro dell’albero, l’usignolo non potrebbe cantare.

I nostri giovani, non facciamogliene una colpa, tendono a rifuggire i luoghi di silenzio. Forse non conoscono nemmeno la voce ecoterapia. Hanno voglia di divertirsi, di fare della sana confusione con gli amici. È nostro compito però anche quello di insegnare loro ad ascoltare melodie diverse

Se vogliamo renderci partecipi di grandi gioie, dopo la scuola andiamo a farci una passeggiata in collina, in un bosco o – chi può – in campagna. Forniremo ai ragazzi una valida occasione per prendere fiato. Potremo aiutarli a toccare con mano la bellezza del mondo vegetale. Quale migliore spunto per chiacchiere lontane dagli assilli di tablet e smartphone?

VIII. Tolleranza e convivenza con l’ ecoterapia

Aggirandosi fra gli arabeschi della natura selvatica, non è difficile notare come specie diverse di alberi convivano senza ostacolarsi. Spesso e volentieri v’è anzi un’autentica simbiosi, una consonanza fra piante e funghi e insetti che traggono giovamento le une dalla presenza degli altri. È tipicamente umano invece, spiega Masanobu Fukuoka nel suo splendido libro “La rivoluzione del filo di paglia”, pretendere che solo una coltura cresca in un dato coriandolo di terra. Una logica applicata alle cosiddette erbe infestanti, o più propriamente ostacolo alla logica della messa a profitto, che poi si ripercuote sulle relazioni umane.

Se invece imparassimo la lezione dell’agricoltura naturale di Fukuoka, microbiologo poi divenuto esempio antonomastico della coltivazione senza agenti chimici, ebbene probabilmente ci renderemmo conto come la diversità non sia affatto uno svantaggio quanto semmai una splendida occasione di maturazione.

Il rischio di perseverare nella nostra logica dell’esclusività, al contrario – giusto per citare le parole di un grande Indiano d’America come Cervo Zoppo – ci porterà a distruggere i nostri stessi simboli. Pensiamo solo all’aquila dalla testa bianca, animale araldico del popolo USA, specie sempre più rara e minacciata nel nome di quelle stesse striscioline dotate di filigrana che la celebrano recandola in seno. Chiara l’antifona, gli esempi in questa direzione sono molteplici…

IX. Lo stile della felicità in ecoterapiaecoterapia

 

Per riprendere ancora una volta Mauro Corona, così come goccia dopo goccia il ruscello scava nella pietra, così quel che trasmettiamo ai nostri ragazzi oggi sarà la materia prima per forgiare gli strumenti che man mano serviranno loro per vivere bene. Ebbene, anche sotto questo profilo, il mondo naturale sa essere un lucido maestro. In quale modo? Trascorrete un’ora di ecoterapia con figli e nipoti. Approfittatene per farvi raccontare della giornata a scuola, oppure per guardarvi bene intorno, inventare un gioco, fate degli alberi e delle rocce un teatro d’avventure. Il tempo volerà, vi divertirete indipendentemente dalla strada percorsa. L’insegnamento? La felicità non è questione di traguardi raggiunti, ma di stile con cui si vive il cammino. La felicità è il cammino stesso, non un punto d’arrivo. E allora impariamo a goderci ogni giorno, tutto il giorno, senza credere che staremo bene solo quando saremo arrivati.

X. L’intelligenza dei sentimenti in ecoterapia

Non abbiamo bisogno di chi dice “per conto nostro” cosa è bello. Scopriamo da soli la bellezza. Rendiamoci indipendenti da spacciati opinion leader o influencer. Mettiamoci sulle tracce di quel che non fa rumore o non è annunciato da scrosci di applausi. Lasciamo perdere il numero di follower, parametro con cui solitamente decretiamo il grado di successo di una boutade. Il mondo verde e dunque l’ ecoterapia insegna a riflettere con la propria testa e dunque a liberarsi di certi ingenui paradigmi mentali: primo passo verso la scopertà di se stessi e dei propri talenti.

 

SOCIAL
SEGUICI SU:
Beautyportale: un mondo a cui tutti, uomini e donne, possono accedere per cercare le risposte alle loro domande su bellezza, salute, benessere, sport, massaggi, alimentazione, chirurgia plastica, wellness ed estetica. Uno spazio ricco di spunti per vivere una vita all'insegna dell'equilibrio e della cura di se stessi.