Mentoplastica o Genioplastica

Mentoplastica

La pratica chirurgica additiva e riduttiva

Prima ancora di pensare alla mentoplastica, l’uomo si è forse mai chiesto perché abbia il mento? 

Dall’Erectus al Sapiens

Basta osservare il teschio di un Sapiens per comprendere l’evoluzione dei tratti somatici verso ciò che oggi definiamo “umano”.

Il mento. L’Homo Sapiens ha il mento.

Ma perché? Ebbene, di recente il Journal of Human Evolution, ha aggiunto una nuova ipotesi.

Nei fatti, si tratterebbe di una netta conseguenza derivata da un cambiamento nell’alimentazione; nello specifico, ritengono i ricercatori, in concomitanza con la rivoluzionaria scoperta del fuoco e la cottura degli alimenti.

La cottura, infatti, intenerì marcatamente la consistenza degli alimenti, facilitando la masticazione. Così, la mandibola inferiore poté assottigliarsi e i denti rimpicciolirsi. Un restringimento avvenuto all’incirca 2 milioni di anni fa.

Mentoplastica
Differenza tra Homo Erectus e Sapiens

 Un aiuto dai filler

Certo è il fatto che non tutti i tipi di mento si equivalgono. Taluni mostrano una prominenza decisa, tal altri invece si rivelano più sfuggenti. Qualora si volessero correggere questi tratti, esistono alcuni validi approcci. Il più importante è di carattere chirurgico e prende il nome di mentoplastica. La metodica che si presenta, a seconda, riduttiva o additiva, consente altresì di correggere eventuali asimmetrie. La mentoplastica richiede una semplice anestesia locale e si svolge in day hospital, ma si tratta pur sempre di un intervento in sala operatoria. Pertanto, se è vero che assicura risultati duraturi, parimenti implica un certo grado di rischio e di invasività.

Chi non fosse pronto ad affrontarlo può ricorrere ai filler. Impianti iniettabili e riassorbibili che riempiono transitoriamente la regione in maniera efficace. Il trattamento è rapido e indolore. I materiali sono inoculati in regime ambulatoriale e conferiscono un effetto molto naturale.

V’è inoltre un’ulteriore alternativa disponibile: il lipoffilling. Trattasi di un innesto in regione mentoniera di grasso autologo, ovvero prelevato dal paziente ove si trovi in eccesso. Il vantaggio rispetto ai filler si esprime in termini di durata. I risultati, infatti, si mantengono visibili più a lungo, in certi casi sino a 2 anni.

La mentoplastica additiva

Mentoplastica
Inserimento protesi nella mentoplastica additiva

La mentoplastica additiva è volta a risolvere il ridotto sviluppo osseomuscolare del mento o a lenire eventuali ipotrofie e asimmetrie.

In previsione dell’innesto della piccola protesi, il protocollo prevede che il paziente si sottoponga ad una serie di esami clinici preliminari. Dev’essere poi attentamente valutata l’impalcatura ossea facciale a mezzo radiografico. Si è soliti infine procedere con la realizzazione di una simulazione in 3D realizzata a computer per configurare indicativamente i risultati.

Il candidato ritenuto idoneo sarà altresì chiamato a sospendere il consumo di sigarette sia nel pre che nel post intervento poiché il fumo ostacola il corretto processo cicatriziale.

La seduta

Il chirurgo procede ad effettuare una piccola incisione (3-4 cm) in corrispondenza della gengiva, sotto agli incisivi inferiori. Le cicatrici pertanto non saranno visibili esteriormente. Si prosegue quindi con lo scollamento della membrana che riveste l’osso per poi applicare la protesi in silicone nella tasca formatasi.

L’intervento si conclude in circa 1 ora con l’applicazione di punti riassorbibili ed una fasciatura di contenimento.

Il paziente, dimesso entro 3 ore dovrà curarsi di adottare inizialmente una dieta semi-liquida, mentre potrà rimuovere le fasciature solamente trascorsi 4 giorni.

La mentoplastica riduttiva

Mentoplastica

Il candidato idoneo ad una mentoplastica riduttiva è l’uomo o la donna che abbia raggiunto la maggiore età e la cui proiezione mentoniera supera eccessivamente la linea delle labbra.

Il protocollo pre-operatorio è sostanzialmente lo stesso previsto per l’operazione con protesi.

La seduta

All’atto della seduta, effettuata una piccola incisione con accesso endorale in corrispondenza della gengiva, si procede alla tornitura e al modellamento dell’osso con frese rotanti. Infine, il segmento rimosso viene riposizionato e fissato con apposite viti.

L’intervento si conclude in circa 1-2 ore con l’applicazione di punti riassorbibili unitamente ad una fasciatura di contenimento.

Il paziente, sarà dimesso entro 3 ore.

In capo a 4-5 mesi saranno apprezzabili i risultati definitivi.

 I costi

Un preventivo a puro titolo indicativo contempla una cifra compresa fra i 4.500 ed i 5.500 euro per la mentoplastica additiva, mentre un costo di 4.000-5.000 euro per l’omonima riduttiva. Sensibilmente più bassa la cifra richiesta da un intervento riempitivo con fillers e grasso autologo (800-1000 euro).

Rischi e complicanze

La mentoplastica (combinabile con una malaroplastica, eventualità che configura un intervento noto come profiloplastica) garantisce un margine di sicurezza assai elevato; tuttavia non esclude al 100% la possibilità di complicazioni:

  • lesione o compressione dei nervi con perdita di sensibilità;
  • infezioni del cavo orale (per questo è predisposta una antibioticoterapia);
  • Asimmetrie (specie nella mentoplastica riduttiva);
  • Dislocazione delle protesi (preceduta ed annunciata da un’importante irritazione gengivale).

 Immagini:

 Fig.1: 00:05 e Fig.2: 00:13. https://youtu.be/qIRl2MgaLsA

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