Smog: danni alla salute e strategie per ridurlo

smog

Facciamo il punto sullo smog con Legambiente, scopriamo come difenderci.

Per introdurre il tema smog, leggiamo queste poche righe:

“Lo scandalo Volkswagen ha portato alla luce non solo l’insufficienza dei sistemi di verifica delle emissioni a cui vengono sottoposte le auto nuove prima dell’immatricolazione […], ma anche “premeditazione” da parte da parte di alcune case automobilistiche che ricorrono consapevolmente a degli escamotage per ridurre le emissioni delle auto solo in fase di omologazione. Il tutto si riduce inevitabilmente in danni provocati in termini ambientali, sanitari ed economici.”

Il testo è tratto dal rapporto sull’inquinamento per il 2015 realizzato da Legambiente. Al tempo ancora nessuno poteva preconizzare quel che a gennaio 2017 l’Epa avrebbe notificato alla Fca in termini di violazioni sulle emissioni dei veicoli.

Ad ogni modo, se il 2017 si apriva con il Dieselgate di Fiat Chrysler, 2016 e 2015 comunque si chiudevano sotto strati di smog, all’insegna dell’emergenza che non fa quasi più notizia. 

Indietro al 2015smog

Nel 2015, delle 90 città italiane monitorate attraverso la campagna “PM10 ti tengo d’occhio”, addirittura 48 – e cioè il 53% del totale – hanno registrato valori di polveri sottili maggiori rispetto al tasso di guardia. I dati parlano tremendamente chiaro. I giorni di superamento della soglia accettabile sono stati 115 per Frosinone, che guida la classifica. A ruota seguono Pavia, Vicenza e Milano, rispettivamente con 114, 110 e 101 giorni di “sforo”. Venezia figura all’ottavo posto, Roma al ventiseiesimo, preceduta di poco da Napoli.

A livello regionale, quanto a smog, il Veneto è da bollino rosso; mentre la Lombardia si attesta al secondo posto, tallonata dal Piemonte.

E tuttavia si deve puntualizzare che l’emergenza smog non è una novità. La maggior parte delle realtà urbane, dal 2009 ad oggi, supera i limiti ogni anno, e cioè l’ha fatto 7 anni su 7.

Ecco l’elenco completo del ‘settebello’ della vergogna:

Alessandria, Asti, Benevento, Bergamo, Brescia, Cremona, Frosinone, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Monza, Napoli, Padova, Parma, Pavia, Pescara, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Rovigo, Torino, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza.

L’aspetto che più deve far riflettere, consta poi nella data in cui il limite è stato superato. Si pensi, ad esempio, che a Frosinone il tetro appuntamento è corrisposto al 16 febbraio. Esattamente ad un mese dall’inizio del nuovo anno, già erano esauriti i giorni di tolleranza per le polveri sottili. Non è andata meglio per Pavia e Torino a febbraio, o Milano, Cremona, Venezia, Lodi, Monza, Padova, Treviso e Brescia a marzo.

Passando al 2016

Leggiamo uno stralcio del rapporto Mal’aria 2017:

“A dimostrazione che l’emergenza non conosce limiti temporali e normativi e che le concentrazioni degli inquinanti non si resettano da sole il primo giorno dell’anno, lo dimostra il bilancio di questo primo mese del 2017. I dati di gennaio, elaborati da Legambiente, indicano che [in] 25 giorni […], ben 9 città italiane presentano oltre 15 superamenti del limite giornaliero previsto per il PM10. […] Nel 2016 un capoluogo italiano su tre [monitornandone 96] ha oltrepassato il limite, per il PM10, di 35 giorni con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi per metro cubo prevista dalla legge.”

Ripercussioni sulla salutesmog

Non solo numeri, ma cifre che impattano fortemente sulla salute. E per chi preferisce ancora puntare gli occhi al portafoglio come primo discrimine, ebbene deve sapere che la spesa sanitaria facente fronte alle patologie causate dall’inquinamento dell’aria segna cifre pazzesche. Legambiente parla di un buffer ricompreso fra i 47 e i 142 miliardi di euro solo nel 2010.

Lo smog ha effetti devastanti sull’apparato cardiocircolatorio e respiratorio. Ingenera problematiche cardiache e polmonari; si spinge dalla più “banale” irritazione delle mucose sino allo scompenso cardiaco. È dimostrato che basta 1 ora di esposizione al giorno perché il nostro muscolo più importante risulti giocoforza indebolito.

Questo per non parlare poi degli effetti dello smog sui più piccoli (e cioè alla possibilità di sviluppare l’asma),  o delle ricadute a lungo termine rappresentate notoriamente dal cancro.

Ma se tutti, o quasi, già dispongono di queste informazioni… forse non in molti sono a conoscenza dell’impatto sulla pelle da parte delle polveri sottili.

Lo smog induce precoci macchie pigmentate sul derma (+25%); ed una scarsa ossigenazione dei tessuti concorre a restituire un colorito pallido, emaciato e nei fatti meno tonico. In altre parole, la pelle di chi è sottoposto a livelli di smog medio-alti, invecchia più in fretta. La qualità del derma diminuisce fortemente e le rughe si manifestano precocemente.

I capelli medesimi ne risentono, diventando più fragili, opachi ed ispidi.

Come rimediare?

Dobbiamo imparare a lasciare a casa l’auto. No, non è una provocazione.

Dobbiamo sforzarci attivamente di utilizzarla il meno possibile. Nel tempo libero andiamo a piedi e in bicicletta. Rechiamoci al lavoro a colpi di pedale o sfruttiamo i mezzi pubblici.

In secondo luogo, qualora optassimo per la bici, scegliamo una buona mascherina protettiva. Scartiamo cioè i modelli in carta, utilizzati in ambito sanitario, giusto per intenderci. Queste tipologie sono infatti studiate per non lasciar passare agenti contaminanti dall’interno all’esterno, ma non viceversa. Puntiamo su mascherine con filtri attivi, prestando attenzione all’etichetta e ricercando la sigla FFP2 o FFP3. I prezzi variano dai 10 ai 30 euro, e gli articoli assicurano un fattore di protezione pari all’80% e al 98% circa.

Ovviamente, questi ausili funzionano bene, ma al pari hanno una durata specifica. I filtri devono essere ciclicamente cambiati.

Fare la propria partesmog

Legambiente suggerisce di mettere a punto un piano nazionale di mobilità che penalizzi fortemente l’opzione auto e favorisca il trasporto pubblico. Si parla di una riduzione drastica della velocità di circolazione ai 30 km/h nei centri abitati; allo stesso tempo è previsto un implemento dei tracciati ciclabili come valida e concorrenziale alternativa all’auto. Dovrebbero poi essere ponderare tariffe ingenti sulle soste i cui ricavi siano poi devoluti al miglioramento del trasporto pubblico locale. E ancora, stop ai sussidi all’autotrasporto: si pensi infatti che le cifre relative al 2016, così come lo sono state per il 2015, fra aiuti diretti e indiretti sfiorano i 250 milioni di euro. Infine, si deve pensare di escludere la circolazione dei diesel dalle città e progressivamente vietare l’uso dei combustibili fossili (escluso il metano) per il riscaldamento degli edifici.