Protesi mammarie interne: tipologie e tecniche di impianto

protesi mammarie

Quali modelli preferire

Le protesi mammarie sono degli impianti utilizzati sia in chirurgia estetica che in chirurgia ricostruttiva per aumentare, modificare o dare forma e volume al seno. Sono sempre di più i modelli di protesi a disposizione; è possibile sceglierne l’aspetto, le dimensioni e i materiali, per ottenere un effetto il più personalizzato possibile.

Funzioni

L’utilizzo principale delle protesi mammarie è legato all’aumento di volume del seno. essi pertanto vengono impiegati nella mastoplastica additiva e nella ricostruzione della mammella conseguente ad un intervento di asportazione di tumore. Ma gli impianti protesici mammari sono fondamentali anche per correggere alcune anomalie del seno e negli interventi di chirurgia finalizzati al cambio di sesso. La scelta della tipologia di protesi più adeguata costituisce senza dubbio un momento cruciale. Vanno infatti considerati sia il seno originale della paziente che l’effetto finale voluto, tenendo presente che a volte essi possono risultare incompatibili. È importante farsi guidare dal proprio chirurgo per evitare delusioni o risultati inestetici e spiacevoli.

Tipologie

Le protesi per come le conosciamo sono in sostanza dei cuscinetti rivestiti in silicone con un contenuto più o meno morbido. Distinguiamo tra:

  1. Protesi definitive: sono le protesi che rimangono nella mammella in seguito ad un intervento di mastoplastica additiva o dopo una ricostruzione. Possono essere pre-riempite, cioè già del volume finale, oppure gonfiabili, da riempire durante l’intervento in modo che sia sufficiente un’incisione più piccola.
  2. Espansori temporanei: si tratta di una sorta di palloncini che vengono progressivamente riempiti di soluzione salina in modo da allargare lentamente la pelle per creare uno spazio sufficiente all’inserimento della protesi definitiva.
  3. Espansori permanenti: hanno la doppia funzione di espandere la cute e, una volta raggiunto il volume adeguato, di fungere da protesi definitiva.

Forme

protesi mammarie
Fig.1

Le forme maggiormente utilizzate sono 3:

  • Rotonda: è la prima protesi ad essere stata sviluppata ed è disponibile in ogni variante di proiezione, materiale, dimensioni. Particolarmente adatta per i seni importanti, non ha problemi di rotazione.
  • Anatomica: di più recente invenzione, riproduce la forma a goccia della mammella naturale. Essa è più sottile nel lato superiore, mentre si gonfia in quello inferiore, evitando un eccessivo riempimento della parte alta del seno e che lo stacco della protesi sia visibile dal decolleté. In caso di rotazione della protesi può deformare il seno.
  • Ergonomica: riunisce in sé le migliori qualità delle altre due tipologie. Si presenta di forma piena e rotonda in posizione sdraiata, mentre assume la forma a goccia quando la paziente è in piedi. Si tratta di una protesi “intelligente” e persino dotata di microchip per l’identificazione (Motiva).

Superficie

Al tatto le protesi possono apparire:

  • Lisce: hanno un involucro più morbido e meno percepibile al tatto, però presentano una maggiore incidenza di contrattura capsulare.
  • Testurizzate: aderisce meglio ai tessuti grazie alla superficie ruvida e conferisce un aspetto più naturale, poiché protesi e seno si muovono assieme.
protesi mammarie
Fig.2: Altezza, larghezza e proiezione

Misure

Nel momento di scegliere una protesi bisogna valutare attentamente le sue misure: altezza, diametro e proiezione. Le misure vanno da una prima (100cc) a una sesta (700cc e oltre), il diametro parte da 10 fino a più di 17 centimetri, mentre la proiezione varia da 4 a 7 centimetri. Una volta considerati questi parametri bisogna valutare il proprio corpo, la forma del seno e la qualità della cute. Un seno con poca ghiandola renderà la protesi più visibile ed è pertanto inutile cercare di gonfiarlo esageratamente. Senza contare che una protesi sproporzionata può portare ad un cedimento cutaneo e quindi ad un seno cadente, nonché a numerose complicanze.

