Dieta del gruppo sanguigno: un ritorno alle origini

dieta del gruppo sanguigno

La salute di oggi è scritta nelle stagioni passate

La dieta del gruppo sanguigno ci porta a fare i conti con i nostri antenati e le loro abitudini. Caccia, pesca, nomadismo, agricoltura, allevamento. Il regime scava insomma nelle stagioni antidiluviane portando a supporto argomenti che nella sostanza risulta difficile contraddire.

Una domanda sorge cristallina nel più immediato orizzonte di quanti sentono nominare qualsiasi dieta: sarà l’ennesima trovata commerciale?

È quello che proveremo ad approfondire insieme oggi.

Un passo indietro…

Che cos’è il cibo? Il cibo, al plurale, sono le sostanze che entrano in contatto con il nostro sistema immunitario, afferma il dottor Mozzi, noto medico che ha contribuito fortemente a diffondere in Italia la dieta in esame. Sicché, non è difficile immaginare – prosegue – che se il nostro organismo è, per modo di dire, predisposto a tollerare quelle sostanze, allora tutto bene; in caso contrario invece sorgono i primi disagi sino a sfociare nelle problematiche più differenti.

E andando oltre: qual è l’espressione del sistema immunitario? Il sangue. Tutto parte e finisce con esso.

Per l’esattezza, però, dobbiamo fare una discrimina fra tipologie di sangue. Come ben saprete, esiste il gruppo 0, e poi l’A, il B e dunque l’AB; questi a loro volta contraddistinti dal cosiddetto Rh, un antigene che il soggetto può possedere (ed in questo caso accanto al gruppo sanguigno vi sarà un segno +) oppure no. Il ruolo dell’antigene consta nell’allertare l’organismo qualora rilevi sostanze nocive.dieta del gruppo sanguigno

Dallo zero… all’AB

Ora, si diceva, paradossalmente, il sangue non è uguale per tutti. O meglio, v’è un gruppo più antico di altri: questi è lo zero (0). Gli studi in merito riferiscono che all’incirca 30-40.000 anni fa, i nostri antenati possedevano unicamente questo gruppo sanguigno. Gli ominidi dell’epoca erano essenzialmente nomadi cacciatori, ma nei fatti la loro dieta poteva dirsi bilanciata.

I primi sostanziali cambiamenti avvennero tuttavia solo nel Neolitico. Nate le prime comunità agricole, l’uomo divenne sedentario. La dieta pertanto si arricchì di nuovi elementi, e senza dubbio la centralità della carne venne meno. Fu così che emerse il gruppo sanguigno A. Agricoltura, caccia e pesca fecero sì che questo potesse diffondersi prevalentemente nel Mediterraneo.

Al contrario, nei climi ben più rigidi e dediti prevalentemente alla pastorizia, pare essersi sviluppato il gruppo B.

Quanto all’AB, infine, più recente di tutti, si sviluppò in virtù di una ibridazione fra l’A e il B all’epoca delle invasioni barbariche. Se per un verso esso reca con sé i punti forti dell’uno e dell’altro, parimenti non serba gli anticorpi di nessuno dei due. In una boutade aforismatica: la forza del gruppo AB è anche la sua debolezza.

A conti fatti, allora, quali sono le caratteristiche salienti, per lo 0, l’A, il B e l’AB? Vediamole nel dettaglio.

Gruppo 0

È chiaro dunque che questo gruppo risponde meglio di altri a diete ricche di proteine animali. Al contrario, i soggetti con gruppo sanguigno 0 paiono non rispondere bene al glutine, agli alimenti di origine casearia e ai cereali.

Gli esperti consigliano perciò di evitare il consumo di latte, birra e alcolici. Al pari, è preferibile astenersi dal consumo di the e caffè, così come sarebbe bene limitare fortemente il vino rosso. In cucina, può rivelarsi una mossa felice tenere a portata spezie come peperoncino e curcuma, ottimi antiossidanti e antinfiammatori naturali.

Gruppo A

Per le medesime ragioni storiche, la dieta che meglio si confà all’organismo in esame è fondata su frutta, verdura e pesce. In altri termini, niente o quantomeno poca carne rossa.

