Cellulite, l’inestetismo venduto come malattia

cellulite

Cos’è, come si manifesta e come intervenire

La cellulite vende, specie se agitata come malattiaTuttavia, non essendo una patologia nelle condizioni di pregiudicare la vita del paziente o le sue capacità, fino al secolo scorso non avrebbe potuto vantare lo statuto odierno; e giocoforza, sarebbe stato impossibile medicalizzarne l’esperienza.

Una “malattia” moderna?

Con la modernità, all’opposto, il concetto di patologia si è allargato, sino ad intercettare il panorama camaleontico del benessere psico-fisico. Un’operazione funzionale al disease mongering (mercificazione della malattia).

E tuttavia, se per un verso la cellulite passa per malattia, dall’altro le sue premesse vengono debitamente trattate solo di rado. I ritrovati in commercio sono di certo utili, ma per provare realmente a contrastare la cellulite bisogna capire che cosa essa sia veramente.

Cos’è la cellulite

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Trattasi di una condizione molto frequente, con una frequenza pari ad oltre il 90% nelle donne al di sotto della menopausa. La sua manifestazione è conseguenza diretta della stasi del microcircolo nei livelli più profondi della cute. Andrebbe perciò più propriamente definito una compromissione funzionale del tessuto.  In questo caso, un disequilibrio localizzato a danno del microcircolo, che rallentando genera ritenzione idrica. Se accompagnata dalla presenza di accumuli adiposi, si connota un’ipertrofia volumetrica delle cellule adipose stesse, che si rompono e liberano i trigliceridi negli interstizi.

La cellulite è dunque una pannicolopatia edemato-fibrosa. Ed ora ne capiamo il perché.

Quanto a zone elettive di manifestazione, si annoverano le cosce, i glutei, i fianchi, l’addome, e persino gli arti superiori.

Come si manifesta

La cellulite conosce differenti stadi di sviluppo e si configura a prescindere dallo stato adiposo della paziente.

Comincia con solchi diffusi che rendono la cute simile per l’appunto alla buccia dell’arancia. Al tatto, si presenta come una mescita di porzioni più morbide ad altre più dense, il che pregiudica l’irrorazione sanguigna e rende ragione di una superficie meno luminosa e vivace. Questa è meglio nota come fase edematosa. La pannicolopatia si avverte unicamente alla palpazione.cellulite

La fase successiva quindi, definita fibrosa, prevede il coinvolgimento dell’adipe. Le cellule in esame degenerano, perdono la loro funzionalità, si distanziano a causa dei fluidi accumulati. Parimenti, comprimono le fibre elastiche. I capillari mutano in noduli, il collagene diminuisce e la cellulite emerge anche alla vista.

Segue a questo punto la terza ed ultima fase meglio nota come sclerotica; laddove i noduli si espandono maggiormente, il tessuto subisce alterazioni cromatiche e le depressioni si fanno più marcate. Alle ondulazioni cutanee, segue uno stato di dolorabilità variabile.

Stadiazione

Sostanzialmente, parliamo di cellulite compatta quando la persona (di norma giovane) non accusa alterazioni visibili sul derma, se non all’atto di pinzare l’area fra le dita. Al contrario, qualora associata a ptosi tessutale – e età avanzata – è visibile sin dalla stazione eretta e prende il nome di flaccida. Una combinazione fra le condizioni precedenti si ibrida nella tipologia mista, che poi è anche la più frequente.

Va da sé che tanto più l’adiposità è rilevante, specie in condizioni di obesità, e tanto maggiore sarà il carattere spugnoso dell’inestetismo.

In ultima, al crescere della profondità dell’inestetismo, l’affaticamento venoso e linfatico emerge in maniera direttamente proporzionale.

Come si forma

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Un ruolo chiave è sicuramente giocato dagli estrogeni, ed ecco il motivo per cui le donne ne sono maggiormente interessate. La cellulite è favorita dall’accumulo o da variazioni dei suddetti ormoni, dacché responsabili della ritenzione idrica e dell’accumulo di trigliceridi nelle cellule adipose.

In secundis, intervengono i fattori alimentari, specie le diete ipercaloriche o ricche di zuccheri e carboidrati (iperglucidiche); compartecipano le cattive abitudini come il fumo, l’alcool e la sedentarietà – che facilitano l’accumulo di tossine -, l’eccesso di farmaci (come gli anticoncezionali), la disidratazione, la carenza di fibre, e non da ultimo un abbigliamento eccessivamente costrittivo (limitanti il ritorno venoso-linfatico).Fattori aggravanti

Uno sbilanciamento nei volumi muscolari dovuto a diete restrittive condotte in tempi estremamente brevi ne è un esempio; come pure una vita eccessivamente sedentaria (specie se connessa a posture errate e all’accavallamento delle gambe per molte ore). Gli squilibri ormonali e dunque il rallentamento del metabolismo, con il conseguente ristagno di fluidi e tossine possono dirsi peraltro fattori derivati dallo stress.

A dispetto di quanto si possa credere, infine, anche un’attività fisica eccessiva può aggravare la cellulite. Pensiamo alla corsa, a sport ad alto impatto o pratiche come bodybuilding, per esempio.

Molto meglio dunque prediligere un’attività aerobica più blanda come la camminata, il ciclismo dolce o il nuoto.

Diagnosi

È importante rivolgersi al medico per un accurato e competente esame diagnostico. Al di là della palpazione, infatti, vi sono tecniche come l’ecografia o la plicometria, o ancora la termografia, in grado di fornire un quadro dettagliato della stadiazione dell’inestetismo e quindi predisporre la terapia più corretta.

Alcune regole d’oro

Dieta ricca di vegetali e fibre, bere molto, limitare al massimo gli alcolici e in genere non fumare sono i quattro pilastri della prevenzione. Intervengono poi una dieta iposodica e ipocalorica (compatibilmente al proprio lavoro), e la pratica sportiva costante, continuativa, possibilmente aerobica. È altresì possibile associare massaggi linfodrenanti, pressoterapie, prodotti dermatologici o dietetico-drenanti.

Forse non si potranno eludere i fattori genetici né quelli ormonali. Di sicuro però si potranno arginare quelli di origine nervosa, nutrizionale e metabolica dovuti alle cattive abitudini.

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