Sbiancamento dentale professionale

Sbiancamento

Per accendere un sorriso

Prima di addentrarci nel tema sbiancamento dentale, dobbiamo approntare una breve considerazione preliminare sullo smalto. A dispetto di quanto si possa immaginare, infatti, ad attribuire il colore ai denti non è quest’ultimo, di fatto traslucido, bensì la dentina, la quale a sua volta non è affatto bianca ma di tonalità variabile ricompresa fra il grigio tenue e il giallo, passando per l’avorio. 

Smalto

Lo smalto è composto da unità strutturali di natura prismatica. Cristalli. In alcune zone, peraltro, non perfettamente compatti. In queste fenditure non solamente si embricano i batteri responsabili della carie, ma anche le particelle di certi alimenti che alla lunga ingialliscono i denti.  

Ma è possibile rimediare a questa opacizzazione progressiva? È possibile ridonare brillantezza al colore dei denti? La risposta è affermativa. Vediamo come.

Questione di piccole accortezze…

La tonalità della veste dentinale si dimostra una questione legata alla genetica dell’individuo. Ognuno ha la propria. Vi sono individui con denti perlacei ed altri meno brillanti. E tuttavia, se non è “verosimile” pensare di stravolgere completamente la situazione, è quantomeno “possibile” prevenire adombrature osservando alcune semplici norme.

Pulizia

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Anzitutto è bene praticare una corretta, puntuale e regolare pulizia del cavo orale avvalendosi sia di uno spazzolino morbido, che di un buon collutorio; e infine, mai dimenticare il filo interdentale.

I denti andrebbero lavati al termine di ogni pasto, sebbene non all’esatto immediato, specificano gli esperti. Gli zuccheri e gli acidi alimentari infatti indeboliscono momentaneamente lo smalto, e dunque strofinando si rischierebbe di causare più danno che beneficio.

A rigore, bisognerebbe aspettare mezz’ora, o al limite lavare i denti prima dei pasti, limitandosi a sciacquarli con il collutorio poi.

Ultimo ma non ultimo, denti bianchi non amano bevande come tè, caffè e cioccolato, il consumo di liquirizia e tabacco, e alcoolici in eccesso.

Rimedi naturali

Qualora quanto riportato in precedenza non risultasse abbastanza per garantirsi un sorriso luminoso, è sempre possibile rifarsi ad alcune sostanze note e naturali. È così, per esempio, che incontriamo la salvia, la quale se usata un paio di volte alla settimana strofinandone le foglie sullo smalto, dimostra una buona capacità verso le macchie ed il fenomeno dell’alitosi

Sbiancamento

Molto utile per lo sbiancamento è notoriamente il bicarbonato, in grado di lucidare i denti se abbinato al limone, ma alla lunga può erodere lo smalto e alterare il pH naturale della bocca. Una tecnica che ci arriva direttamente dal lontano oriente è invece quella del miswak.

Lo sbiancamento dentale professionale

Come già accennato, lo smalto è poroso e quindi soggetto all’assorbimento di pigmento alimentare, specie del caffè. A conferire un aspetto opaco e ingiallito alla dentatura, però concorrono non certo marginalmente la placca e il tartaro. Per questo motivo bisognerebbe periodicamente segnare in agenda un intervento di pulizia professionale chiamato detartrasi. Qualora poi si fosse ancora insoddisfatti del risultato, si procederà allo schiarimento vero e proprio. 

Due applicativi

Esistono sostanzialmente due metodi per lo sbiancamento professionale. Il primo è finalizzato ai denti devitalizzati. Questi saranno giocoforza trattati dall’interno con un particolare agente che verrà rimosso dopo alcuni giorni. La seconda metodica è invece di tipo esterno e protagonista del nostro pezzo. 

La seduta

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Il dentista principierà valutando il colore di partenza dei denti. Lo sbiancamento infatti procede per gradi, per un numero di sedute variabile a seconda dei risultati auspicati.

Verrà quindi applicata la cosiddetta diga liquida sulle gengive e sui colletti scoperti. Trattasi di gel speciale che serve per proteggere la mucosa dall’azione dell’agente sbiancante vero e proprio. Il passaggio seguente dunque è la polimerizzazione della sostanza mediante una lampada apposita. Il gel si farà quindi rigido, in grado di fungere da barriera protettiva.

Perossido di idrogeno

Il composto sbiancante è perossido di idrogeno al 40% attivato mediante luce al laser (a diodo o ad argon) per pochi secondi. Ad operazione conclusa viene stesa una pellicola trasparente che mantenga il principio attivo sulla sola superficie dentale.

E quindi…

sbiancamento

Dopo una ventina di minuti, si procede a ritroso, dapprima rimuovendo la pellicola, quindi aspirando il gel sbiancante e infine scalzando la diga indurita mediante un uncino.

Se la procedura di sbiancamento è avvenuta correttamente, il paziente non percepirà alcun dolore e potrà riprendere le normali attività masticatorie sin dall’immediato, astenendosi tuttavia dal fumo e dal consumo di alimenti come caffè e tè per almeno una settimana.

Il trattamento non è da intendersi a carattere definitivo, ed è possibile ripeterlo in capo a 6-12 mesi.

I costi dello sbiancamento dentale

L’intervento di sbiancamento viene eseguito pressoché in ogni studio dentistico, e sarà sufficiente rivolgersi al proprio igienista dentale di fiducia per avere un preventivo. In media, comunque, il costo dell’intervento si aggira attorno ai 300-500 euro.

Rischi e controindicazioni

Posto che sarà lo specialista del settore a stabilire l’idoneità del paziente a margine di un’attenta anamnesi, sono da ritenersi candidati non idonei allo sbiancamento tutti coloro che presentassero patologie parodontali o non precedentemente sottoposti a detartrasi. In linea generale il trattamento non comporta effetti collaterali rilevanti. È possibile d’altra parte che il paziente accusi un lieve o medio fastidio post-trattamento in caso di acuta sensibilità dentale, e nel caso in cui la diga liquida venisse posizionata male e lo sbiancante ricadesse sulla gengiva, a ragione del carattere ustionante. L’eventualità comunque, per quanto rara, non deve preoccupare, dacché la lesione circoscritta andrà guarendo entro pochi giorni, senza lasciare tracce.

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