Rivestimento

Il rivestimento delle protesi mammarie è generalmente di silicone (liscio o testurizzato) e può essere unico, come nelle prime protesi, o doppio, per evitare ulteriormente la dispersione del contenuto. Di recente si sono riaffacciati sul mercato i rivestimenti in poliuretano che sembrano presentare una minor incidenza di contrattura capsulare. Al momento essi risultano vietati in USA, Francia e Gran Bretagna per la scarsità di studi presenti sulla sicurezza del materiale. Con il tempo infatti il poliuretano potrebbe degradarsi e rilasciare sostanze ipoteticamente cancerogene.

Materiali di riempimento

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Fig.3: Gel di silicone coesivo

Il contenuto delle protesi mammarie è costituito da:

  • Gel di silicone: rappresenta il riempimento del maggior numero di protesi utilizzate al mondo. Inizialmente di consistenza più liquida, è oggi disponibile in vari gradi di coesività: morbido, leggermente denso e denso. Il gel di silicone coesivo è inoltre più sicuro poiché in caso di rottura della protesi non c’è rischio che fuoriesca.
  • Soluzione salina: il fluido è naturalmente presente nel corpo umano e pertanto non comporta rischi in caso di rottura della protesi, si presenta però di consistenza più rigida e meno naturale.
  • Silicone e soluzione salina: esistono alcune protesi definite bicamera che contengono silicone all’interno e soluzione salina all’esterno così da risultare al contempo più morbide e meno rischiose.
  • Idrogel o PVP: di consistenza simile al gel di silicone ma raramente utilizzati.

Sono attualmente in via di sviluppo le protesi a base di tessuto, realizzate con le cellule della paziente stessa e che potrebbero quindi essere permanenti.

Inserimento

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Fig.4: Incisioni

Come già illustrato per la mastoplastica additiva l’inserimento della protesi può avvenire da sotto l’ascella, dal solco sottomammario o con un‘incisione periareolare. La protesi inoltre può essere posizionata:

  • In sede retroghiandolare: è la tecnica più diffusa e adatta nei casi con un volume di ghiandola sufficiente a nascondere la protesi;
  • In sede retromuscolare: il posizionamento non interferisce in alcun modo con la ghiandola mammaria e la protesi risulta meno evidente.
  • Tecnica Dual Plane: la parte superiore della protesi viene inserita dietro il muscolo, nascondendo l’eventuale stacco, mentre la parte inferiore rimane dietro la ghiandola per un effetto più morbido della mammella.

Costi

I costi delle protesi mammarie interne differiscono abbastanza in base alla marca ma anche in base al modello. Le protesi rotonde oscillano tra i 500€ e i 900€, mentre i prezzi salgono per quelle anatomiche (anche 1200€).

Controindicazioni ed effetti collaterali

protesi mammarie
Fig.5: Rottura dell’impianto

Gli effetti collaterali immediati dopo l’inserimento di protesi mammarie prevedono infezioni ed ematomi, mentre le complicanze riguardano:

  • Contrattura capsulare: un indurimento e ispessimento della capsula creata dall’organismo intorno alla protesi che può causare dolore e asimmetria mammaria.
  • Rottura della protesi e quindi necessità di asportarla e reinserirne una nuova.
  • Rippling: un’ondulazione del bordo della protesi che diviene evidente dall’esterno.
  • Estrusione della protesi: in seguito ad un’infezione grave o a causa di una rottura protesica.

 

Immagini:

Fig.1: https://youtu.be/tyAyzA71YD8 (23:59)

Fig.2: https://youtu.be/53ICCsdlfjk (58:15)

Fig.3: https://youtu.be/tyAyzA71YD8 (18:29)

Fig.4: https://youtu.be/tyAyzA71YD8 (10:05)

Fig.5: https://youtu.be/CiYF-1nOSmA (1:14)

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