Cicatrici ipertrofiche e cheloidi, cosa sono?

cicatrici

Come riconoscerle e approcciarle

Cicatrici ipertrofiche e cheloidi sono il risultato di una ferita guarita male. Questo si sente dire in gergo. Ma esattamente, come si guarisce da una ferita?

Il miracolo della guarigione

Un’incisione chirurgica o una ferita dermo-epidermica dai margini ravvicinati rispondono al medesimo processo di guarigione.

Lo spazio di discontinuità fra i lembi di pelle si riempie di sangue, che progressivamente coagula per contrastare l’emorragia e trattenere in prossimità i margini. A contatto con l’aria, il coagulo si disidrata sempre più sino a formare una crosta; una vera e propria pellicola protettiva all’ombra della quale principiano infinitesimali ma fondamentali processi riparativi.

Per primi si attivano i cheratinociti limitrofi alla regione lesionata. Alla velocità di mezzo millimetro al giorno, essi si muovono al di sotto del tessuto in necrosi (escara); entro un paio di giorni la riparazione epiteliale può dirsi conclusa. In capo a 72 ore, le cellule endoteliali dei capillari limitrofi si estenderanno nella ferita, dando il là al fenomeno della neoangiogenesi. Entro due settimane si assiste alla perdita della crosta. Trascorso un mese, il collagene è ripristinato e la ferita rimarginata.

Ma…

Capita, tuttavia, che non sempre il processo di guarigione avvenga nelle condizioni ideali. L’estensione del trauma e la profondità della lesione sono solamente due delle dimensioni che concorrono a determinare l’evoluzione del processo cicatriziale. Subentra infatti in maniera decisiva la localizzazione della ferita, la riposta infiammatoria e quindi lo stato di salute metabolica del soggetto. In presenza di diabete mellito, di carenze vitaminiche o di disfunzioni circolatorie, è molto facile che la cicatrice vada in contro ad una errata conformazione.

Che cos’è esattamente una cicatrice?

Una medicazione condotta dal nostro corpo al fine di colmare un gap formatosi sul derma.

La rimarginazione delle ferite può evidentemente seguire due strade:

  • rimpiazzare le cellule danneggiate con altre della stessa tipologia,
  • o altrimenti provvedere alla loro sostituzione con tessuto connettivo.

Ed in quest’ultimo caso il procedimento prende il nome di fibrosi, che causa una cicatrice permanente.

L’esito cicatriziale

Come emerso dalla rapida panoramica, l’esito cicatriziale viene influenzato da diversi fattori. Esso è un’alchimia delicata che restituisce fenomeni riparativi di due macro-tipologie:

  • Abbiamo una guarigione per “prima intenzione” allorché la ferita (chirurgica o accidentale) non sia soggetta ad infezione e vanti margini di discontinuità quanto più ravvicinati.
  • Abbiamo invece una guarigione per “seconda intenzione” quando il processo riparativo venga alterato in misura variabile dai fattori sin qui elencati.

Cicatrici ipertrofichecicatrici

Posto che le ferite di un certo rilievo guariscono solamente per “seconda intenzione”, l’origine delle cicatrici ipertrofiche può essere individuata anche nello stato di salute del soggetto.

Responsabili dell’aspetto in rilievo della cicatrice sono i miofibroblasti, che sintetizzano tessuto fibroso oltre la necessità contingente.

I fattori ingeneranti l’ipertrofia delle cicatrici che appaiono connessi alla pratica chirurgia sono invece di due tipologie; un ritardo nella guarigione provocato dalla presenza di ematoma e di infezione, ed un carattere di tensione cutanea provocato da una sutura mal posizionata.

Le regioni corporee ove è più facile reperire la presenza di cicatrici ipertrofiche sono quella toracica e scapolare, unitamente al lobo dell’orecchio

Cheloidi

cicatriciCicatrice ipertrofica con caratteristiche morfologiche abnormi, tendenti a risolversi in linee frastagliate, simili per l’appunto a chele di granchi. I cheloidi sono di consistenza spugnosa e generalmente dovuti all’eccessiva neocollagenogenesi. Sono facilmente riconoscibili specie perché la loro foggia supera di gran lunga le dimensioni originarie della ferita.

A parità di estensione di una lesione sulla medesima area, pertanto, può capitare che soggetti differenti non presentino i medesimi esiti cicatriziali. E qui la predisposizione genetica, gioca un ruolo importante.

D’altra parte i cheloidi non originano solamente da ferite chirurgiche o traumatiche, ma altresì da varicella, acne grave e follicoliti.

Il cheloide si presenta come una cicatrice rossa, al limite traslucida dacché assai vascolarizzata. Progressivamente, l’inestetismo tende a crescere ed elevarsi, assumendo una colorazione rosata ed una consistenza morbida.

Oltre al danno estetico, possono provocare prurito e dolore giacché premono sulle terminazioni nervose.

Trattamento

Le principali strategie d’intervento dipendono dall’ampiezza e dalla regione interessata.

  • Applicazioni gel o cerotti a base di silicone (Euscar®, Dermatix®, Youderm CIX®, Vicutix Scar gel®, Kelocote gel®, Cicacare®, Hansaplast cerotti®, Resolve®).
  • Iniezione intralesionale di corticosteroidi (che stimolano l’enzima lattasi, contrastante la sintesi di collagene ed elastina).
  • Infiltrazioni di interferone o di triamcinolone, sostanza medicamentosa in grado di ostacolare il processo di fibrosi. Una metodica però che nel lungo termine potrebbe portare all’atrofia dell’area ed alla depigmentazione cutanea.
  • Qualora la cicatrice comporti qualcosa di più di un semplice inestetismo, è possibile intervenire chirurgicamente mediante “escissione” del tessuto interno alla lesione o all’asportazione completa della stessa. 
  • Altre alternative si configurano la crioterapia, che si avvale dell’azoto liquido per congelare la conformazione, la radioterapia e la dermoabrasione con laser (solitamente CO2).

Il laser

Il laser interviene in poche sedute; sopprime efficacemente l’attività dei fibroblasti e si configura perciò come la migliore alternativa specie per i cheloidi.

Dal momento che il soggetto con formazione cheloidea risulta di per sé predisposto a sviluppare cicatrici ipertrofiche, è da escludersi infatti un atto di asportazione chirurgica. Per quanto trattato con corticosteroidi al fine agevolare il processo di guarigione, il rischio che l’inestetismo si ripresenti sin dall’immediato è quasi certa.