Polilattico, l’alternativa dolce al lifting

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Un filler che non si limita certo a riempire…

Nello spettro di alternative contemplato nell’ambito dei filler dermici biologici, incontriamo l’acido polilattico.

Un polimero molto efficace

Si tratta di un efficace polimero che, iniettato nella cute a scopo correttivo, è in grado di stimolare nel lungo periodo la sintesi di collagene.

Perciò, sebbene i risultati non siano visibili nell’immediato – a differenza dellacido ialuronico –, l’acido polilattico si qualifica comunque come un’alternativa di rilievo nei confronti del lifting vero e proprio. Per la precisione, a conti fatti, esso non si limita a “colmare”, ma induce l’ispessimento dermico.

Le aree trattabili

L’acido polilattico garantisce i risultati attesi una volta trascorse circa 4 settimane dalla prima applicazione. Il numero di sedute necessarie oscilla fra le 3 e le 6, a seconda delle aspettative e del piano di trattamento concordato fra paziente e chirurgo.

Se, a fronte di quanto detto, l’acido polilattico sembra dunque meno attraente a paragone di un idrogel ialuronico, va sottolineata tuttavia la durata da esso garantita. In rapporto agli altri filler, l’acido polilattico non solo colma l’iniziale distacco fornendo sicurezza, qualità e biodegradabilità, ma rovescia la partenza sfavorita intervenendo altresì nel trattamento delle lesioni originate dall’acne e delle piccole cicatrici chirurgiche.

 

 

Viso e Corpo

Fra le aree del volto in cui l’acido polilattico viene solitamente utilizzato, spicca la periorbitale, soggetta al rilassamento delle palpebre inferiori. Tra gli inestetismi, invece, il focus va alle rughe superficiali e ai cedimenti nella zona mentoniera, e zigomatica.

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Beneficiano dell’applicazione anche altre zone del corpo, come ad esempio la porzione interna delle braccia, interno cosce e glutei.

La tecnica

Questa tipologia di filler vanta come punto di forza principale la morbidezza e l’omogeneità garantita alle correzioni; un intervento dilazionato nel tempo che non altera la mimica facciale. A differenza degli altri filler può estendersi a macro-porzioni del viso, in un effetto di ringiovanimento non circoscritto ad una sola area.

Il polilattico, nondimeno, chiama a sé un termine chiave quale gradualità. Servono infatti mesi e sedute, a seconda dell’età e delle correzioni interessate, prima di poter assistere alla piena ristrutturazione. Il paziente, ne deve essere a conoscenza sin da subito. Deve capire che i risultati non saranno visibili dal principio, ma progressivi. Si tratterà di osservarli “affiorare” nel corso del tempo, dopo almeno 4 settimane, e comunque in seguito ai cicli di applicazione concordati.

Azione e risultati

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Proprio per questi motivi, la tipologia di filler in esame prevede una certa manualità chirurgica. Alle infiltrazioni inoltre segue di norma un massaggio ed una vigorosa frizione della zona saliente.

Nello specifico, le microparticelle liofilizzate di acido polilattico, diluite in acqua sterile e infiltrate nel derma, inducono la produzione di neo collagene, determinando con ciò l’ispessimento del derma. Metabolizzato quindi l’acido polilattico da parte dell’organismo, rimane a tutti gli effetti il collagene a garanzia di un risultato apprezzabile fino a tre anni dal termine delle sedute.

Così come per gli altri filler, il trattamento non è indolore, sebbene duri appena pochi minuti. È prevista dunque una prassi anestetica con creme specifiche ma non è necessaria alcuna preliminare prova allergica.

A titolo informativo, è bene sapere che gli esperti consigliano di non esporsi a bruschi sbalzi termici nei giorni immediatamente successivi al trattamento.

I costi

Trattandosi di un filler, le tariffe al solito sono da intendersi “per seduta”. Nel caso dell’acido polilattico, si parla in genere di cifre non inferiori ai 400 euro. In commercio è reperibile ad esempio sotto il brand Sculptra®.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Dacchè le applicazioni di acido polilattico avvengono pur sempre mediante un ago esistono effetti indesiderati (ma fisiologici); ecchimosi, piccoli edemi, rossore e circoscritti sanguinamenti sono tra questi. Tali evidenze scompaiono autonomamente nell’arco di breve tempo. Per quanto riguarda le controindicazioni, esse riguardano i filler in genere. I trattamenti in oggetto, come regola, sono rivolti ai pazienti che risultano in buona salute, senza patologie della pelle, neoplasie, herpes in atto e malattie autoimmuni. Al solito, sono preclusi alle donne in gravidanza o in fase di allattamento.