Nei o nevi, come imparare a riconoscerli

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L’alfabeto utile alla prevenzione…

Muovendo oltre la fattispecie vascolare che comprende emangiomi e macchie rosse – come scrivevamo in un recente pezzo -, i nei o nevi pigmentati (di cui fanno parte anche le macchie mongoliche), appaiono in qualità di piccoli spot normalmente tondeggianti e piatti, ma talvolta anche in rilievo o di poco sporgenti.

Il loro colore spazia dall’incarnato scuro al nero, possono presentarsi in gruppi o isolati, così come scurire a margine dell’esposizione solare, comparire o ingrandirsi nel corso della vita, specie durante la pubertà o le gravidanze.

Diversamente, i nevi congeniti in genere sono presenti sul corpo sin dalla nascita e gli esperti riferiscono una correlazione più marcata fra la loro presenza e lo sviluppo di neoplasie. Andrebbero perciò debitamente monitorati e mappati da un dermatologo.

L’alfabeto diagnostico dei nei

Ciascuno dovrebbe sentirsi responsabile della salute della propria pelle. Il che, è evidente, poco o nulla ha a che vedere con l’assiduità con cui ci si rivolge all’industria dei prodotti cosmetici.

Curare la salute del derma significa infatti agire responsabilmente nei più piccoli gesti quotidiani. In primis, esporsi con criterio al sole, specie nei mesi estivi, utilizzare con moderazione le lampade abbronzati, non lasciarsi dominare dall’ossessione per l’abbronzatura e procedere per gradi all’esposizione dopo i lunghi mesi invernali. Fra le cause del melanoma cutaneo, non a caso, i raggi UV giocano il fattore chiave. È sufficiente una brutta scottatura e l’esposizione distratta al sole (specie nelle ore centrali del giorno, col sole a perpendicolo) per agevolarne statisticamente la comparsa, anche a distanza di anni.

Meglio dunque utilizzare un buon filtro solare ed avere pazienza: la tintarella sarà forse meno repentina, ma di sicuro più salutare. Sotto ogni punto di vista.

Ora, ciascuno di noi vanta dai 30 ai 50 nei sparsi sul proprio corpo. Come monitorarli?

Attraverso due semplici passaggi: l’autoesame condotto alla luce dell’alfabeto dei nei e la visita dermatologica (mappatura).

Concentriamoci sul primo dei due momenti. Sarà sufficiente ritagliare pochi minuti del proprio tempo, ciclicamente, preventivando una permanenza allo specchio lievemente più lunga, magari dopo una doccia.

ABCDE…

Posizionatevi di fronte ad uno specchio, e iniziate l’ispezione dal volto. Aiutandovi con una seconda superficie riflettente, dunque uno specchio a parete o portatile, procedete con il collo e le spalle, la schiena, il petto, braccia e ascelle. Concludete l’indagine sui piedi, senza tralasciare le aree del corpo più nascoste (inguine) o solo apparentemente immuni (come le mani, i palmi e le unghie).

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Melanoma

Applicherete su ciascun neo i criteri guida riassunti in poche lettere dell’alfabeto, in genere quelle dalla A alle E, sebbene vi sia chi si spinge in elenchi più dettagliati. Noi siamo dell’opinione che bastino queste prime 5 lettere per identificare un potenziale neo sospetto, e dunque preventivare una visita dal dermatologo per dare una risposta al dubbio.

A

La prima lettera identifica una qualità piuttosto generica, complessiva, e sta per “asimmetria”. Il nevo, nel suo aspetto globale, non deve dimostrarsi disomogeneo, ma somigliare quanto più possibile ad una piccola sezione sferica senza aree agglutinate. Gli esperti consigliano di studiare il neo rappresentandosi mentalmente una griglia in cui separarne le porzioni. Nella sostanza, si proverà a suddividere idealmente l’area a metà, dapprima orizzontalmente e poi verticalmente. Eventuali anomalie in uno dei quadranti individuati andrebbe quindi appuntata e monitorata a distanza di qualche tempo. Altrimenti, senza allarmismo, rivolgetevi sin da principio al vostro medico di fiducia.

B

Un secondo dettaglio a cui prestare attenzione sono i “bordi”. Questi dovrebbero presentarsi sostanzialmente regolari. In caso invece appaiano  frastagliati, meglio optare per un consulto.

C

Terza variabile: il “colore”. La pigmentazione tendenzialmente non dovrebbe mutare nel tempo. Ovvio, se la pelle si abbronza, anche il neo scurirà. Ma dovremmo approfondire ogni variazione cromatica considerevole, specie se relativa ad una porzione specifica e non all’interezza del nevo. Insomma, se il neo scurisce e presenta due colori, si consiglia di prenotare un appuntamento con il dermatologo.

D

Le “dimensioni” fungono da quarto criterio guida. Nel caso in cui il diametro superi i 6 millimetri, probabilmente (ma non necessariamente) siamo in presenza di un neo sospetto.

E

In linea generale, su tutti spicca quest’ultima lettera stante per “evoluzione”. Un nevo che mutasse velocemente in termini di aspetto, forma, colore o consistenza, andrebbe sempre indagato.

Rimuovere un neo

A margine di una biopsia, o comunque su prescrizione del dermatologo di riferimento, è possibile procedere con la rimozione di un neo sospetto secondo tre approcci:

  • Il primo consiste nella fotocoagulazione con laser. L’intervento si svolge in pochi minuti e si palesa come assolutamente mini-invasivo. Il paziente dovrà semplicemente curarsi di tornare presso la struttura il giorno successivo per cambiare la medicazione e mantenere la nuova per un periodo di circa una settimana. Al termine di questo periodo provvederà ad applicare un’apposita crema che previene la formazione di cicatrici ipertrofiche.
  • Una seconda metodica è invece l’asportazione chirurgica vera e propria. Il lembo di pelle recante il neo viene asportato ed inviato al laboratorio per l’esame istologico. I punti di sutura saranno rimossi in capo a circa 20 giorni dall’intervento.
  • Infine, in qualità di metodica riservata alle lesioni di natura benigna, il nevo viene decapitato e quindi la porzione rimanente coagulata a caldo. A differenza del laser, che non consente l’esame istologico, quest’asportazionea shaving” consente di combinare i vantaggi della chirurgia classica all’invasività minima del laser sulla ferita.
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