Il cibo dell’uomo: riflessioni sull’alimentazione

cibo dell'uomo

Per il felice incontro di antiche e moderne sapienze

Il cibo dell’uomo: mutuiamo qui il titolo di un bel libro, contributo del professor Franco Berrino, medico epidemiologo e oncologo.

Qual è il cibo dell’uomo, e soprattutto perché parlare di cibo dell’uomo?

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“Il cibo dell’uomo” di Franco Berrino

L’alimentazione è di fondamentale importanza per recuperare un corretto approccio alla vita di tutti i giorni. Eppure, pare che la nostra generazione abbia smarrito quelle che sono le linee guida fondamentali. A tutta prima, ritrovandosi coinvolta in una stagione particolarmente fortunata in termini di prosperità e abbondanza, in secondo luogo complice e vittima di abitudini rivisitate (inquinate) dall’industria alimentare.

Il cibo dell’uomo

Cereali integrali, legumi e verdure, ossia la base millenaria di ogni popolo che abbia calcato la terra salvo probabilmente gli eschimesi, spiega Berrino, ad oggi figurano solo marginalmente in una dieta che risulta piuttosto sbilanciata in favore di zuccheri e carni.

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Fig.2: Franco Berrino

È sufficiente osservare attentamente le pubblicità che passano in tv circa i cibi ad alto contenuto calorico, ammicca Berrino, e saprete cosa non mangiare.

È vero, senza dubbio viviamo più a lungo dei nostri nonni. La grande domanda resta però: come viviamo? L’industria farmaceutica ha sintetizzato ormai farmaci in quantità tale da ovviare a pressoché tutti i disturbi. Siamo giunti, per farla breve, a età venerande ma in cui gran parte della popolazione anziana (quella che ha superato i 65 anni) praticamente assume farmaci tutti i giorni.

La via del cibo

La nostra sopravvivenza si basa sul consumo regolare di palliativi e ciò – spesso e volentieri – perché ignoriamo i dettami di 3 vie precise. Strade che, ci ricorda Berrino, possono essere ricomprese in unica Grande Via – da cui peraltro il nome dell’Associazione di cui il professore è co-fondatore.

Non deve sorprendere che spezie come la cannella e la curcuma, oppure cibi come la classica mela e il noto melograno impattino positivamente sulla nostra genetica. È tutto scritto nei nostri geni, in quel “grande volume” che di generazione in generazione trasmettiamo e di cui è presente una copia in ogni cellula del corpo umano. La cannella, per esempio, è importante per non far alzare la glicemia; la quercetina e la genisteina contenute in mele e cipolle attivano a loro volta un antioncogenico; al pari, ottime sono le sostanze contenute in tarassaco, sedano e melograno. Il vero segreto per stare bene, tuttavia, è mantenere bassa la glicemia.

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Fig.3

Non tutti i cibi – ad ogni modo – possono dirsi necessari al corpo. Un chiaro esempio – tutti lo sappiamo – è rappresentato dallo zucchero…

Ma che dire poi dei formaggi, del latte o della carne?

Carni rosse e insaccati

Ebbene, spiega Berrino, posto che il segreto della longevità consiste in una dieta ipocalorica, bisognerebbe assumere quotidianamente una grande varietà di frutta e verdura, avendo cura di cambiare spesso il nostro menu. Dieta mediterranea, dunque, nella quale carni e latticini siano consumati con moderazione ed i salumi evitati.

Un mito da sfatare, spiega il professore durante una delle sue tante conferenze, è che la carne rossa sia necessaria per le proteine di qualità. Tutto all’opposto, potrebbe invece sorprendere la conclusione alla quale sono giunti recenti studi: mangiare carne tutti i giorni aumenta il rischio di fratture ossee. Le proteine animali acidificano il corpo, sicché l’osso si vede costretto a cedere sali di calcio per tamponare tale acidità. Viceversa, le verdure alcalinizzano, e perciò aiutano l’osso a mantenere il proprio calcio.

Carne rossa o bianca?

Per di più il ferro della carne può essere definito come responsabile del cancro dell’intestino. La spiegazione, ampiamente documentata, si basa sui processi di ossidazione che vanno ad interessarlo e perciò alla sintesi di nitrosamine in sede. Chi mangia carni rosse tutti i giorni ha più sostanze cancerogene nel proprio intestino e dunque reca il rischio doppio di ammalarsi rispetto a chi le mangia saltuariamente. Un buon consiglio, perciò, è quello di associare a qualsiasi portata di carne un’abbondante razione di verdure, e cioè di antiossidanti.

Diversamente, le carni bianche – ad oggi – non risultano associate in via inequivocabile ai tumori quanto le prime.

Formaggi e latticini

Parimenti, non v’è alcun buon motivo per cui le persone anziane o le donne in menopausa debbano consumare grandi quantitativi di formaggi. L’equazione spacciata in molti ambiti medici è: se i latticini contengono molto calcio e le ossa deboli restituiscono carenze dell’elemento, ebbene si mangi formaggio e si beva latte. Ecco, spiega Berrino con un sorriso, mangiamoci il nostro Grana perché è buono, ma non costringiamoci a farlo nel nome della salute delle ossa, perché saremmo vittime di un abbaglio.

