Varismo o ginocchio varo: il quadro clinico

Varismo

L’intervento di correzione

Siamo oggi a parlare di varismo, anomalia morfo-funzionale a carico del ginocchio.

Il varismo, antitetico rispetto al valgismo, consta in una deviazione degli assi ossei fra tibia e femore con una conseguente variazione dei carichi verso l’interno. In questo senso, il menisco mediale ne uscirà fortemente sollecitato, causando una gonartrosi verso l’interno.  

Varismo: cause

In altre parole, le gambe avranno un aspetto a parentesi, ad “O”. In maniera estremamente schematica, questo è il quadro della situazione nota come ginocchio varo; anomalia della deambulazione che dev’essere debitamente distinta dal fenomeno dell’extra-rotazione dell’anca.  Pertanto, ai fini della corretta e tempestiva diagnosi è necessaria una visita medica ortopedica.

DiagnosiVarismo

La corretta diagnosi del varismo viene effettuata con il paziente in stazione eretta e piedi uniti. In questa posa, le ginocchia del soggetto non si toccano.

Il varismo è fisiologicamente presente alla nascita (derivato della posizione fetale) ma tende a scomparire entro il terzo anno d’età. Se così non fosse bisogna valutare eventuali carenze vitaminiche (D) o altre patologie a carico del piede o dell’anca. Generalmente, al di là della predisposizione, cause del varismo in età di sviluppo risultano essere le pratiche sportive che interessano fortemente gli adduttori della coscia, dunque calcio ed equitazione in primis.

Il ginocchio varo si presenta asintomatico, perciò caratterizzandosi primariamente a livello estetico e deambulatorio. Qualora manifesto in età puberale, si può contrastare con la posturologia, l’impiego di plantari ed il rafforzamento degli abduttori dell’anca. In caso di insuccesso, l’intervento chirurgico è da ritenersi necessario. Infatti, l’usura impari e prolungata delle cartilagini, oltre a promuovere anomalie posturali, col tempo può facilmente sfociare nell’artrosi.

L’osteotomia tibiale valgizzante

L’intervento si concentra sulla tibia e prevede una divaricazione ossea al fine di ridurre l’angolo ottuso con la testa del femore sino a renderlo pressoché neutro (uguale o inferiore a 5 gradi). L’operazione si conclude con l’applicazione di una placca fissata mediante apposite viti.

Nel dettaglio, a margine dell’artroscopia, il chirurgo effettua una incisione a livello tibiale prossimale, penetrando in profondità. Parimenti, procede depositando in sede alcuni “fili guida”, assicurandosi che penetrino obliquamente, e siano perfettamente paralleli fra l’oro. Un passaggio chiave per garantire la corretta riuscita dell’intervento. Infatti, la linea che intercorre fra i due fili funge da base su cui verrà praticata l’osteotomia.

Inciso l’osso con una sega chirurgica se ne divaricano le porzioni sino a fissarne i tronchi nella nuova posizione, fissandoli mediante una piastra.

Pre operatorio

Si procede anzitutto ad una visita preliminare finalizzata a conoscere nel dettaglio la casistica del paziente. Il varismo, come d’altronde il valgismo, può infatti essere bilaterale o monolaterale.

In base alle radiografie, si vaglierà la migliore ipotesi d’intervento. Risultanze di emocromo ed elettrocardiogramma alla mano, si fisserà l’operazione.

L’intervento vero e proprio avviene in regime di anestesia generale o locale con sedazione, cui fanno seguito 3-5 giorni di post-operatorio in ortopedia.

Post operatorio

Varismo

Rimosso il tutore, il paziente dovrà curarsi di non appoggiare l’arto per almeno un mese e parzialmente per almeno 60 giorni. Trascorsi i mesi di convalescenza, la fisioterapia costituirà il “primo passo” verso il rinforzo muscolare ed il pieno recupero. Inizialmente la riabilitazione prevede una manipolazione passiva, ossia viene condotta dall’operatore mediante frizioni e movimenti di flessibilità articolare. Dunque, gradualmente, il paziente integrerà uno sforzo attivo a cui seguiranno esercizi posturali e dinamici come il nuoto. Il paziente sarà in grado di deambulare senza stampelle in capo a 3 mesi. Al termine del periodo di riabilitazione, molto utile risulta intraprendere un ciclo di potenziamento dei principali muscoli atti alla deambulazione: quadricipiti e femorali in primis. Sicché, possibilmente, se il soggetto è giovane ed in forze, in palestra andranno privilegiati macchinari come leg extension, leg curl, abductor machine.

In linea generale è bene non aumentare di peso ed adottare una dieta corretta, al fine di non gravare sulle articolazioni con un peso eccessivo.

Rischi e complicanze

L’incisione della porzione prossimale della tibia serve esattamente a scongiurare l’ipotesi che il peso corporeo gravi in prossimità del cuneo, perciò ogni problematica legata alla stabilità nella deambulazione è fugata già dalle premesse. D’altro canto, l’intervento può essere vanificato da un erroneo posizionamento dei “fili guida”, ma l’eventualità, grazie alle tecniche moderne, è anch’essa assai remota.

Fra i possibili rischi connessi ad ogni intervento chirurgico si annoverano: infezioni, lesioni a danno dei nervi ed ecchimosi. Fra gli specifici, invece: mancata consolidazione della osteotomia, tromboembolia venosa (previsti a scopo preventivo anticoagulanti), persistenza del dolore, grado di correzione assiale asimmetrico o non sufficiente.