Obesità primaria: l’impatto del “Super size”

obesità

 Il quadro critico di un disturbo sempre più diffuso

L’ obesità è una patologia legata a disturbi nutrizionali, resa sempre più frequente da fattori che spaziano dallo stile di vita sedentario all’eccesso di calorie disponibili procapite. È sicuramente legato anche al contesto ambientale e all’organizzazione dell’impianto lavorativo.

Il quadro dell’ obesità è dunque molto più complesso di quanto si sospetti, e va ben oltre la predisposizione genetica e le sindromi (come la trisomia 21, in grado di facilitarne la comparsa) o deficit psicologici.

Si pensi infatti che nel contesto italiano l’ obesità riscontrata in età pediatrica vanta numeri assai elevati – gli esperti si esprimono persino in termini epidemici –, a dispetto della tradizione culinaria salutare.

Super size

Il triste primato “Super size”, lo stesso che fino a qualche tempo addietro spettava indiscutibilmente agli USA, oggi viene spartito fra più realtà. E la colonizzazione trans-nazionale da parte dei fast food, a ben guardare, è solamente una concausa. In primis è la disponibilità calorica ad essere complessivamente aumentata, parimenti al consumo pro-capite di carboidrati e zuccheri (bibite gassate, cibi pronti e merende industriali) che parallelamente ad una carente o spesso assente pratica sportiva, abbozzano il quadro.

L’obesità è perciò un disturbo tipico dei paesi industrializzati. Endemico specie nelle grandi città. L’ideologia del fast, che spesso fa rima con junk, detta legge. Resta poco tempo per fare la spesa, poco tempo per mangiare. E così prende le mosse una società che – stando ad alcuni studi – specie in tempi di crisi tende a spendere meno in primis sul cibo, lesinando sulla qualità.

Cultura del cibo

Alla radice del disagio nervoso esorcizzato nel cibo si cela però anche e soprattutto una questione di fretta e superficialità; uomini e donne che non hanno il tempo di elaborare i propri disagi si gettano sulla risposta più facile e disponibile.  

È quantomeno allarmante che nella fetta ricca del mondo le persone abbiano meno possibilità di curare il proprio stile di vita, invalidate dallo stesso progresso che in linea teorica dovrebbe favorirle.

obesità

L’obesità primaria

Con il termine ci riferiamo ad un disturbo alimentare che induce un eccesso del tessuto adiposo, dunque di peso corporeo.

Gli piscologici mettono in intima correlazione i traumi affettivi con questo pericoloso squilibrio alimentare. L’individuo obeso cerca nel cibo la risposta ad un disagio. Nell’iperalimentazione vi sarebbe in sostanza un tentativo di mettere a distanza il mondo, con le sue ansie e occasioni di frustrazione.

Ed ecco che l’obesità può diventare il movente per estraniarsi dalla vita e dunque prodigare l’autocommiserazione.

Dobbiamo tuttavia precisare che non esiste un’unica tipologia di obesità. La secondaria, non a caso, è dovuta a patologie che esulano dalle mere alterazioni fra introito calorico e dispendio energetico. Ecco perché scegliamo ora di muovere un passo indietro ed esporre le due fattispecie separatamente.

L’IMC

L’obesità, intesa generalmente, è una condizione che impatta negativamente sullo stato di salute prima ancora che sotto il profilo estetico.

Nell’aumento considerevole del tessuto adiposo, si cela parimenti una maggiore probabilità di sviluppare malattie croniche invalidanti. Fra cui:

  • Ipertensione endocranica e ictus;
  • Insufficienza respiratoria e cardiovascolare;
  • Aritmia;
  • Iperglicemia;
  • Artrosi delle articolazioni;
  • Diabete mellito;
  • Cancro al colon e alla prostata;
  • Gotta;
  • Patologie venose.

L’ obesità primaria può dipendere da molteplici fattori. L’ obesità secondaria, invece, è legata a patologie genetiche, endocrinopatie ed all’abuso di farmaci.

Posto un BMI, o indice di massa corporea – ottenuto dividendo il peso del paziente per la sua altezza al quadrato -, pari a 18.5-25 kg/m come normale, si ha obesità a partire dall’intervallo 30-35, sino a considerarne la manifestazione più grave nel superare i 40 kg/m.obesità

Ad ogni modo, la corretta diagnosi dell’obesità si avvale parimenti di una misurazione plicometrica, della composizione corporea e della circonferenza vita (WHR). In proposito, gli uomini sono ritenuti a rischio se il WHR è maggiore a 0,90 mentre nelle donne se è superiore a 0,80.

Interventi disponibili per l’ obesità

L’iter chirurgico, affiancato da un congiunto intervento di specialisti in campo dietologico, internistico e psicologico, si impegna ad ingenerare ricadute positive sulla salute del paziente.

La terapia chirurgica in quanto tale, consta in un monitoraggio a lungo termine del peso corporeo; viene eseguita su pazienti d’età compresa fra i 18 ed i 60 anni, con una storica clinica di obesità superiore ai 5 anni e contrassegnata da fallimentari approcci dietetici.

Trattasi tuttavia di interventi complessi e invasivi, altamente rischiosi. E come tali possono veicolare grandi risultati e grandi pericoli.

Le controindicazioni assolute sono rivolte ai casi di obesità secondaria ed in presenza di malattie psichiatriche o ghiandolari (tiroidee).

SOCIAL
SEGUICI SU:
Beautyportale: un mondo a cui tutti, uomini e donne, possono accedere per cercare le risposte alle loro domande su bellezza, salute, benessere, sport, massaggi, alimentazione, chirurgia plastica, wellness ed estetica. Uno spazio ricco di spunti per vivere una vita all'insegna dell'equilibrio e della cura di se stessi.