Ayurveda, medicina e arte del vivere

Ayurveda

Linguaggi differenti per esprimere un’unica grande verità

Tutto nell’universo è medicina secondo la filosofia Ayurveda, perché tutto ciò che ci circonda è anche dentro di noi.

Ora, se non ci soffermassimo debitamente su questo primo delicato passaggio, l’intera costruzione teorica che soggiace all’Ayurveda rischierebbe di essere fraintesa o peggio tacciata di grande ingenuità.

Ebbene, che cosa intende veicolare l’espressione: “tutto è connesso”? Semplificando estremamente i principi che animano la spiritualità dell’India, cogliamo a tutta prima un termine chiave, quello di Brahma. Brahma è la realizzazione fonetica della causa prima, la radice dell’universo. Ogni realizzazione contingente della materia dev’essere dunque rimandata a questa unità di fondo.

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Il molteplice, in breve, è un’illusione restituita dalla realtà fenomenica meglio nota come Samsara; essere e non-essere vi si trovano ben distinti all’interno, così come maschile e femminile, piacere e sofferenza. In verità però non sono affatto cose differenti, ma parte dell’unità. Senza l’una non vi sarebbe l’altra.

Inoltre, ciascun sé, ciascun Atman, o carattere, corrisponde a una manifestazione imperfetta e parziale dell’unico grande Atman, sperimentabile mediante la meditazione e la pratica dello yoga.

Per comprendere efficacemente l’Ayurveda, una delle quattro Saṃhitā dei Veda – i testi sacri agli Arii e redatti in lingua sanscrita -, bisogna partire dall’idea cardine che vi sia un’armonia, un equilibrio fondativo che si rispecchia e sottende persino il più piccolo e insignificante dei corpi.

L’armonia e i 3 dosha

L’Ayurveda però non si ferma qui e postula (ad un livello ancor più denso di significato) un equilibrio fra elementi o forze fondamentali in riferimento al vissuto della singola creatura. Ognuno ha perciò un equilibrio peculiare che vanta caratteristiche specifiche in base alle quali può risultare più predisposto di altri verso certe patologie. Questo equilibrio intimo, restituito dall’armonia di tre dosha o principi fondamentali, è posto quindi in relazione all’armonia di fondo.

L’armonia di fondo è perciò il parametro in base al quale sintonizzare i nostri dosha. Se questi suonano disarmonicamente, signfica che ci stiamo allontanando dall’equilibrio.

Vata, Pitta, Kapha

I dosha sovrintendono alla salute e alla malattia del soggetto. Parliamo di Vata (aria), Pitta (fuoco), Kapha (acqua). Chala è il movimento che corrisponde a Vata, Ushna (o calore) invece implica Pitta, e infine Dravya o fluidità si confà a Kapha. Ad ogni modo, approfondiremo più avanti questo peculiare aspetto del dosha.

Facciamo semmai il punto della situazione giunti sin qui. Non c’è che dire, quantomeno a primo acchito, la scienza ayurvedica pare proprio parlare di una cosa e la scienza occidentale di tutt’altra. Ma è davvero così?

L’intuizione del cosmo

Con ogni probabilità ci è richiesto lo sforzo (non certo da poco) di mettere da parte le differenze di nomi e criteri d’indagine, riprendendo quel che resta al fondo di ciascun metodo, ossia i grandi archetipi capaci di imporre da nord a sud del mondo una serena riflessione in merito al rapporto con il nostro corpo e la natura. Non siamo solo materia, ci spiegano sia l’Ayurveda che la fisica quantistica. Ovvio, ce lo fanno presente con parole diverse, e di sicuro noi occidentali siamo più avvezzi alla terminologia di quest’ultima; emerge però molto chiaramente che per entrambe le forme di “conoscenza” tutto all’origine è vibrazione.

Il comportamento delle particelle sub-elementari, illustra la fisica quantistica, è determinato dalla velocità dell’elettrone nell’orbitale esterno dell’atomo; e v’è un campo energetico, un campo unificato da cui emergono fluttuazioni o stringhe. Una teoria certamente complessa e affascinante che non sarebbe pensabile esaurire in poche righe, ma alla quale comunque vi rimandiamo.

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Linguaggi diversi per la medesima realtà

Non si tratta ovviamente di stabilire se abbia ragione la medicina occidentale o quella indiana. Si tratta di comprendere che vi sono in gioco anzitutto linguaggi differenti con cui si rappresentano gli stessi fenomeni. Un linguaggio scientifico da una parte e un linguaggio figlio dei Veda e perciò fortemente spirituale dall’altra. E siccome ogni linguaggio non è mai solamente un modo di esternare il pensiero ma l’essenza stessa del pensare, è chiaro che quando un linguaggio non sa “pronunciare” una certa questione, ebbene la esclude o non la ritiene valida. E solitamente l’uomo nega tutto ciò che non rientra nei canoni di lettura cui è avvezzo per educazione e tradizione.

