Uva: due passi nella vigna della salute

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Grappoli di bellezza: dal frutto al nettare divino

Uva e vino, acino e succo fermentato, dal piatto al bicchiere; un passaggio che segna la nascita del mondo dionisiaco e insieme del più caro rubino a Bacco. L’ uva rientra nella cosmogonia cristiana sia come vino, trasfigurazione del Salvatore ed eredità dell’ultima cena, sia come vigna.

Ricorderete però di certo anche la nota favola di Esopo, la cui scaltra e furba protagonista “in pelliccia” statuiva sprezzante fra i filari: nondum matura est; nolo acerbam sumere. In verità, e molto più semplicemente, i grappoli erano collocati troppo in alto per la volpe, fuori portata. Sicché, i motivi del finto disinteresse erano ben altri rispetto al grado di maturazione degli acini; l’uva non era affatto acerba, in altre parole… era inarrivabile. Di qui, la verità antropologica: chi non può ottenere una cosa, la disprezza.

Uva e vite

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Ma per farla breve, che dire, l’ uva è semplicemente una costante nella storia dell’ominazione. Originaria dell’Europa del Sud e dell’Asia occidentale, in tutto il mondo se ne apprezzano le qualità sia in bottiglia che alla spicciolata, un acino dopo l’altro. Da tempi immemori impiegata come energizzante, grazie all’elevato apporto di zuccheri, e frutto dissetante, ad oggi si stima ne siano presenti circa 8000 varietà.

Già ma che cos’è la vite? Un rampicante, in sostanza. Il fusto si torce e si protende attraverso i sostegni, getta braccia e foglie come se fossero uncini, avviluppandosi ai supporti nella lenta e difficoltosa scalata verso la luce. Al contadino spetta con ciò la potatura oculata, al fine di rimuovere quei tralci che succhierebbero linfa preziosa sottraendola ai grappoli, i quali – alla raccolta – restituirebbero un prodotto di scarsa qualità.

Pianta sacra o… “da PIL”?

Chiunque ami camminare in campagna, oggigiorno, si imbatte in ettari ed ettari di vigna. In special modo lo sanno gli emiliani, gli abruzzesi, i toscani, i piemontesi ed i veneti. Filari rilucenti corrono come bisettrici verso l’orizzonte e necessitano di attenzioni costanti. Soprattutto: nel nome della produzione di massa, di frequenti irrorate di veleno.

La vigna è anche una pianta da PIL, insomma. Ed ognuno trarrà le proprie conclusioni.

Resta il fatto comunque, che i grappoli, specie quando sorprendono l’occhio spiovendo da un arco in ferro battuto, lungo il viale di un rustico, oppure quando i fusti da cui si gettano possono essere contati su una mano sola – facendo capolino sul retro di un cortile o nell’angolo di un orto -, ebbene resta il fatto che scaldano il cuore, levando alta la voce degli “altri tempi”.

Aspetto e tipologie

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La vigna è bella in primavera, col suo verde giovane e frizzante, in estate – con le sue foglie fitte e dentate, di un verde carico – e chiaramente in autunno, accendendo d’improvviso il paesaggio con secchiate purpuree o giallastre.

Le due principali varietà del frutto rispondono all’uso: v’è l’ uva da pasto, i cui acini tendono a mostrare una polpa più soda ed una cuticola sottile, e quella da vino, con un involucro più spesso e polpa liquorosa.

La grandezza dei grappoli invece, oscilla generalmente fra i 10 ed i 40 centimetri, con un peso che può giungere facilmente ai 500 grammi per le uve da pasto.

Proprietà dell’ uva

Gli acini, di differente dimensione e forma (oblunghi o ellittici, bombati o tondeggianti), spaziano nello spettro cromatico del viola sino ad accendersi di rosa nel caso dell’uva fragola e scivolare gradatamente verso il giallo e il verde. Tinte che dipendono dai flavoni, composti chimici dei flavonoidi – per le uve cosiddette “bianche” -, e dagli antociani per  quelle “nere”.

100 grammi d’ uva fresca apportano all’incirca 60 Kcal, nella sostanza derivate dagli zuccheri (15,6%). Il contenuto in fibre è pari all’1,5%. Trascurabili grassi e proteine, rispettivamente allo 0,1% e 0,5%. I sali minerali contenuti sono: fosforo, il ferro, il rame, il manganese ed il potassio. Le vitamine: B1, B2, PP, A ed ovviamente C.

Concentrati di benessere

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Dalle foglie al frutto passando per i semi, questa pianta è insomma un vero e proprio ritrovato taumaturgico:

  • In primo luogo, le radici vantano un considerevole potere antiossidante in quanto ricche di polifenoli. 
  • Dunque, le foglie ed i semi si rivelano invece ottimi angioprotettivi e ipotensivi. Brevemente, grazie al contenuto dei già richiamati antocianosidi rinvigoriscono i capillari e donano sollievo agli arti gravati da problematiche venose e circolatorie.
  • I tannini contenuti nelle foglie prevengono l’invecchiamento e favoriscono la circolazione periferica.
  • L’olio dona elasticità e morbidezza alla pelle, andando a impattare sulle due proteine strutturali: vale a dire collagene ed elastina.
  • Se l’olio è estratto dai vinaccioli, le proprietà annoverate sono lassative.
  • I frutti, sebbene sconsigliati ai diabetici, sono notoriamente diuretici, energizzanti, vitaminizzanti e rimineralizzanti.

In breve, ad ognuno la più “saporita” risposta…