Mioplastica, per volumizzare il polpaccio

Mioplastica

Una protesi regala centimetri e corregge le asimmetrie

La mioplastica è un intervento chirurgico forse non così frequente, ma che tuttavia risulta altrettanto importante per la psicologia del paziente. La chirurgia del polpaccio, infatti, non vanta ad interlocutore privilegiato il solo soggetto che lavori con il proprio corpo (modelli, culturisti e attori); ma anche e soprattutto si rivolge alle numerose casistiche interessate da condizioni traumatiche o patologiche (come una poliomielite).  

 

L’intervento

La mioplastica è perciò una metodica che prevede l’impiego di apposite protesi; le quali, situate nella porzione mediale della gamba, ne aumenteranno le proiezioni.

L’intervento avviene in anestesia locale con sedazione, oppure in epidurale. Generalmente richiede un’ora di intervento ed il solo esito è una piccola cicatrice orizzontale non visibile, posta nella regione posteriore al ginocchio, in corrispondenza delle naturali pieghe di flessione.

Ad ogni modo, prima di approcciare l’intervento vero e proprio, sarà bene richiamare brevemente l’anatomia muscolare dell’area.

Anatomia

Mioplastica

Il polpaccio si presenta esteriormente come un fascio muscolare omogeneo situato fra il calcagno e la piega del ginocchio. Si compone in realtà del muscolo gastrocnemio, altrimenti noto come gemelli, e del soleo. Il gastrocnemio reca due capi posti alla medesima altezza, di cui uno definito mediale ed uno laterale. Subito al di sotto di essi si estende il tendine del muscolo plantare, che raggiunge il calcagno.

Funzione

La funzione del polpaccio è naturalmente quella di intervenire al momento della spinta ascensionale, ossia nel salto. Isolato, il polpaccio eleva il tallone, sostenendo il peso del corpo una volta richiamato sulla porzione anteriore del piede. Il muscolo riesce a svolgere il proprio compito fisiologico senza richiedere una massa particolarmente sviluppata.

Ecco spiegato parimenti il motivo per il quale il gastrocnemio risulta tanto restio all’ipertrofia, diventando la “croce”, si fa per dire, di tutti gli sportivi culturisti. Peraltro, la costituzione genetica del soggetto gioca un ruolo primario nella definizione dei volumi del polpaccio. E non v’è allenamento che tenga, per ovviarvi.

Il candidato idoneo alla mioplastica

Il paziente si aggira in un’età compresa fra i 20 e i 50 anni, ed accusa un disagio di carattere psicologico derivante da una marcata ipotrofia o da un’evidente asimmetria dei polpacci. La ragione primaria dell’inestetismo deve essere sempre esaminata mediante una lucida ed accurata anamnesi. Il candidato risulterà a tutti gli effetti idoneo all’intervento solo a margine dei routinari esami di laboratorio.

Le protesi ed il collocamento

mioplasticaIl materiale protesico si palesa in gel di silicone rivestito. Perciò, oltre ad essere estremamente sicura, mantiene nel tempo la forma originaria.

Ad oggi, il settore vanta due forme distinte: quella simmetrica e quella asimmetrica. La prima, corrisponde ad una protesi oblunga, volta a comprendere l’intero polpaccio. La seconda, invece, più simile ad un lungo fuso, preposta ad enfatizzare la proiezione verso l’interno della gamba. Entrambe le tipologie, comunque, dimostrano una grande resistenza alla contrazione meccanica.

Nel dettaglio, la protesi viene collocata in una “tasca” ricavata a partire da un’incisione pari a circa 4 cm sulla porzione posteriore del ginocchio.

La tecnica di innesto può essere, a seconda, intramuscolare, sotto o sopra-muscolare.

In alternativa dell’intervento chirurgico, ad ogni modo, è possibile fare riferimento ad i filler o all’impiego di grasso autologo (lipofilling).

Il pre ed il post-operatorio

Qualora l’anamnesi fosse positiva, ed informato il chirurgo circa ogni eventuale terapia farmacologica in atto, il paziente si sottoporrà agli esami di routine. Emocromo ed elettrocardiogramma in primis.

L’intervento vero e proprio avverrà in regime di anestesia generale con anestetico oppure epidurale, prefigurando – a seconda – il day hospital o la notte di ricovero.

Conclusa la mioplastica le incisioni vengono cucite e ricoperte con le medicazioni contenitive (rimosse poi entro alcuni giorni). Il paziente, tuttavia, avrà cura di indossare per circa 1 mese e mezzo un paio di calze elasto-compressive.

L’iniziale sensazione di bruciore e tensione accompagnato da difficoltà variabili nella corretta deambulazione, andranno attenuandosi sino a scomparire.

In capo a 2 mesi è possibile riprendere altresì la propria attività sportiva, adottando qualche scrupolo in più per la fattispecie agonistica.

I costi

Generalmente la mioplastica, in base alla tipologia correttiva impiegata, nonché in relazione dell’approccio (mono o bilaterale), si orienta nella fascia di prezzo ricompresa fra 1.900 ed i 3.200 euro.

Rischi e complicazioni

L’ipotesi di una contrattura capsulare per quanto rara, varia in relazione all’attività fisica del soggetto ed all’impatto in regione.  Ad ogni modo, come per ogni intervento in sala operatoria, non devono essere escluse: infezioni, emorragie, rottura degli impianti, asimmetrie nei volumi restituiti e parestesie. Parimenti, possibile sebbene rara, l’evenienza del rippling, o formazione di rugosità sulla superfice del polpaccio trattato.

Immagini:

Protesi, fig.3, 01:15. https://youtu.be/CKvV0_7GqZ4

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