Safenectomia e Laserterapia o Radiofrequenza

safenectomia

Asportazione o chiusura di una delle due vene safene 

La safenectomia è un intervento chirurgico impiegato per la risoluzione di quelle problematiche, estetiche e patologiche, legate alle deformazioni dei vasi sanguigni, ovvero le famigerate vene varicose. Tale intervento prevede l’asportazione, per ogni arto interessato da problemi di questa natura, di una delle due vene principali del circolo venoso degli arti inferiori, ovvero la grande safena o la piccola safena, con i loro collaterali varicosi. Lo scopo è di drenare nel circolo venoso profondo il 20% del sangue che solitamente scorre nella safena che si vuole asportare, cosicché oltre ad eliminare il problema presente si riduce di due terzi la probabilità di nuove insorgenze.

Quando può essere utile questo intervento

safenectomia

Questa tipologia di intervento può risolvere i sintomi:

  • pesantezza;
  • prurito;
  • gonfiore;
  • dolore;
  • crampi notturni;
  • calore;
  • formicolio;

e le complicanze ad essi correlate:

  • trombosi venosa superficiale o flebite;
  • formazione di ulcere cutanee;
  • varicoraggia, ovvero sanguinamento dalle varici.

Intervento

La safenectomia viene essenzialmente eseguita allo stesso modo, sia che riguardi l’asportazione della grande safena o quella della piccola safena. L’unico fattore discriminante è il punto in cui si effettua la prima incisione. L’anestesia prevista, salvo patologie della colonna vertebrale, è di tipo spinale, e permette di intorpidire solamente l’arto interessato.

  • SAFENECTOMIA GRANDE SAFENA: l’asportazione della grande safena comincia con un’incisione a livello della piega inguinale per individuare la vena e procedere con la legatura dei rami, ovvero dei piccoli vasi sanguigni che affluiscono in essa. Terminata questa procedura, si procede con l’asportazione vera e propria. Essa prevede prima la legatura e poi il taglio della vena a livello dell’area crosse safeno-femorale. Il terzo passaggio consiste nel far scorrere uno strumento chiamato “stripper” lungo la vena fino al punto in cui essa riacquista una dimensione normale, e quindi eseguire un’altra incisione a questa altezza ed estrarre l’intero vaso sanguigno. In base al punto individuato si parla di stripping lungo, se l’incisione si trova all’altezza della caviglia, o stripping corto, se l’incisione è all’altezza del ginocchio; quest’ultimo tipo è quello maggiormente utilizzato. Oltre a queste due “grandi” incisioni è necessario effettuarne anche di più piccole (varicectomie), allo scopo di eliminare anche i collaterali varicosi della safena che si è asportata.
safenectomia
                             Fig.1 Stripping corto                                                         Fig.2 Varicectomie
  • SAFENECTOMIA PICCOLA SAFENA: l’asportazione della piccola safena prevede un’incisione a livello della piega del ginocchio, l’individualizzazione della vena ed il suo isolamento dal circolo venoso profondo a livello della crosse safeno-poplitea. A questo punto, come nel caso precedente, si percorre la vena con lo stripper fino al punto in cui essa torna di dimensioni normali, si effettua una seconda incisione e si asporta l’intero pezzo di piccola safena. Terminate tutte le procedure necessarie, si chiuderanno le incisioni mediante punti di sutura e verrà applicata una fasciatura piuttosto stretta allo scopo di ridurre al minimo la formazione di gonfiore ed ematomi.

Post intervento

Le dimissioni sono praticamente immediate. Il paziente potrà camminare pur dovendo mantenere la fasciatura o indossando una specifica calza elastica almeno fino a quando i punti non saranno stati rimossi. Durante questo periodo è bene non bagnare i punti, rimandare l’attività fisica di almeno un mese e posticipare il ritorno al lavoro. Il post operatorio non dovrebbe risultare troppo doloroso; tuttavia, se nei giorni seguenti si avvertisse molto dolore, sarà possibile assumere gli antidolorifici prescritti dal medico. Una volta tolti i punti non ci si dovrà spaventare per la presenza di ematomi e lividi diffusi in quanto del tutto normali e riassorbibili nel giro di poche settimane. L’utilizzo della specifica calza elastica è vivamente consigliato anche dopo la rimozione dei punti chirurgici, almeno per qualche settimana.

Rischi

I rischi legati a questa tecnica sono molto bassi, tuttavia vale la pena menzionarli:

  • trombosi delle vene del circolo venoso profondo;
  • parestesie più o meno durature, ovvero formicolio e scosse alla gamba operata dovute all’irritazione del nervo safenico;
  • infezione dell’incisione posta nell’area inguinale.

Laserterapia-radiofrequenza 

safenectomia
Fig.3: Laserterapia

La laserterapia, o radiofrequenza, rappresenta un’evoluzione della classica safenectomia, meno invasiva poiché prevede un’unica micro-incisione. L’intervento inizia con un ecocolordoppler per mettere in evidenza la vena. Viene quindi somministrata un’anestesia locale e si procede con l’incisione  a livello della piega del ginocchio. Da questa incisione si fa risalire una sottilissima sonda fino all’incontro tra la vena safena e la vena femorale, ovvero fino al inguine. Dopodiché avrà inizio la chiusura della vena per mezzo del raggio laser. Con questa tecnica non si effettua alcun tipo di asportazione, bensì una chiusura della vena che verrà poi riassorbita dall’organismo. Trattandosi in questo caso di una micro incisione non è necessario alcun punto di sutura.  

Novità nella laserterapia

Negli ultimi anni l’interesse per la cura di queste problematiche è aumentato, e con esso anche gli strumenti che si propongono come soluzione. Uno degli ultimi dispositivi che impiegano la tecnica della laserterapia si chiama VenaCure.        

Immagini:

Fig.1-2: https://youtu.be/LAd0iMxhoy4

Fig.3: https://youtu.be/NM2bwszntNU

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