I formaggi contengono anche proteine animali e perciò se per un verso certamente apportano nutrienti positivi, dall’altro attentano alle aspettative sotto profili differenti.

E il latte, allora?

Trattasi di un classico esempio di quel che significa riportare (e rapportare) ogni questione al suo contesto. Un tempo il latte era restituito da animali alimentati con erba e scevri dalle pressioni iper-produttivistiche del mercato moderno. Il latte era un cibo di alta qualità ed essenziale nella dieta dei più piccoli perché denutriti. Oggi, a mucche che producevano 10-12 litri di latte al giorno, abbiamo sostituito bestie che arrivano a 50. In America, animali pompati di ormoni e fattori di crescita giungono addirittura a produrne 100 litri al giorno; un’assurdità. Tant’è che se ragazzi e ragazze moderni non certo vivono in un contesto di carestia, al pari il latte bevuto non è più quello di ieri.

Berrino è molto chiaro: si dia il latte ai bambini con difficoltà nella crescita. Per tutti gli altri la necessità si estingue al pari della conclusione dello svezzamento.

Pesce

Il pesce guadagna a pieno titolo il riconoscimento di cibo insostituibile. I grassi in esso contenuti riducono l’infiammazione; una gran bella differenza se pensiamo che i noti “saturi” delle carni rosse – per contro – ne aumentano i livelli.

Dovremmo diventare tutti quanti degli oculati pesco-vegetariani, puntualizza Berrino; ciò sebbene ad oggi, avvelenando i mari, abbiamo anche intossicato l’habitat di una risorsa primaria.

Ergo, solo occasionalmente concediamoci i grandi predatori come il tonno e lo spada, dacché  – al vertice della piramide alimentare – nel corso della loro vita avranno sicuramente assunto più inquinanti dei cugini di piccola taglia. Meglio privilegiare il pesce azzurro: sgombro, sarde, acciughe ci forniranno la preziosa vitamina B12, le proteine e il calcio (specie i bolliti, i quali contemplano lische sciolte nel brodo) e ci consentiranno di dare respiro a specie iper-pescate nonché a rischio di estinzione.

Verdure e legumi

Carta bianca ad entrambi i cibi, si intende! Le verdure, riferisce Berrino, non sono solo lo scheletro, le colonne portanti della dieta, ma possono riconciliarci autenticamente con quanto ci circonda. Guadiamoci attorno, seguiamo la stagionalità. Cosa significa? A tutta prima: varietà nel piatto, ma non chiediamo a tutte le stagioni sempre gli stessi contributi! Che senso avrebbe mangiare 365 giorni l’anno i pomodori quando esiste un’infinita di colori e sostanze benefiche a cui attingere?

La via del movimento

E siamo così a introdurre la seconda grande via da rispettare per una vita piena, lunga e in salute: svolgere quotidianamente attività fisica. Moderata, intensa, aerobica. Lunghe passeggiate, escursioni in montagna, corsa e jogging. Sport di squadra, all’aperto. Ma anche nuoto e ciclismo fungono da validi contributi.

Impariamo a ricercare ed apprezzare la bellezza della fatica e di assaporare la fatica nella bellezza; quest’ultima dischiusa una volta immersi nel verde o calcando le pietre dei rilievi montani. Fatica e respirazione sono un modo di rilassare la mente. Bastano 20-30 minuti al giorno di sport per fortificare il sistema immunitario e mantenere il normopeso: tanto più stretta la circonferenza vita e tanto più bassa la mortalità per cancro.

La via della meditazione

I passaggi di cui sopra non possono non serbare in nuce quel che siamo infine a richiamare ora: il potere della mente.

Attenzione a sé e all’ambiente vuol dire infatti porsi in ascolto profondamente e autenticamente. Ascoltare è penetrare in profondità quel che ci circonda e perciò meditare.

La meditazione riduce i tassi di infiammazione nel sangue, riporta Berrino. Gli studi in materia lo testimoniano nettamente.

Con la meditazione stiamo parlando dunque di una potente medicina, valida specialmente contro lo stress cronico. E l’insufficienza del sistema parasimpatico – guarda caso – ha un ruolo esattamente anche nello sviluppo dei tumori dacché aumenta il tasso d’infiammazione dell’organismo.

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Fig.4

Sul cibo dell’uomo e sulla “Grande Via”

Concludendo con Berrino, che il corpo ci appartenga è una trovata moderna, individualista. Il corpo è delle generazioni future. Possiamo trasmettere in eredità aspetti molto positivi o molto negativi. L’insipienza nelle condotte alimentari e fisiche non distruggerà solo la nostra di vita, ma farà sì che la gente di oggi indebolisca e corrompa il patrimonio genetico delle generazioni di domani. Ne abbiamo il diritto?

Immagini:

Fig.3, min. 52:55; 

Fig.4, min. 01:21:34. https://youtu.be/LTfFzJPil1w

Fonti:

.http://www.lagrandevia.it/la-grande-via/

.http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/laudato_si.pdf