Ora, dato che il gruppo in esame denota una scarsa produzione di succhi gastrici è necessario seguire un percorso nutrizionale che favorisca la digestione e quindi l’assorbimento di vitamine, minerali e amminoacidi. In altre parole, può risultare molto utile evitare le bevande gassate e al contempo integrare la dieta con tisane ed erbe amare (tarassaco, genziana, carciofo, cardo), peraltro molto utili per depurare il fegato.

Gruppo B

Il gruppo in esame è generalmente intollerante al glutine ed al frumento, come lo zero d’altra parte. Tendenzialmente, al pari del gruppo A, questi individui tendono a recare livelli di cortisolo più alti della media.

Le persone appartenenti a questo gruppo, comunque, possono avvalersi di un regime dietetico quanto mai vario, dacché l’organismo e nella fattispecie l’apparato digerente rispondono bene all’introduzione di nuovi alimenti.  

Come per tutti gli altri gruppi sanguigni, ad un corretto regime dietetico andrebbe sempre affiancata della regolare attività fisica di qualità. Infatti, per quanto gli esponenti del gruppo B vantino un organismo predisposto a digerire bene sia i carboidrati che le proteine, diviene necessario scaricare ansie e tensioni con lo sport, il migliore alleato alla longevità ed alla robustezza dell’apparato cardio-vascolare.

 

 

Gruppo AB

E siamo infine al gruppo sanguigno più recente, e come tale al meno diffuso. Come dicevamo poc’anzi, trae caratteristiche positive da entrambi i gruppi sanguigni A e B, ma anche i punti deboli. La sua caratteristica principale è data dallo svantaggio di non riconoscere sufficientemente bene le cellule alterate e di conseguenza estranee. D’altro canto, si rivela alquanto resistente verso le allergie e alle affezioni del sistema immunitario.

 Conclusioni: dieta del gruppo sanguigno e “buon senso”dieta del gruppo sanguigno

In linea generale, nessun dogmatismo; Mozzi ci chiama ad osservare il mondo naturale dal quale l’uomo pare volersene distaccare in tutti i modi e quasi mai con risultati apprezzabili.

Senza per forza addentrarci in un tema spinoso come può essere quello dei vaccini, è chiaro che in primo luogo è la prevenzione a svolgere il ruolo di primo piano per la ricerca del benessere; Mozzi lo sottolinea con costanza.

A poco servirebbe fare incetta di integratori se poi nei mesi invernali, ad esempio, seguiamo una dieta ricca da zuccheri. Da sempre (o meglio, sin dall’infanzia dell’uomo) la stagione fradda è connotata dalla mancanza di cibi zuccherini. A dicembre gli antichi avevano già terminato da tempo la vendemmia e probabilmente sotto lo zodiaco della dolcezza al palato non restava che qualche caco posto a maturare accanto alle mele. Come possiamo pensare, dunque, prosegue Mozzi, che il corpo si adatti a quest’alimentazione ricca di cibi raffinati nell’arco di un paio di generazioni?

Abitudini perdute, da riscoprire

Il risultato è molto banalmente quello di ammalarsi molto più facilmente…

La questione, sottolinea il dottore, è che l’uomo ha progressivamente perduto le qualità di orientarsi efficacemente nel dedalo delle opzioni alimentari possibili. Ha perduto l’olfatto e l’abilità – comune a tutti gli animali – di riconoscere quel che è positivo e utile per sé e quello che non lo potrà mai essere.

Addestrati (o meglio) de-sensibilizzati dall’industria e dall’iper-sapidità degli alimenti, procediamo ad occhi chiusi e a bocca spalancata, nel nome delle reclame più disparate.

Volete vivere bene? Ebbene – si risolve Mozzi, nell’intervista tv riportata qui affianco – vivete più semplicemente e mangiate meglio. Un meglio che non significa assumere più integratori, ma re-imparare a considerare il poco rispetto al tanto e soprattutto a non esagerare con le porzioni credendo di apportare “più benefici” al fisico. È ovvio infatti che il cibo sa essere un ottimo alleato, ma la quantità può pregiudicare il sistema immunitario, intossicare l’organismo.

E se proprio foste alla ricerca di integratori naturali di qualità, puntate sulla rosa canina, molto ricca di vitamina C, l’echinacea (un immunostimolante) ed il ribes nero.

Per ulteriori informazioni ed accedere a preziosi consigli dietetici vi consigliamo di consultare il sito ufficiale.

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