Mastopessi: un vero e proprio lifting del seno

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L’intervento di sollevamento del seno

Lo scivolamento del seno verso il basso è una condizione fastidiosa e antiestetica che può essere causata dalla perdita di elasticità cutanea dovuta all’invecchiamento, ma anche dall’allattamento o da fattori ereditari. È possibile risolvere questa problematica grazie alla mastopessi, o lifting del seno. Si tratta di un intervento di chirurgia estetica che consente di sollevare il seno nella sua sede originaria, anche senza intaccarne il volume. La mastopessi non comporta solamente un miglioramento estetico della zona, ma aiuta a riguadagnare sicurezza e autostima.

Funzioni

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Fig.1: Gradi di ptosi mammaria

La mastopessi è un’operazione chirurgica che mira a rimodellare e rassodare il seno soggetto a cedimento dei tessuti. Questa condizione, detta ptosi, comporta seni cadenti anche in casi in cui il volume o le dimensioni rimangano soddisfacenti. È caratterizzata da mammelle che hanno perso la loro naturale tonicità e compattezza, da capezzoli e areole che guardano verso il basso e la cui posizione è scesa sotto il livello del solco sottomammario. Il rilassamento può essere causato da vari fattori:

  • Forza di gravità: come sappiamo purtroppo, la gravità agisce anche sui tessuti del nostro corpo tirandoli verso il basso fino a causarne il rilassamento.
  • Invecchiamento: con il passare del tempo la pelle perde tono ed elasticità e non è più in grado di sostenere i tessuti.
  • Gravidanza e allattamento: se durante la gravidanza il seno aumenta di volume, al termine questo volume può diminuire o risultare addirittura in un seno svuotato dopo l’allattamento.
  • Continui e repentini sbalzi di peso: il costante cambio di volume del seno comporta uno stiramento della pelle che a lungo andare potrebbe non tornare più alla forma originaria.
  • Genetica: il rilassamento delle mammelle può talvolta essere ereditato dalla nascita.

La ptosi del seno può essere lieve, moderata o severa a seconda della distanza tra capezzolo e clavicola. Può anche accadere che tale distanza rimanga inalterata ma la perdita di ghiandola o tessuto adiposo conferisca comunque alle mammelle un aspetto cadente (pseudoptosi). Allo stesso tempo è possibile che solo un seno presenti tale inestetismo, risultando in un’anestetica asimmetria. L’intervento di mastopessi può agire in tutti questi casi per ripristinare l’armonia e le proporzioni del seno.

Applicazioni

  • Seno cadente;
  • Seno poco tonico o sodo;
  • Complesso areola-capezzolo orientato verso il basso;
  • Capezzolo al di sotto del solco sottomammario;
  • Solco sottomammario completamente coperto dalla mammella.

La mastopessi può essere effettuata a qualsiasi età purché lo sviluppo del seno sia completo.

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Fig.2

Tipologie

Esistono 4 procedure di mastopessi:

  1. Lifting del seno: sollevamento dei tessuti mantenendo inalterato il volume del seno. È indicato nei casi in cui le mammelle risultino sì rilassate ma di dimensioni soddisfacenti. Si tratta in questo caso della mastopessi vera e propria, che consiste nell’incidere il seno, asportare la cute in eccesso, sollevare il complesso capezzolo-areola nella sede naturale e ricucire quindi i lembi cutanei.
  2. Mastopessi additiva: non si limita a sollevare i tessuti mammari ma ne aumenta anche le dimensioni. Consiste sostanzialmente nell’associare il lifting mammario all’inserimento di protesi in silicone. L’intervento è indicato qualora il rilassamento del seno fosse accompagnato da una mancanza di tessuto ghiandolare e/o adiposo. La tecnica di sollevamento rispecchia quella del lifting mentre quella di inserimento protesi segue i dettami della mastoplastica additiva. Per poter mettere una protesi è fondamentale che il capezzolo sia al di sopra del solco sottomammario, pertanto il lifting viene svolto per primo.
  3. Mastopessi con autoprotesi: qualora il seno abbia subito solo un cedimento, è possibile associare il lifting ad un riposizionamento del tessuto mammario esistente, così da riempire l’intero seno in modo omogeneo ma senza utilizzare un corpo estraneo. L’intervento consiste nello scollamento totale della cute da ghiandola e tessuto adiposo, i quali verranno poi sollevati e agganciati al muscolo pettorale. In questo modo il seno risulterà più pieno grazie ad una protesi completamente naturale.
  4. Mastopessi riduttiva: un seno pesante comporta una maggiore difficoltà di sostegno per la pelle che tende a cedere più facilmente. Questa tipologia di intervento solleva il seno riducendone contemporaneamente il volume. Le due tecniche di lifting e mastoplastica riduttiva, associate, consentono un vero e proprio rimodellamento del complesso mammario rimuovendo l’eccesso di cute, ghiandola e tessuto adiposo.

