Onicomicosi, prevenzione e trattamento

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L’impatto degli agenti patogeni sull’unghia

L’ onicomicosi è molto spesso un retaggio estivo… Calzature insalubri e tanto caldo possono aver indotto una maggiore sudorazione, e così il piede – preda dell’umidità – è andato in contro a questa affezione.

E tuttavia, è molto facile sviluppare l’onicomicosi altresì frequentando spogliatoi e piscine, ovvero luoghi dove i microrganismi reperiscono l’entourage più idoneo alla propria manifestazione. Assistiamo dunque ad una patologia nelle condizioni di compromettere seriamente la salute dell’unghia. Quest’ultima, una volta colpita si presenta infatti più spessa ed opacizzata, ma al contempo deformata e nei fatti più fragile. I principali responsabili sono i funghi, i lieviti e le muffe.
Non dobbiamo dimenticare che le onicomicosi non sono facili da debellare e perciò devono essere approcciate in tempo, prima che migrino di sede in sede. Specie nel paziente diabetico, non bisogna perdere tempo: il rischio di compromissione batterica dei nervi e del circolo ematico, sfortunatamente non è un’ipotesi remota.

Le unghie

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Vere e proprie barriere protettive delle dita, nonché tecnologie – per quanto arcaiche – sempre all’altezza del compito a cui sono preposte: in primo luogo, ad armeggiare con oggetti infinitamente piccoli, spiluzzicare, liberare.

E non a caso è nel primate che l’artiglio si fa protesi; migrando dalla difesa alla produzione. 

Le unghie si presentano perciò come lamine, stratificazioni di cheratina, materiale che conferisce loro durezza ma anche una certa flessibilità; e possono crescere sino ad 1 millimetro al giorno, in relazione alla luce e alla stagione dell’anno.

Anatomicamente, la radice è quella porzione inserita negli strati del derma da cui fa capolino la lunula, proiezione biancastra e semicircolare più spessa e nei fatti più chiara.

Abbiamo dunque la lamina, i cui perimetri sono sanciti dal solco ungueale inferiore e distale. La cuticola, in gergo “pellicina”, ricopre la radice dell’unghia facendo in modo che i batteri non vi penetrino all’interno.

Prevenzione delle onicomicosi

Una corretta pratica d’igiene resta la strategia più puntuale per ostacolare la proliferazione di infezioni e patologie di sorta. I piedi dovrebbero essere sempre accuratamente strofinati con acqua e sapone, dunque asciugati con dovizia persino negli interstizi fra un dito e l’altro.

Al pari le unghie devono essere debitamente tagliate, pulite e presentare i bordi opportunamente rifilati. Infatti, i microorganismi – responsabili dell’onicomicosi – possono infiltrarsi fra unghia e letto ungueale. Le  cuticole, invece, non andrebbero mai rimosse.

È molto importante – inoltre – non infilare una scarpa con il piede bagnato o in assenza di calze. Quest’ultime, per di più, dovrebbero essere di cotone e non già in nylon. I funghi trovano l’ambiente ideale ove non batte luce ed il tasso di umidità è garantito. Da questo punto di vista, cos’altro meglio di un paio di scarpe?

Accortezze

Qualora frequentaste un centro d’allenamento, ricordate sempre di indossare le ciabatte mentre siete sotto la doccia e quindi di non appoggiare i piedi direttamente a terra durante la vestizione o la svestizione. Qualora foste amanti della piscina, in ultima, non recatevi alla vasca a piedi nudi.

Cambiate regolarmente le calze, specie se sudate, e ricordate di aver cura delle vostre calzature. Scegliete la scarpa più idonea alle vostre esigenze, e puntate se possibile sull’opzione traspirante.

Classificazione

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Subungueale distale

La tipologia più diffusa risponde alla nomenclatura subungueale distale ed è nella sostanza un’infezione provocata da un batterio (il Trichophyton rubrum) che va ad intaccare il letto ungueale e la regione inferiore dell’unghia stessa; sicché, procederà dalla cuticola. Questa tipologia può interessare sia le dita dei piedi che delle mani, mentre la predisposizione genetica al relativo sviluppo gioca probabilmente un ruolo chiave.

Subungueale prossimale

Si presenta solitamente come effetto collaterale e spia di una deficienza del sistema immunitario del paziente, sicché è raro assistere a questa condizione in un paziente sano, se non per fattori di origine traumatica. Il batterio responsabile di quest’onicomicosi è sempre il rubrum.

Superficiale

Colpisce in prevalenza le unghie dei piedi. Responsabile della condizione sono agenti patogeni che invadendo per l’appunto i primi strati dell’unghia disseminano dapprima chiazze biancastre sulla superficie e dunque finiscono col ricoprirne l’estensione rendendo ragione di una alterazione nella consistenza e nella resistenza della stessa. L’unghia andrà perciò in contro ad una facile degenerazione, si presenterà porosa e friabile.

Da candida

Ne sono soggette le unghie sottoposte a traumi o interessate da precedenti infezioni. Solitamente si descrive la condizione come derivata di una candidosi mucocutanea cronica.

Ultima ma non ultima, l’onicomicosi distrofica, la quale si presenta come quadro grave delle precedenti ed impatta sulla totalità dell’unghia, distruggendola.

Diagnosi

Esclusa un’alterazione dovuta a traumi o ad altre condizioni patologiche a carico dell’unghia stessa, come per esempio la psoriasi, le dermatiti o i tumori, si procede prelevando un campione dell’unghia interessata mediante curette o bisturi.

A quel punto, chiaro il quadro clinico, sarà lo specialista a consigliare la terapia idonea a debellare l’onicomicosi.

Terapia

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Ad oggi è possibile avvalersi di tre differenti iter:

Posto che per una corretta diagnosi dell’ onicomicosi è sempre bene prendere contatto con il proprio medico, in relazione al parere dell’esperto si può articolare una terapia costituita dall’impiego di farmaci ad uso topico, orale oppure intradermico con iniezioni. L’intervento di rimozione dell’unghia, resta invece l’ultima opzione.

Sicché, potremo avvalerci di creme e smalti. Le prime a base di clotrimazolo, econazole, miconazolo o terbinafina; i secondi, da applicare una o più volte al giorno sulla specifica area coinvolta. Nomi noti sono il Trosyd® e il Locetar®.

Fra i principi attivi delle compresse abbiamo invece il ketoconazolo.

Ultima ma non ultima, un’opzione di qualità potrebbe rivelarsi anche la terapia fotodinamica.

 

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