Intimità femminile, l’approccio chirurgico

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Simbologia e luoghi del pensiero

La chirurgia plastica genitale, proprio perché tocca l’ intimità del paziente, a dispetto di ogni semplicistica affermazione coinvolge l’individuo a 360 gradi; mente e corpo.

Si tratta infatti di uno spettro di interventi in cui primeggia l’assenza di un’utilità meccanica, questo è vero, ma non possiamo nemmeno pretendere di riassumerne i tratti in questo, ovvero rinunciare a metterne a fuoco la realtà, spacciandone magari le trame per “una semplice questione di moda” o “di capriccio narcisistico”.

Psiche e accettazione

Sebbene sia probabilmente vero che la stragrande maggioranza degli interventi disponibili vengano dettati da motivi affatto funzionali – e infatti è anzitutto la psiche del soggetto ad essere scomodata, ed il bisogno di accettazione a fungere da leva – è vero anche che vi sono interventi imprescindibili per poter attingere anche solo ad una vita sessuale “nella norma”. Pensiamo, ad esempio, alla corporoplastica di raddrizzamento o alla circoncisione a scopo curativo o molto più semplicemente all’impiego di filler per ringiovanire una femminilità provata dalla menopausa.

Il pezzo in esame si propone dunque sia di agevolare una riflessione sui luoghi del pensiero che sovrintendono alla chirurgia dell’ intimità, sia di proporre una lista coi principali interventi consultabili separatamente.

Primato del sesso e tramonto dell’erotico

La chirurgia plastica, ovviamente, non vanta come referente esclusivo le regioni del corpo più esposte o erotizzate, perciò investite di un immediato e incoercibile impatto relazionale. Infatti, anche laddove solitamente la persona mostra più renitenze o pudore, laddove si scontrano tabù e prospettive differenti, insomma ove più difficilmente si è disposti ad accordare un ruolo estetico o forse dove semplicemente meno si è disposti ad approcciare con uno sguardo idealizzante, parimenti la chirurgia moderna promette interventi apprezzabili, ritocchi dal costo contenuto.

Prima di entrare nel dettaglio della chirurgia plastica genitale, e nella fattispecie della labioplastica però, potrebbe essere interessante soffermarci un momento sui presupposti che vi soggiacciono, ossia volgere l’attenzione ai motivi per i quali un paziente sceglie di sottoporvisi.

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L’origine del mondo di Gustave Courbet

Fra evocazione artistica e provocazione

L’anatomia genitale femminile, infatti, a dispetto probabilmente dell’omonima maschile, nel corso della storia non è mai stata ufficialmente investita di così morbosa e normativa attenzione quanto nei tempi moderni. Ora, non che il pensiero fino ad oggi non vi sia mai colliso apertamente, anzi. Tutto al contrario. Basta pensare all’arte. Quanti artisti si sono soffermati sull’intimità femminile più recondita con allusioni, metafore, dissimulazioni o provocazioni? E chiediamoci, inoltre, esiste forse area del corpo più fedele ai misteri fondativi e dunque più adatta ad essere narrativamente e figurativamente evocata?

Non siamo a dire perciò, che il pensiero ante-moderno fosse innocente e restio, magari ingenuo, nelle relative rappresentazioni. Ai genitali femminili, semmai, è sempre spettato un certo margine d’oblio, un rispetto religioso, innegabilmente, suggerito però da un discorso che sceglieva nel complesso di circumnavigarli senza approdarvi direttamente, dandoli interamente in pasto all’occhio che – se orfano dell’erotico – ne avrebbe banalizzato l’architettura, privandoli del loro fascino, della loro bellezza. E quindi, restituendo il genitale a ciò che esso, innegabilmente, è una volta privato di tutto il resto: brutto. Senza mezzi termini.

L’erotico

La presa ineludibile che sul nostro immaginario vantano i genitali, infatti, non è affatto questione di nuda e cruda conformazione, bensì figlia di una complessa rete di rimandi e anticipazioni rivolte a ciò che, in termini di piacere, questi regalerà a sé e all’altro. Un piacere tanto maggiore quanto meno accessibile. E l’erotico – non a caso – è proprio l’arte del non pienamente concesso, la celebrazione di una connivente sottrazione alla piena disponibilità di un corpo. Dunque, la massima esaltazione del genitale – ed ecco il paradosso – non avviene affatto con la modernità. L’età moderna, è semmai il territorio figurativo della dissezione anatomica compiuta dal pornografico. L’età dello svilimento del genitale.

Spieghiamoci meglio. L’erotico parla del genitale quanto più precisamente vi si accosta senza mai centrarlo, abbiamo detto. Ossia, quando non parla d’altro, ma mai sceglie di nominarlo.

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Il grande masturbatore di Salvador Dalì

La banalizzazione pornografica dell’ intimità

L’erotico si comporta come un abile lanciatore di coltelli, la cui bravura è restituita dal grado di precisione con cui manca il bersaglio. Viceversa, la pornografia, il primo piano ostentato che viaggia dritto al punto, scocca una freccia e non lascia spazio a nessuna fantasia. Strangola ogni carattere seduttorio; annienta la sola condizione che sino ad allora era richiesta al genitale: l’anatomicamente corretto.

Detto altrimenti, la bellezza del genitale è un ossimoro tutto moderno, e la pornografia ce lo rende massimamente manifesto. Tanto più si lesina sul mistero, dissolvendo i chiaroscuri con una luce piena, imponendo l’oggetto ipertrofico il primo piano, e tanto più emerge l’osceno.

Rivelare tutto significa banalizzare il tutto. Il genitale, di per sé, diventa brutto. O meglio, appare per quello che è, come ciò che è sempre stato. E questo poiché di esso viene meno l’aura erotica, il potere immaginifico e seducente.

Primato dell’occhio

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Great Wall of Vagina di J. McCartney

Il punto del nostro ragionamento, tirando le fila, è che non si può stabilire uno standard di bellezza genitale e dunque il suo “miglioramento” estetico se non entro una società che l’ha teorizzata banalizzando la regione, facendola brutta. L’occhio stesso, insomma, si è fatto pornografico.

Il desiderio, senza mistero si prosciuga, inaridisce. E quando la fantasia resta orfana, il mostrato precipita in sé stesso, isolato da tutto, e non basta più ad appagare l’occhio. Ecco la bruttezza, l’oscenità del genitale che emerge quando questi si fa organo.

Sia chiaro, con questi discorsi non stiamo demonizzando la labioplastica o gli interventi di chirurgia plastica genitale che vi orbitano attorno. Soprattutto perché non sempre si tratta di capriccio. Molte donne accusano alterazioni morfo-patologiche con ricadute piscologiche altrimenti incoercibili se non passando per l’operazione. E la possibilità di vivere serenamente la propria sessualità, dunque l’accesso al piacere, al benessere sessuale – sia esso ricompreso in una vita di relazione o preludio ad essa – è un diritto inalienabile.

Ma…

Siamo a ribadire che l’esteticamente gradevole è qualcosa di differente rispetto all’idealizzazione anatomica. Siamo a specificare che l’anatomicamente corretto è indipendente dal suo ideale estetico. Un monte di venere che si abbassa, grandi labbra che si afflosciano o piccole che si allungano, specie in presenza di parti multipli, sono tutte locuzione che compaiono insieme al trionfo della fisicità banalizzata del sesso – volenti o nolenti -. Un organo sessuale banale perché estrapolato dall’aura, dai rimandi che lo circondano. E solo in questi, non nel genitale in sé, v’era erotismo, perciò bellezza.

Gli interventi disponibili

 

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