Digiuno lunare, una pratica millenaria

digiuno lunare

 Depurarsi con il plenilunio

Il digiuno è una pratica che accomuna religioni e scienza sotto lo zodiaco del benessere.

I suoi effetti positivi sull’organismo, infatti, sono noti sin dall’antichità. A digiuno ci si purifica, le cellule si rinnovano. La mente pare espandersi dacché le facoltà celebrali non risultano più appannate dal metabolismo degli zuccheri.

Oggi sono sempre più numerose le personalità mediche che testimoniano in favore della bontà del digiuno con interessanti studi.

Basta osservare gli animali per potersi rendere conto di una grande verità: non appena stanno male, iniziano a rifiutare il cibo. In qualche modo sanno di dover dare tregua all’apparato digerente.

Certo, un’alimentazione varia e ricca di principi nutritivi è indispensabile al benessere globale del corpo. Tuttavia, è sbagliato credere che chi più mangia più è in salute. Spesso e volentieri diete troppo caloriche finiscono non solo con l’attentare alla linea ma con l’indebolire il sistema immunitario.

L’influenza della Luna

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Come tutti sappiamo, l’attività del bianco satellite – sebbene collocato ad oltre 380 mila chilometri di distanza – influenza sensibilmente la vita terrestre. Sovrintende ai cicli riproduttivi di molte specie (uomo compreso), impatta sulle maree e orienta da sempre il contadino

I ritmi lunari, seppur sempre meno evidenti a causa dell’illuminazione elettrica, hanno certamente influenza sull’uomo. Tant’è che studi appositi (Cajochen, 2013) hanno portato a concludere che il plenilunio vanti effetti misurabili empiricamente sul sonno umano. Parliamo di diminuzione dell’ormone melatonina e di un sonno profondo diminuito sino al 30% rispetto ai livelli standard.

Tutto ciò ha una spiegazione evoluzionistica: le notti di luna piena, complice la visibilità aumentata, per un verso favorivano la caccia ma dall’altro esponevano ai predatori. Ad ogni modo, resta il fatto che il corpo dell’uomo, composto per il 70% d’acqua, difficilmente può dirsi avulso da qualsiasi influenza gravitazionale.

Ebbene, il digiuno lunare consiste nell’astinenza dai cibi per 24 ore. La pratica rilassa l’apparato digerente, facilita l’eliminazione delle tossine, porta al rilassamento di fegato e intestino.

Il digiuno si accompagna all’assunzione di abbondanti liquidi (alcune varianti concedono succhi di frutta non zuccherati, altre invece prevedono l’impiego di sola acqua e al massimo del tè verde).

Il digiuno si configura quindi a tutti gli effetti come una terapia

Come funziona il digiuno lunare

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Il giorno di digiuno cade in concomitanza con la luna piena. Praticamente una volta al mese. 

Sottolineiamo che la compatibilità del soggetto varia in relazione all’impegno quotidiano, all’età e allo stato fisico.

In altre parole, poiché 24 ore di sola acqua ingenerano senza dubbio uno stato di stanchezza o spossatezza, può non essere indicato per chi sostiene impegni lavorativi alquanto dispendiosi. Al pari, il metodo è sempre da evitare in caso di gravidanza e allattamento, stati di convalescenza o serie affezioni.

L’ideale sarebbe concepire il giorno di digiuno come un momento per ristabilire l’equilibrio esteriore tanto quanto quello interiore. Meglio perciò evitare sforzi e rimandare qualche impegno.

Si è vero, altrove leggerete anche che con il digiuno lunare si perde peso. C’è chi parla di 2-4 chili. Abbastanza inverosimile, non trovate? Specie ricordando che ogni chilo di grasso contempla la bellezza di 7000 calorie. Una riserva che non andrà in fumo tanto facilmente…

Tuttavia è vero che il digiuno lunare spinge il corpo ad attingere energia dai grassi anziché dagli zuccheri. Impatterà altrettanto bene sulla pressione, sul grado di lucidità mentale (specie il giorno post-digiuno), sull’eliminazione delle tossine e sul rinnovamento cellulare. Quel che di sicuro non può dirsi però, è un processo di dimagrimento in senso stretto.  

E dopo?

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Appurato lo scopo primario del digiuno, capite bene che concluse le fatidiche 24 ore sarebbe del tutto assurdo fiondarsi sul cibo per recuperare le calorie negate.

Il segreto è quello di tornare ad alimentarsi per gradi, dando modo al corpo di risvegliarsi e di ingranare la marcia.

Per rompere il digiuno, meglio la classica tazza di acqua calda con mezzo limone (cibo alcalino) e un pizzico di sale. Un toccasana detergente nonché valido alleato per l’acidità di stomaco.

Dopo circa trenta minuti, si può procedere con una fetta di pane e miele accompagnata da un the. A metà mattina, concedetevi uno yogurth e a pranzo un piatto di cereali integrali con sugo leggero. Nel pomeriggio, a piacere, un frutto. A cena, pesce e verdure.

Dal giorno seguente, si riprenderà la normale dieta, facendo attenzione ai grassi ed evitando prodotti industriali o eccessivamente elaborati.

Imparate a sostituire i dolci con 30 grammi al giorno di frutta secca.  

 

Fonti:

http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822(13)00754-9

 

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