Tutto (o quasi) di ciò che nel vocabolario scientifico siamo usi trovare, non lo incontreremo nell’Ayurveda; questo è bene saperlo. Ciò però vuol dire automaticamente che quest’ultima sia ciarlataneria? Affatto.

Alle radici del sapere

Nell’Ayurveda abbiamo grandi metafore, figure retoriche che restituiscono lo sforzo di venire a capo dei temi che da sempre interpellano l’essere umano. L’ayurveda rappresenta il tentativo di dar voce al micro e al macro. Ayurveda e medicina moderna parlano dunque delle stesse cose. Il dosha Vata, ad esempio e giusto per effettuare un parallelo, potrebbe essere descritto molto bene come il “sistema nervoso centrale e periferico”.

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Ecco, semmai – fra le due forme di conoscenza – è l’impostazione mentale a mutare, a produrre uno scarto abbastanza ampio. Sono per questo due conoscenze destinate a escludersi a vicenda? Come abbiamo tentato di mostrare, no. Con umiltà e reciproco ascolto, Ayurveda e medicina moderna hanno molto da dirsi e molto da cui trarre reciproco giovamento.

Il maestro e il testo

L’Ayurveda è molto di più che un ritrovato esotico o una medicina “alternativa” (nell’accezione dispregiativa e tipicamente etnocentrica che abbiamo ormai imparato ad associare a quest’ultimo termine). L’ Ayurveda è uno stile, un’arte. Letteralmente, dal sanscrito vedico: “la conoscenza” o “scienza del vivere”.

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Il medico ayurvedico non si limita ad attingere ad una testimonianza arcaica, né tantomeno a ripetere antichi gesti “secondo tradizione”. Vero, avrà a che fare con una forma da rispettare, con un’espressione della tradizione che diventa quasi culto; ma nell’ Ayurveda nulla degenera mai in credenza magica.  Ed è sufficiente osservare lungamente questi uomini di scienza e conoscenza per capire come nei loro gesti non vi sia della fede irrazionale o richieste d’intervento del “paranormale”. Nulla è cieco e irrazionale tuffo senza reti nella magia. V’è un sapere, v’è un metodo millenario e insieme uno sforzo costante di leggere, ricordare e provare… non da ultimo innovare, sperimentare quel che si sta facendo e perché lo si sta ancora facendo.

Un approccio olistico

L’ Ayurveda è frutto di dedizione e contatto del medico praticante con una guida, un maestro. Ergo, non si può imparare l’arte unicamente dai libri e dai testi perché al pari anche per decifrare questi ultimi serve una guida che disponga preventivamente della chiave di lettura. Un esempio semplice: alcuni testi fondamentali sono pagine raccolte in ordine sparso, e perciò chi potrebbe mai capirne il contenuto limitandosi a consultare una pagina dopo l’altra?

Il medico Ayurvedico vanta una conoscenza di fondo tramandata per generazioni di padre in figlio, plasmata fra studio dei maestri e pratica con i maestri; fra queste la nota “lettura del polso”.

Il principio, ad ogni modo, non è mai quello di intervenire sulla malattia ma – se si è afferrata la filosofia di fondo – sulla persona, sul suo equilibrio spirituale restituito dalla connessione intima di mente e corpo.

5 elementi, un unico punto d’equilibrio

L’ayurveda insegna, potremmo dire, il contatto profondo dell’uomo con l’universo, l’arte di esprimere al meglio sé stessi e le proprie qualità. Dunque, per pervenire all’ispirazione profonda è necessario rasserenare la mente con silenzio e purezza meditativa, apprezzare la natura e vivere in armonia con essa.

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Due pilastri irrinunciabili: silenzio della mente e contatto con la natura. Se non capiamo questo, davvero non possiamo approcciare il tema ayurvedico senza avvilirlo o misconoscerlo, banalizzarlo. Se non cogliamo questo, non capiremo neppure il senso dell’impiego di erbe, dei metalli purificati e dei minerali ridotti in polvere.

