Implantologia dentale, alternative e metodologia

implantologia

Ripristino della dentatura

Un tempo, la perdita dei denti (edentulia) implicava il non poter più alimentarsi correttamente. Oggi tutto questo è un lontano ricordo grazie all’implantologia.

Partiamo però da una rapida panoramica della bocca nel suo complesso.

La gengiva

Fermamente ancorata all’osso alveolare troviamo la gengiva. Essa da un lato avvolge i denti e li separa, dall’altro rimane a contatto internamente con l’osso alveolare. È composta al 60% da fibre collagene, al 35% da vasi e nervi, e per un 5% dai fibroblasti.

Ora, poiché la mandibola presenta propriamente dei “rientri”, denominati alveoli, la gengiva ricopre esattamente questi “vuoti” consentendo di ospitare il dente.

implantologiaIl dente nel dettaglio

E siamo al nostro dente, dunque. Il dente è composto da un tessuto situato fra la corona (parte emersa) e le radici. Quest’ultime sono ancorate alle pareti dell’alveolo mediante il legamento peridontale incapsulato nella gengiva. Il dente è costituito dalla dentina che a sua volta è rivestita dallo smalto e a livello del colletto (porzione nascosta) dal tessuto osseo noto come cemento. All’interno del dente v’è la camera pulpare, o polpa, che oltre ai vasi sanguigni ospita il nervo trigemino. Ciò determina esattamente la sensibilità dentinale. 

Dentizione

L’essere umano vanta due dentizioni che si sviluppano in successione. Una prima, caduca, che si sviluppa a partire dal sesto mese. E una permanente che, a partire dal sesto anno d’età scalza la precedente. L’adulto conta perciò 32 denti suddivisi in 8 incisivi, 4 canini, 12 molari e 8 premolari. I denti del giudizio (o terzi molari permanenti) possono comparire attorno ai vent’anni, e nell’eventualità crescere senza particolari fastidi (qualora abbiano sufficiente spazio). In caso contrario, è previsto un intervento medico di estrazione.

Opzioni di intervento alternative all’ implantologia

Sfortunatamente, traumi e infezioni possono alterare la conformazione della bocca, privarla dei suoi elementi. L’uomo da sempre è chiamato a farci i conti. Ma oggi esistono possibilità di intervento che esulano dall’ implantologia.

I.

In primis v’è la possibilità di realizzare un impianto totale removibile. Il più conosciuto è costituito da un modello anatomico con denti in resina o in ceramica che si applica al palato creando un “effetto ventosa”. La resa estetica è buona così come la potenzialità fonatoria ed espressiva consentita al paziente. D’altra parte può bastare poco per provocarne lo scollamento.

II.

Una seconda possibilità è rappresentata invece da un modello in resina o ceramica con uno scheletro in metallo. Un’alternativa valida per chi vanta ancora denti in sede e che all’atto pratico fungeranno da punti di ancoraggio. La resa estetica è abbastanza soddisfacente e presenta maggiore stabilità e tenuta. Il limite più palese è la marcata fragilità.

III.

V’è poi la classica protesi a ponte, che consiste nella preliminare limatura dei denti adiacenti che fungeranno da perni incapsulati dalla protesi stessa. Lo svantaggio palese è il sacrificio di materiale dentale sano.

IV.

Con Maryland Bridge invece si è soliti intendere la protesi che viene fatta aderire mediante due piccole ali ai denti limitrofi e fissata con una tecnica adesiva. Una metodica impiegata in casi molti rari e con un numero di pazienti limitato.

L’ implantologia dentale

implantologia
Fig.2: Impianto

Con l’espressione implantologia dentale si intende l’insieme delle tecniche chirurgiche volte all’innesto endosseo mandibolare di dispositivi permanenti, sub-gengivali e non rimovibili finalizzati a restituire una corretta funzione masticatoria.

