Dieta sostenibile, per una vita più sana e solidale

dieta sostenibile

Alcune riflessioni e i consigli utili per cominciare

Che cos’è una dieta sostenibile? Di sicuro, una dieta che punta alla qualità degli alimenti e non sulla quantità. Un regime alimentare equilibrato, che punti al chilometro zero e soprattutto che contrasti attivamente lo spreco. L’antidoto ad una massima fin troppo radicata nel nostro immaginario, ossia:

desideriamo spendere poco per mangiare tanto, e poi spendiamo tanto per farci dire da qualcun altro ciò che già sappiamo, e cioè che dobbiamo mangiare poco.

Ecco, il paradosso intrinseco: l’iperalimentazione seguita dai grandi sforzi per liberarsi delle calorie in eccesso.

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Fonte: Fao, 2013

Oggi uno stile di vita massimamente sedentario in congiuntura con una disponibilità massima di calorie, hanno dato forma per un verso a uomini e donne in sovrappeso, e dall’altro a tutta una serie di comportamenti correttivi per poter “recuperare” la salute menomata. In quest’ultimo caso, dunque, parliamo dell’attività sportiva e delle diete occasionali.

Le calorie d’improvviso remano contro, e da alleate preziose trasfigurano in ore di sudore sul tappeto…

Per completare il quadro, dovremmo per di più citare il fatto che i livelli di stress cronico non certo aiutano a mantenere la linea; anzi, semmai vi attentano.

È provato che se lo stress fisico o psichico intenso ma circoscritto ad un breve lasso di tempo giova positivamente sulle “alchimie di bordo” del nostro organismo. Al contrario il logorio del job e del task quotidiani possono avere per contro ripercussioni alquanto negative. Su tutte, l’indebolimento del sistema immunitario.

Non è un mistero allora che, sotto stress cronico, se il cibo è tanto disponibile e al pari costituisce un rifugio emotivo a basso costo, questi possa automaticamente volgere in ripiego congeniale per molte persone.

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I buoni motivi della dieta sostenibile

Iperalimentazione e sedentarietà sono variabili chiave per ragionare in materia di impatto sull’ambiente. Ma esiste forse una possibilità per porvi rimedio?

Ebbene, il dietologo è certamente un tassello significativo all’interno del processo volto a modificare il nostro approccio al cibo; purtroppo però è vero anche che se la sua “presenza” unitamente all’esborso economico funziona come deterrente ai peccati di gola, nel lungo periodo – congedato il medico e dimenticata la parcella – può al pari eclissare rapidamente.

Ciascuno è allora chiamato a ritrovare un senso del limite, una motivazione profonda e intrinseca. Questa può essere la preoccupazione per i chili di troppo, ma con ogni probabilità scongiurato il sovrappeso il freno verrà meno. Il segreto, dunque, è concentrarsi sulla ricerca della salute a lungo termine. Provate a mettere in secondo piano “la pancetta”, concentrandovi su scelte alimentari di qualità “vita natural durante”: perderete di sicuro il grasso addominale, ma sopra ogni cosa praticherete scelte a basso impatto ambientale.

Anziché riempire il carrello di articoli a basso costo, privilegiate la qualità. Puntate sul chilometro zero, acquistate con intelligenza prodotti senza grassi idrogenati, olio di palma, additivi e coloranti. Ricordiamoci che quel che c’illudiamo di risparmiare adesso, rischiamo di spenderlo doppiamente in rimedi medicamentosi poi.

Iperalimentazione, un costo sanitario ed etico

La nostra è una società sprecona, che getta nella pattumiera più di quanto mangi e che mangia troppo rispetto alle proprie esigenze. L’impatto sui sistemi naturali è elevatissimo. Si pensi solo che l’allevamento di carne bovina è fra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 in atmosfera. Non è da meno l’acquacoltura, orizzonte nel quale per allevare circa 1kg di pesce con un elevato potere di mercato (tonno, salmone, spada…) servono 4 kg di pescato poi riconvertito in mangime.

La voce olio di palma, per di più, è un capitolo a sé stante. Dimenticate i proselitismi salutisti: il punto è che per creare piantagioni di palma da olio bruciano ettari ed ettari di foresta in Indonesia, Malesia, Bacino del Congo e America Centrale.

Nel lungo periodo rischia di non pagare troppo l’ironia qualunquista che impazza sul web circa l’impatto dell’olio di palma. Presto potrebbe non ridere più nessuno davanti ai “costi” ecologici.

L’iperalimentazione è dunque un problema da porre anche e soprattutto in termini etici, di sostenibilità.