Il corpo e lo spirito

Ergo, in primo luogo è il medico praticante, l’ Ayurveda, a dover essere sereno, stabile e in equilibrio. Deve egli per primo conoscere sé stesso. Solo così potrà aiutare l’altro a trovare l’armonia con sé stesso, la vibrazione armonica con l’Uno. Solo rispettando le grandi leggi dell’armonia e della coerenza che travalicano il singolo si può fare Ayurveda. Ed è evidente: impossibile separare il corpo dalla mente durante la terapia. È perciò l’approccio alla vibrazione di fondo che conta, in quanto le erbe non vanno a spegnere un sintomo ma ad interagire con i 5 elementi fondamentali (acqua, fuoco, aria, terra, spazio).

In breve, non c’è salute sul piano fisico senza salute mentale, ed il corpo è unità di mente e corpo sotto il paradigma dello spirituale.

Un tema perduto

Più ci si avvicina all’ Ayurveda con umiltà e rispetto alla natura, più la si osserva nei suoi complessi meccanismi con una predisposizione d’animo alla tutela e all’equilibrio, e più si potrà percepire ed apprezzare una cultura, una grande ricchezza, un “tema perduto”… qualcosa che l’occidente ha dimenticato. Pensiamo anche solo alle preghiere recitate all’atto di prelevare una pianta dal terreno, chiedendo scusa a lei e perciò a Dio, ringraziando per il potere di guarigione concesso. Dove potremmo mai osservare una simile sacralità del luogo e del vegetale nella modernità? Abbiamo parchi naturali per sottrarre flora e fauna alla barbarie indiscriminata della messa a profitto, ma nella vita di tuti i giorni, dietro casa o sul lavoro, non riusciamo ad esperire nulla pressappoco simile ad un reale contatto con l’elemento naturale.

L’armonia dei doshaayurveda

Non c’è che dire, noi Occidentali abbiamo sacrificato molto nel nome del progresso materiale. Abbiamo dimenticato tanto. In primo luogo abbiamo perso la capacità (non la possibilità) di essere felici, sereni. In equilibrio.

Riprendendo i ragionamenti di cui sopra veniamo più propriamente a delineare i dosha o energie vitali; ciascuna ha caratteristiche specifiche e presenti in tutti gli individui. La filosofia dell’India prevede che nello stato di salute i tre dosha si trovino in equilibrio, mentre in caso di malessere giocoforza uno più di essi risultino sbilanciati.

Vata

In primis incontriamo Vata, principio del movimento, legato ad aria e spazio (ricompresi nei 5 fra cui anche fuoco, acqua e terra). Vata è posto in relazione con tutto ciò che nel corpo è movimento, vale a dire circolazione sanguigna, sistema nervoso, respiratorio e linfatico. Vata, è il più etereo dei dosha nonché idealmente collocato dal bacino in giù. Sulle proprie spalle reca gli altri due elementi più pesanti e comprenderete facilmente le ragioni di questa geniale trovata della cosmogonia indiana: in quanto più leggero, Vata tenderebbe altrimenti a fluire verso l’alto lasciando scoperto il corpo.

Pitta

Pitta, secondo dosha, risulta composto da fuoco ed acqua, e con ciò evidentemente legato al tema della trasformazione. Pertanto, dove se non nei processi digestivi e mentali – dunque in connessione con l’elaborazione emotiva – potrebbe mai trovarsi questo dosha?

Kapha

E siamo infine a Kapha, il dosha che lubrifica, relato ai fluidi corporei dacché sinolo di acqua e terra. Kapha si colloca in corrispondenza dell’intestino tenue.

Terapia Ayurvedicaayurveda

I 3 dosha possono essere alterati dagli atteggiamenti sbagliati, così come da azioni non opportune svolte durante la giornata o nel corso della vita. Per “non opportuno” dovremmo intendere sostanzialmente un uso in difetto o in eccesso dell’apparato sensoriale, iperstimolato o ipostimolato da pulsioni e desideri.

Come si può dedurre dal quadro generale, l’Ayurveda mira pertanto non già al guadagnare un mero punto di mezzo, quanto al ripristino dell’armonia che consente di esprimere sé stessi, vivendo in pienezza e autenticamente prima ancora che stabilizzando o normalizzando al ribasso determinate condotte.

Comparazione…

Le terapie Ayurvediche spaziano nell’ordine dall’impiego di erbe, metalli e minerali, per inscrversi sotto la stella della meditazione e più in generale alla cura della propria integrità intesa come ricerca di una dieta sana e di una mente serena e rilassata.

Il modo migliore per intraprendere un percorso di terapia è quello di prendere dimestichezza con il pensiero dell’India; prepararsi ad accettare l’alterità dei paradigmi dominanti senza giudicare ma bensì comparando, sempre con umiltà, questi ultimi ai nostri.

 

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