Granuloma come danno da filler

granuloma

Eccezione, o prevedibile imprevisto?

Con il termine granuloma si è soliti identificare una lesione dalla sintomatologia dolorosa nonché di natura infettiva o dovuta a corpi estranei, risultato di infiammazioni croniche.  I granulomi da filler appaiono come “bozzi” o “indurimenti” antiestetici, più o meno estesi sulla cute precedentemente oggetto del fillering permanente.

Filler permanenti? No grazie

Addentrandoci nell’universo dei filler non riassorbibili, ovvero degli impianti i cui gel d’inoculazione  – poliacrilamide o polimetilmetacrilato – esercitano nell’organismo la funzione di spine irritative permanenti, non è difficile riscontrare (al di là dei successi) sfortunati casi di interventi non riusciti o parzialmente falliti.

Chiaramente, esistono diverse tipologie di fallimento. Vi sono fallimenti puramente confinati all’estetica; sbugiardati da forme sgraziate, figlie di una tecnica d’infiltrazione approssimativa o mal padroneggiata. Ma in questo caso, qualora i filler impiegati siano riassorbibili sarà sufficiente un po’ di pazienza ed il tempo risolverà da sé la questione. Esistono tuttavia fallimenti di ben altro genere; insuccessi messi nelle condizioni non solo di pregiudicare l’immagine delle persone, ma di segnarne marcatamente la sfera emotiva e psicologica.

Cosa scegliere

Bisogna sottolineare che molto di rado quest’ultima tipologia di fallimento può essere semplicisticamente imputabile a pratiche palesemente criminali, ossia al netto di negligenze eclatanti da parte del chirurgo. Spesso e volentieri, piuttosto, è la composizione dei materiali medesimi, in maniera variabile a seconda del soggetto trattato, ad ingenerare complicanze. Oggi, nella fattispecie, parleremo dei granulomi generati dai filler permanenti e del loro trattamento terapeutico.

Se la letteratura medica documenta di volti drammaticamente deturpati dai filler permanenti, è bene ricordarlo senza pur tuttavia provocare ingiustificati allarmismi né proiettare prematuri giudizi negativi. Al contrario, infatti, i filler – specie per quanto concerne i trattamenti riempitivi riassorbibili come il collagene, l’Endoplast 50 o ancora l’acido ialuronico -, sono assolutamente sicuri nonché una valida alternativa ai trattamenti chirurgici. Quando all’opposto introduciamo nell’epidermide impianti, ovvero microsfere, non biodegradabili, per le quali cioè non esiste enzima digestivo preposto, bisogna invece fare più attenzione.

Effetti indesiderati

Certo, a titolo informativo, i trattamenti a base di collagene bovino prevedono un preliminare test allergologico, e in linea generale le controindicazioni sono sempre specificate nel corso del colloquio con il chirurgo. Quest’ultimo giudicherà non idonei ai filler tutti coloro che presentino storie di reazioni anafilattiche o siano affetti da patologie dermatologiche autoimmunitarie, disordini della coagulazione sanguigna, herpes in atto o ancora, nella fattispecie, qualora si tratti di donne in gravidanza o in fase di allattamento. Ogni filler, per di più, se da un verso rileva blandi e comuni effetti indesiderati, fra i quali ecchimosi, piccoli edemi, rossore e circoscritti sanguinamenti, questi d’altro canto equivalgono alla fisiologica risposta dell’organismo.

Granuloma e PMMA

La prevedibile imprevedibilità dei filler permanenti, a dispetto, non fa eccezioni. E così, gli interventi nei quali vengono coinvolti, per quanto possano dirsi riusciti e nell’eccellenza della tecnica medica utilizzata, possono covare latenti insidie e d’improvviso strambare di boma per muovere in contro a infelici prospettive. Così, perlomeno, è stato agli albori del fillering permanente, quando molti pazienti accusavano protuberanze dolenti e talvolta infette anche a distanza di anni dall’infiltrazione.

Ad oggi, la pratica estetica è giunta a bandire molti di quei materiali implicati (silicone in primis), e generalmente consiglia di applicare filler transitori, dunque biocompatibili. Il mercato, in proposito, di recente garantisce valide alternative a chi richiede risultati prolungati nel tempo e senza l’intercessione dei polimetilmetacrilati (PMMA). L’idrossiapatite ne è l’esempio antonomastico.

Capita nondimeno che molti pazienti trattati anni addietro, ne conoscano solo oggi le sfortunate conseguenze allergiche. A loro e a chi desidera saperne di più sui trattamenti disponibili in caso di granuloma, si rivolge il presente pezzo.

Rischi e complicanze

I granulomi possono infiammarsi al seguito di sbalzi termici o – qualora presenti sulle labbra – a margine del contatto con cibi troppo caldi o freddi, provocando dolore e gonfiore. Nelle casistiche più gravi, infine, possono giungere a comprimere le terminazioni nervose, inducendo una perdita di sensibilità e una riduzione della mimica facciale.

Solo di recente il trattamento dei granulomi causati dal filler si muove a monte dei temporanei (e dunque insoddisfacenti) trattamenti a base di corticosteroidi o degli approcci chirurgici. Vale a dire: la rimozione efficace e definitiva della massa dolente non comporta più l’inevitabilmente ricovero, l’utilizzo di una sala operatoria e il gravoso decorso post-intervento; variabili alle quali spesso si addizionavano ulteriori traumi qualora la zona di trattamento risultasse particolarmente delicata.

Oggi è possibile liberarsi di un granuloma grazie all’ILT, per l’esattezza mediante l’EUFOTON LaseMar 1500.lasemar 1500

 

La tecnologia laser intralesionale

Il trattamento moderno dei granulomi da filler si avvale della tecnologia laser in regime ambulatoriale. 

Nel dettaglio, lo strumento utilizzato è denominato EUFOTON LaseMar 1500, che una volta introdotto – per l’appunto – direttamente all’interno della lesione, dunque nell’area target, mediante una microfibra ottica dello spesso di appena 1-2 decimi di millimetro, viene messo nelle condizioni di generare l’energia sufficiente a sciogliere il granuloma, evacuare il filler o il silicone ivi presente, nonché necrotizzare (sterilizzare) il tessuto circostante.

Il pus in suppurazione dai fori applicativi nel corso della procedura è il segnale dell’ottima riuscita del trattamento.

Qualora l’area interessata dall’affezione risultasse particolarmente estesa, nonché in base alla natura del filler incriminato, il paziente tornerà in clinica ambulatoriale a distanza di circa mese per ripetere il trattamento e portare a termine il processo medico. Il solo effetto collaterale, si fa per dire, sarà nell’ordine di un piccolo edema in transito sul derma per qualche giorno.

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