Popolazione grassa e sprecona

Il “grasso” non costituisce soltanto un pericolo per l’individuo, nè costituisce – come si sente più spesso dire – un costo oneroso per il Sistema Sanitario: incarna squilibri che si spingono ben oltre il singolo orizzonte contingente. 

La bulimia occidentale alimenta l’indifferenza massima verso una fetta di mondo che ha fame per davvero.

Nessun ragionamento demagogico. Semplicemente: non può essere credibile l’uomo o la donna che siede “in alto”, dice di parlare o scrivere in tono accorato a favore degli utimi e dell’ambiente… e poi nei fatti è visibilmente sovrappeso.

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Fonte: Commissione Ue, Eurostat

Per approfondire, date una letta a questo studio di Serafini e Toti pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutritional Immunology nell’ottobre 2016.

Ogni anno ci permettiamo “il lusso” di gettare 1,3 miliardi di tonnellate di cibo.

Cifre assurde, specie se volgiamo la questione nei seguenti termini, come riportato in un pregnante articolo pubblicato sul sito di Expo 2015:

Solo nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana.

Per cominciare bene… la dieta sostenibile

In breve: guardiamo alla qualità, spendiamo di più in questo senso, compriamo di meno, mangiamo di meno, buttiamo meno.

Riassunto in pochi, semplici punti:

I.

Privilegiate la dieta mediterranea, meglio ancora se vegetariana.

II.

Al supermercato, non comprate i prodotti ricoperti da strati multipli di cellophane, involucri non necessari o peggio che rechino stampigliata la dicitura “incartato singolarmente”. Lo scopo è ridurre la quantità di plastica e in generale di rifiuti messi in circolazione.

III.

Puntate sul chilometro zero, acquistate frutta e verdura di stagione. Vi prenderete cura del vostro territorio e darete l’incentivo a chi ha scelto di fare il contadino anziché l’agricoltore (l’imprenditore del verde). Meno strada farete fare ai prodotti che portate in tavola e di sicuro, piccolo dettaglio, sapore migliore avranno.  

IV.

Iscrivetevi ad una rete di GAS (gruppi di acquisto solidale). Al risparmio sui prodotti abbinerete qualità e rispetto per l’ambiente.

V.

Riducete quanto più potete gli spostamenti motorizzati. Se non potete rinunciare al motore, puntate sull’elettrico. La tecnologia oggi c’è, e non ci sono più scuse. Ricordatevi che siete voi a fissare il prezzo.

VI.

Prendete in considerazione l’orto sul balcone. Direte che forse questo punto non rientra al 100% nel tema della spesa sostenibile, in verità indirettamente c’entra eccome: di sicuro l’autoproduzione e perciò il vostro personale angolo dell’indispensabile ridurranno sensibilmente i beni nel carrello! Vasi appesi, vasi agganciati al parapetto, una compostiera e qualche recipiente a terra. Più piante per vaso, più cibi salutari, più salute nel piatto.

VII.

Leggete attentamente le etichette. Premiate le realtà che nei prodotti dolciari usano olio d’oliva e girasole anziché i ben più economici “vegetali esotici”. Più la lista ingredienti sarà corta e comprensibile, più il prodotto sarà di alta qualità. Non serve sottolineare che se le tabelle ingredienti assomigliano a lunghi trattati di chimica, probabilmente il loro posto adatto non è nel carrello…

VIII.

Evitate i fast food e i cibi pronti. Giusto per fare un esempio, nel libro “Il seme di Pandora” (2011) l’autore Spencer Wells riporta la lista ingredienti di un milk shake alla fragola venduto da una nota catena americana di cibo spazzatura. Ebbene, non solo della fragola non v’è alcuna traccia, ma la bevanda contiene praticamente solo una lunga sequenza di agenti chimici tesi a ricreare nella nostra mente l’impressione della fragola. A buon intenditor…

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Per farla breve, non date retta a chi vi dice che il singolo non può fare la differenza e che pertanto spetta solo ai Big l’atto di sottoscrivere grandi trattati.

Ciascuno ha il potere e il dovere morale di fare la propria parte. Votiamo, ci esprimiamo politicamente ogni giorno, ogni qual volta muoviamo la macchina e mettiamo nel carrello il nostro pranzo.

Esprimiamoci con coerenza, cominciamo dalla tavola… con una dieta sostenibile.

 

Fonti:

http://www.expo2015.org/magazine/it/economia/quanto-cibo-si-spreca-nel-mondo–in-europa-e-in-italia.html

http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fnut.2016.00040/full

Spencer Wells, Il seme di Pandora. Le conseguenze non previste della civilizzazione, codice, Torino (2011), p.94.