Incisioni

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Fig.3: Incisione periareolare

A seconda del grado di rilassatezza del seno e del suo volume, il chirurgo può consigliare 3 differenti tipologie d’incisione:

  1. Incisione periareolare (round-block): indicata per i cedimenti lievi, comporta una cicatrice che risulterà quasi del tutto invisibile perché nascosta dalla colorazione più scura dell’areola. Consente inoltre di correggere la dimensione dei capezzoli.
  2. Incisione periareolare e verticale (leisure): in caso di medio rilassamento si aggiunge all’incisione rotonda un’incisione verticale verso il basso che risulterà ovviamente in una cicatrice più visibile.
  3. Incisione ad ancora o a T rovesciata: oltre alle due precedentemente citate, si aggiunge un’incisione orizzontale nella zona del solco sottomammario. È la procedura tipica delle ptosi più gravi e consistenti. Il segno maggiormente visibile sarà comunque quello verticale poiché il solco sottomammario nasconderà l’incisione orizzontale.
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    Fig.4: Incisione verticale

Se opportunamente curate le cicatrici risulteranno poco visibili. In caso si volesse intervenire per limitarne ulteriormente la visibilità, si può ricorrere a peeling laser o alla cosiddetta mosaic surgery.

Intervento

Prima di sottoporsi all’intervento è indispensabile svolgere una visita pre-operatoria per valutare il proprio stato di salute (esami del sangue, elettrocardiogramma, prove allergiche, radiografia toracica) la qualità di cute e seno (ecografia, mammografia, misurazioni) e per stabilire l’approccio più adeguato. Circa due settimane prima vanno sospesi i farmaci a base di acido acetilsalicilico (Aspirina, Vivin C) e il fumo.

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Fig.5: Incisione ad àncora o T rovesciata

L’intervento viene svolto in day hospital sotto anestesia locale con sedazione profonda. Il chirurgo effettua le incisioni programmate seguendo il disegno pre-operatorio, alza il complesso areola-capezzolo nella sede prestabilita e rimuove la cute in eccesso. A questo punto i lembi vengono riuniti e suturati. Vengono applicati due drenaggi (sottili tubicini dotati di pompetta che aspira sangue e fluido), da mantenere per un giorno, e un reggiseno elastico contenitivo da portare giorno e notte per 7-10 giorni.

L’intervento può durare da 1 a 3 ore e richiede un periodo di recupero di almeno 1 settimana. Durante questo periodo è fondamentale stare a riposo ed evitare qualsiasi sforzo o attività faticosa. Dopo 1-2 settimane si può riprendere a guidare e a lavorare ma bisogna attendere almeno 1 mese per quanto riguarda l’attività sportiva.

 

Risultati

Il risultato dell’intervento di mastopessi è immediatamente visibile e molto duraturo per quanto non intervenga nel normale processo di invecchiamento dei tessuti, che potrebbero nel tempo essere nuovamente soggetti a rilassamento. Il nuovo cedimento risulterà comunque molto meno marcato della situazione pre-intervento e potrà essere corretto.

Costi

I costi della mastopessi oscillano tra i 4.500€ e i 10.000€.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Dopo l’intervento possono comparire lividi e gonfiore che spariranno autonomamente dopo 2 settimane. Il dolore non dovrebbe risultare troppo forte ma può essere gestito con gli antidolorifici prescritti. Per quanto rari, vi sono dei possibili rischi:

  • Infezioni;
  • Reazione all’anestesia;
  • Eccessiva perdita di sangue;
  • Riduzione o perdita della sensibilità cutanea;
  • Cicatrici evidenti.

In seguito all’intervento può risultare una lieve asimmetria dei seni dovuta al fatto che in natura la perfetta simmetria non esiste.

Generalmente la mastopessi non incide sulle capacità di allattamento ma è preferibile avvertire il chirurgo della volontà di allattare in futuro. Se possibile è meglio attendere dopo la gravidanza, anche per non rischiare che essa possa compromettere parte del lavoro fatto.

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Fig.6: Prima e dopo

Immagini:

Fig.1: https://youtu.be/tyAyzA71YD8 (7:41)

Fig.2-6: https://youtu.be/YdYDO4S64C8 (21:03) (19:27)

Fig.3-4-5: https://youtu.be/dR_VCYkQ7MA (1:40) (1:50) (2:06)

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