Abbronzatura e falsi miti: a cosa credere e a cosa no

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Le leggende metropolitane estive da sfatare

Con l’estate alle porte, per non farsi trovare impreparati, è meglio fare chiarezza su alcune false credenze legate al mondo dell’ abbronzatura e delle creme solari.

Le pelli scure non hanno bisogno di protezione solare. FALSO

I raggi UV non fanno differenze. Penetrano, danneggiano e invecchiano qualsiasi tipo di pelle. Certo, alle pelli già scure occorre più tempo per bruciarsi ed hanno una protezione naturale maggiore rispetto alle altre, ma sono comunque soggette al fotoinvecchiamento e, in percentuale minore, ai tumori cutanei. Anzi, per certi aspetti può risultare persino più pericoloso, perché i fototipi scuri tendono ad essere superficiali e meno attenti alla protezione della loro pelle. Non vi è mai capitato di scottarvi quando già abbronzati? Ecco.

Con la crema protettiva niente abbronzatura. FALSO

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Fig.1

I filtri solari, per definizione, servono a filtrare, o al limite schermare, i raggi solari, non a bloccarli del tutto. Non a caso le diciture “Sun Block”, e simili, sulle confezioni dei solari sono vietate per legge in quanto lasciano passare un messaggio errato. Anche la protezione più alta arriva a schermare circa il 98% dei raggi UVB, non di più. L’importante è usare l’indice SPF più adatto al proprio fototipo (per scoprire il vostro leggete qui) e man mano che ci si abbronza diminuire il fattore protettivo. È senz’altro vero che l’ abbronzatura sarà più graduale, ma molto più sana e duratura, evitando l’aspetto a macchie di leopardo tipico delle scottature.

Una crema vale l’altra. FALSO

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Fig.2

Sarebbe come dire che ogni pelle è uguale. Invece sappiamo bene che non è così. Le pelli secche avranno bisogno di extra idratazione dal momento che il sole tende ad asciugare la cute e a spogliarla del suo naturale quantitativo d’acqua; le pelli grasse invece necessiteranno di prodotti leggeri che non occludano i pori.

Allo stesso tempo viso e corpo presentano caratteristiche cutanee diverse che vanno tenute in considerazione. Per esempio, nel caso di acne è preferibile scegliere un prodotto per il viso in gel e senza filtri chimici per non appesantire la pelle e lasciarla libera di traspirare. Nonostante il nostro corpo possa apparire già abbronzato, ci sono dei punti particolarmente sensibili che potrebbero richiedere SPF elevati, come la nuca, le orecchie e i piedi. Ai bambini, infine, vanno applicati prodotti specifici, non la stessa crema di mamma e papà, perché la loro pelle è molto più sensibile e delicata, e alcuni principi chimici potrebbero irritarla.

All’ombra o se è nuvoloso la protezione solare non serve. FALSO

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Fig.3

I raggi del sole filtrano attraverso nuvole, tessuti e vetri. L’ombrellone in spiaggia riesce a schermare il 75% dei raggi solari, finestre e finestrini bloccano gli UVB ma non gli UVA e le normali magliette di cotone corrispondono ad un SPF inferiore a 10 se asciutte, intorno al 2 se bagnate. Quindi la protezione solare va usata sempre e comunque. Senza contare che, soprattutto al mare o in piscina, la sabbia e l’acqua fungono da superfici riflettenti. Per fugare ogni dubbio basta guardare le previsioni meteo: quando l’indice UV è uguale o superiore a 3 è meglio proteggersi.

Chi si fa le lampade non ha bisogno di mettere la crema sotto il sole. FALSO

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Fig.4

Le lampade UV non attivano il processo di sintesi della melanina. Esse si limitano ad ossidare la melanina già presente che scurisce e conferisce quel colore leggermente aranciato che è così riconoscibile nei soggetti che fanno spesso uso di docce o lettini abbronzanti. Non per niente è un tipo di abbronzatura che non dura nel tempo, se paragonata a quella del sole. In ogni caso è meglio usare un prodotto con fattore di protezione anche nei centri estetici.

Le creme solari possono contribuire a causare una carenza di vitamina D. FALSO

Si tratta di uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi e che non trova un parere unanime. Per sintetizzare la vitamina D, così importante nei bambini per la crescita e negli adulti per le ossa e lo scheletro, c’è bisogno di assorbire una percentuale di raggi ultravioletti B.

Certo, le creme solari schermano la pelle dalla maggioranza di queste radiazioni, ma non le bloccano tutte. Allo stesso tempo è sufficiente che una piccola zona del corpo sia esposta per pochi minuti al giorno: nel tragitto per il lavoro o il supermercato, durante la pausa pranzo, mentre si buttano le immondizie. Se questo non bastasse ci sono dei cibi che integrano l’apporto di vitamina D nell’organismo, come pesce e uova. In ultima analisi sembra che un gruppo di ricercatori abbia sviluppato una formula per consentire la sintesi di vitamina D pur mantenendo una corretta protezione cutanea. Pertanto non ci sono scuse: bisogna usare i filtri solari.

Si può riciclare la crema solare dell’anno scorso. FALSO

Le creme solari sono costituite da sostanze che possono alterarsi con il tempo, il calore, la luce o il contatto con elementi esterni, come la sabbia o l’acqua. Per quanto fotostabili, le creme solari hanno una scadenza che va rispettata. Se essa non è indicata sul flacone basta fare riferimento al disegnino del barattolo con il coperchio sollevato che reca la dicitura della durata del prodotto una volta aperto: 6M si riferisce a sei mesi, 12M a un anno, e così via. Nonostante questo, è preferibile non utilizzare prodotti solari che abbiano più di 3 mesi in quanto lo sbalzo tra il calore della spiaggia e il freddo dell’inverno ne avrà sicuramente modificato la resa e l’ abbronzatura potrebbe trasformarsi in una tortura.

 

Immagini:

Fig.1-3-4: https://youtu.be/rWxhyQKmLxk (6:25) (2:19) (1:15)

Fig.2: http://www.meteo.it/previsioni/Milano/istat-15146

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