Gli impianti limitano il ritiro osseo successivo all’estrazione o alla perdita di un dente, e funzionano come una nuova radice cui viene associato un moncone (la parte emergente) che funge da corona artificiale.

Esistono, ad oggi, due tecniche di implantologia:

  • una prima che avviene in due fasi: inserimento dell’impianto nella mucosa ed avvitamento del pilastro dentale solamente 2-6 mesi più tardi.
  • Ed una seconda, introdotta negli anni ’80, in modalità monoblocco; consiste nel caricare il pilastro con una protesi provvisoria per la masticazione.

Preparazione

Ad oggi comunque si preferisce optare per il protocollo a carico differito in quanto interessato da un tasso di fallimento molto più basso. Ciò, essenzialmente perché la stabilità meccanica dell’impianto può dirsi effettiva solo a partire dal terzo mese.

L’equipe di lavoro è solitamente composta da un implantologo, un protesista, un tecnico di laboratorio ed il personale ausiliario.

L’impianto può essere effettuato immediatamente dopo l’estrazione del dente, oppure ad alcune settimane di distanza. Questi inoltre può essere singolo o multiplo o realizzato dente per dente.

Si comincia prendendo il “calco” dell’arcata dentaria per realizzare al meglio l’impianto.

Seduta

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Fig.3: Creazione alveolo

L’implantologo”, dopo l’anestesia locale, pratica una piccola incisione sulla gengiva, sagomando il tessuto attorno al vuoto lasciato dal dente estratto. Scoperchiata la mucosa, creerà un alveolo artificiale simile all’originario avvalendosi di frese ossee specifiche. Creata la radice si inserirà l’impianto e poi si provvederà con la sutura. Se la tecnica d’implantologia è in due fasi, una volta che l’impianto sarà divenuto un tutt’uno con l’osso (osteointegrato), verrà innestata la corona.

Qualora i denti manchino in sede da molti anni è possibile che l’osso si sia progressivamente ritratto sino ad atrofizzarsi. Casistica che, ai fini del corretto posizionamento e fissaggio della dentiera, richiede un intervento di chirurgia additiva. Detta altrimenti, la dentiera verrà ancorata a due impianti fissi o sostenuta nell’arcata superiore da 4 impianti. Il che donerà una sensazione di maggiore stabilità e di solidità alla struttura.

La durata dell’ implantologia generalmente oscilla dai 30 minuti per il singolo impianto alle 3-4 per quelli multipli.

I requisiti fondamentali sono:

  • presenza di materiale osseo di qualità su cui lavorare;
  • sufficiente supporto gengivale
  • assenza di sintomatologie malocclusorie e di bruxismo.

Un impianto correttamente realizzato supera i 20 anni di durata. Essenziali però si rivelano la cura e l’igiene quotidiana e i controlli periodici di manutenzione.

I costi

In linea generale, per l’impianto del singolo dente la cifra non scende sotto ai 1000 euro.  I costi aumentano nel caso sia necessario un trapianto d’osso.

Rischi e complicanze

Gli esami di laboratorio pre-operatori sono indispensabili al fine di verificare l’idoneità del paziente. Le controindicazioni di conseguenza includono patologie mascellari e tumorali, affezioni delle mucose, parodontiti e – come già riportato – volumi ossei insufficienti. Mentre tra i fattori di rischio per l’esito dell’intervento si includono il fumo, il diabete mellito e l’assunzione di farmaci bifosfonati di solito impiegati nell’osteoporosi e nella chemioterapia. Generalmente è sbagliato parlare di rigetto nel rifarsi all’implantologia. Semmai, l’iter fallisce in caso di mancanza integrazione della protesi nell’osso palesata da un’infiammazione ed infezione a causa di un errore di valutazione o nella tecnica d’impianto.

 

Immagini:

Fig.1: https://youtu.be/Xs1sd5a2nvM

Fig.2: https://youtu.be/0FZO1k81gTE

Fig.3: https://youtu.be/jZaQ1D0h_z0